“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

(Olio, un metro per uno e trenta, Estinzione)
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Postulato. Non si può dimostrare. Niente legge fisica e niente certezze. Abbiamo una similitudine nel principio religioso della fede: non sappiamo, non vediamo, ma siamo invitati a credere. Dimenticata dalla modernità, questa figura retorica, l’ho ritrovata in Ungaretti, nella sua poesia, Soldati:
“Si
sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”.
Il grande scienziato settecentesco, il francese Lavoisier, ha avuto un’ottima idea e sappiamo che è proprio dalle buone idee che si costruisce il futuro, ma niente conservazione di massa, affermano gli addetti ai lavori, e, scientificamente, io sono qui a crederci. Ma non credo all’Estinzione umana.
Antropocene, fa paura. Ha illustrato fin troppo chiaramente un panorama apocalittico, ciò che, probabilmente, può essere accaduto circa sessantacinque milioni di anni fa e potrebbe accadere di nuovo, ma sappiamo anche che la vita si è ricreata, lentamente, con esseri diversi, ed una qualche somiglianza a ciò che era. Alla fantascienza spicciola, non ci credo, è la nostra, quella di piccoli omini, torturati e condizionati da paure inconsce. Non ci informiamo sui vari problemi che potremmo subire, perché non ci interessa, deleghiamo e seguiamo come pecore, coloro che per primi gridano allo sfacelo.
Nella metà dell’”800 ci fu una sorta di era glaciale, oggi c’è il contrario.
Il nostro pianeta è vivo e si rinnova continuamente, ciclicamente, per cui, credere nell’imminente estinzione umana, penso, sia l’ennesima conferma di quanta superficialità produciamo. Siamo esseri intelligenti con il cervello atrofizzato.
Non riusciamo ad argomentare su alcun trattato, ma deteniamo ugualmente la ragione. Tutti hanno ragione, ma non sul pianeta terra, dico. Non abbiamo idea di come, questo, potrebbe contrastarci in caso lo ritenesse necessario. Il pianeta non si difende, ci attacca.
Noi siamo l’unica specie vivente che meriterebbe l’estinzione.
Siamo il degrado. L’inquinamento globale. Siamo la plastica nel mare, il cibo che gettiamo mentre guardiamo i vermi riprodursi, siamo gli architetti di case distrutte. Distruggiamo.
Non accettiamo che il nostro giardino. Ciechi e sordi, o semplicemente infelici, ci odiamo senza esserne coscienti.
Il nostro vicino è il nemico da abbattere, non da aiutare, ed anche quando ci occupiamo del suo benessere, lo facciamo per dare una spolverata alla nostra coscienza: per un attimo, ci possiamo guardare allo specchio con il petto tronfio e senza vomitare.
Per gli altri esseri viventi, non abbiamo alcuna pietà, pensiamo siano oggetti che ci appartengono, messi lì, a nostra disposizione sin dalla nascita e per tutto il tempo che dobbiamo vivere sul pianeta. Non ci rispettiamo, ma ci diamo maggior valore dell’effettivo.
Viviamo male le diversità delle altre specie e persino dei nostri simili, per forma, colore, modo di vivere, idee e sentimenti. E non siamo razzisti. Quale significato ha dunque questo vocabolo? Noi, uccidiamo, torturiamo, sfruttiamo, inquiniamo con le nostre merde…ancora non abbiamo coniato un termine che ci definisca, perché non ci interessa…noi siamo gli Dei.
Le droghe, sono il nostro alibi e il profitto è di molti, dei più furbi.
Falcone disse: seguite i soldi, ed arriverete al marcio, il burattinaio si nasconde nell’ombra.
Sappiamo cosa intendesse per marcio, la mafia, quella di ogni nazione, non soltanto quella italiana, non l’abbiamo inventata noi ma la povertà, l’assenza dello stato, l’inerzia al disegno globale perché consci della mancanza di mezzi per proteggerci. Sopravvivenza!
Abbiamo delegato per le nostre vite e, laddove non lo abbiamo fatto, ci sono venuti a cercare, chi? Ma i burattinai. Si sono preparati per intere generazioni fino a lavarci il cervello, cominciando dalla nascita e per tutto il tempo che abbiamo da vivere su questo pianeta. L’intervallo! A volte sembra di stare in paradiso, altre all’inferno.
Potrebbe essere una sorta di premio/punizione per correggere il nostro comportamento e tornare chissà dove, o non tornare più…ognuno ha la propria idea.
Abbiamo perduto la consapevolezza, la coscienza della libertà e ne abbiamo paura, è un concetto troppo grande per la nostra testolina. La storia ci ricorda delle innumerevoli persone morte nel nome della libertà, eppure, le sottovalutiamo, le ignoriamo: un misero omaggio, commemorazioni senza convinzione…e tutto finisce così. Non siamo preparati a scegliere come vivere. Non ce l’hanno insegnato da bambini, ma ci hanno fatto il lavaggio del cervello per accettare tutto quello che ci ordina la società. E l’inganno è anche spirituale. Non godiamo più della bellezza del pianeta e neppure della nostra, di quella che anche noi siamo in grado di creare. Tutto è sottovalutato, o sopravvalutato, manovrato a favore di chi dà l’input per aumentare il proprio potere. I popoli non collaborano, si fanno guerre eterne, e la morte regna regina. Forse è questa la vera estinzione, pian piano, ma neppure troppo piano, moriamo. Nessuno si sente responsabile degli accadimenti, quindi, nessuno sente il bisogno di lottare contro l’ingiustizia. L’inquinamento è uno dei fenomeni che riassume tutto questo, ma non viene considerato da chi avrebbe il potere per debellarlo. Abbiamo accettato senza comprendere, una nuova schiavitù. Ci siamo chiusi nelle gabbie come cavie e, come queste, ci siamo donati. La storia seguita ad insegnare ai sordi.
Abbiamo mai provato a guardarci dentro? Terrore! Il nostro pozzo buio potrebbe annientarci…e sarebbe un altro modo per estinguerci.
Oggi l’argomento è l’estinzione umana, domani sarà qualcos’altro, perché, a volte, l’intervallo è lungo e non sappiamo come riempire questo tempo.
Forse, anche se, per molti, abbiamo superato ogni limite, non tutti siamo ancora scesi nell’inferno, e, dunque siamo piuttosto digiuni sull’estinzione di massa, ma, ci tiriamo i capelli ogni volta che il pianeta tossisce…
(Maria Cipolla)
