L’albero della vita

Pubblicato il 21/03/2018

 

Albero, disegno in grafite su carta Canson. (M. C. C.)

 

Terra uguale Gea.

Gea in superficie

Gea nell’Olimpo, a creare,

affollando questo nostro pianeta

nell’incoscienza del puro istinto vitale.

Procede per i fatti suoi,

con i paraocchi come i cavalli.

Si cura del nulla e nel nulla

programma numerose nascite

da semi sconosciuti,

trasportati dal vento,

o presi dal suo stesso ventre,

per partogenesi.

La ritroviamo metà sotto

e metà sopra la terra.

Nei mari che ci circondano

e tra i cieli che ci respirano.

Il calore del sole,

e le onde dell’acqua

obbedienti e ignare,

si fondono in lei.

Un principe verde, la catturò,

tramite piccole foglioline nate

da infinitesimali spore,

pazienti e lente, subdole,

nel cercarsi un grembo.

E crescono, dove non sai,

tra le crepe di un muro,

tra le rovine architettoniche

e archeologiche, tra i documenti

che conserviamo e studiamo

per provare a comprendere le nostre radici,

tra le pagine della nostra storia.

Le foglioline si sorreggono

con insignificanti rametti, ma,

Gea, corre in loro aiuto e

li allunga verso il cielo,

rafforzandoli anche sotto terra.

Ingoia le loro radici,

cellule gemelle che lacerano,

profondamente il suo ventre,

all’infinito e poi si ricompongono.

Poi, diventano poi alberi.

Alberi maestosi e differenti,

con frutti buonissimi e

meravigliosi fiori che ci

insegnano la bellezza.

Gea compie il suo miracolo

ogni volta, da migliaia di anni.

Dall’inizio del mondo.

Gea, sacro femminino.

Polipo dai numerosi tentacoli,

per altre migliaia di femmine

e per milioni di alberi, ai quali,

trattiene a lungo la vita.

Alberi eterni, che conoscono

le numerose generazioni

di esseri viventi: i figli di Gea.

Se sapessimo ascoltare,

questi figli verdi, ci svelerebbero

dei segreti inconfessabili.

Questo pianeta in movimento,

ci costringe ad evolverci

diventando qualcos’altro.

Ma l’albero della vita continua

il suo compito creando e

ricreandosi di continuo,

muto e cieco,

paziente nel cercare

i segreti dell’universo,

domandando e attendendo

risposte che già conosce

nel suo profondo e nel rispetto

dell’amore per quanto,

complice, il raggio solare,

possono regalarsi e regalarci,

fantasie di frutti e fiori

dai colori impensabili.

 

(Maria Celeste Cipolla)