Maschere
Maschere
Ne contiamo milioni di milioni nel mondo, inventate
dall’uomo per potersi confrontare e vivere con i propri simili,
un medium necessario alla difficile vita collettiva.
Dall’antichità in poi, sempre tra fascino e utilità,
maschere di ogni tipo hanno padroneggiato nel mondo dove,
secondo il significato assunto, l’iconografia era scelta.
Pirandello, ha basato la sua letteratura sulle maschere
e sul motivo per cui l’uomo abbia dovuto adottarle,
ma non in modo positivo. Egli racconta come sia avvenuto:
per valori impostici dalla società, per quelli dettati dalle varie religioni
e dai valori provenienti dalla famiglia, la prima vittima.
Come Jung, intravedeva nell’uomo tante anime impossibile da contare.
Costoro formano la nostra identità, il nostro differente Io che
abbiamo dovuto imparare a nascondere per uguagliarci.
Senza, saremmo nudi l’uno di fronte all’altro e più pericolosamente
sottomessi davanti ai vari poteri delle numerose società
costruite in tutti i paesi sulla terra, dopo il nomadismo.
Ricordo un documentario che lo raccontava, maschere e ogni forma
vagamente somigliante non esistevano, perché, l’uomo,
era da sempre nudo davanti all’altro e così combatteva
ad armi pari, riconciliandosi poi col baratto di gruppo in gruppo.
Le donne erano considerate Dee, erano coloro che davano la vita,
vivevano in pace con il creato, ed io, “vorrei quel mondo” e quel rispetto.
Una parte imprescindibile dell’umanità, siamo noi e le nostre anime anonime.
È impensabile non indossare una qualsiasi maschera quando usciamo,
rischieremmo di fare la fine dei cafoni di Silone,
o potremmo manifestare la nostra diversità, ed essere rinchiusi
come nel tempo che fu, specialmente per le donne.
Questo mondo offre molta tecnologia e niente umanità,
c’è un forte razzismo, anche da parte di uomini colti, alcuni
ci hanno insegnato molto e li ringraziamo per questo, ma
non è detto che nella persona colta ci sia anche la bontà.
Ce ne sono di esempi: si compiacciono giudicandosi
superiori agli altri e si adoperano per tormentarli con le parole,
più taglienti di una lama affilata, sicuri, non nascondono la faccia.
Per questo e altro ci difendiamo mascherandoci, ci copriamo
per entrare nell’anonimato, noi popolo senza milizie a disposizione,
siamo ormai un esercito di anonimi impauriti, come non lo erano
i personaggi del citato Silone, letterato attento alle mistificazioni
ingiustificate del potere su uomini indifesi, puri d’animo e ingenui,
da non concepire mai attacchi nei loro confronti, invece, furono
depredati e uccisi insieme alle loro donne e ai figli in culla.
È un richiamo agli ebrei, coltissimi, nella seconda guerra mondiale,
anche loro, come i cafoni analfabeti, non credevano di ricevere
il male da compagni e amici infatti, vennero ingoiati dal sistema.
L’anonimato dunque, è ormai radicato in noi, necessario, ed è una forma
di difesa dall’eterno dualismo, bene e male, dove, quest’ultimo
è sempre in fermento nell’attesa di ritrovarsi libero di agire, usando
il suo linguaggio autorevole sugli: uno, nessuno,
centomila; scaturiti dalla penna dell’uomo che ha osservato
con la massima attenzione la società e ci ha avvertiti tutti.
Concludo citando William Shakespeare:
“Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni”.
Maria Cipolla
