La stanza

Pubblicato il 18/02/2018

                           

Incisione su zinco, dipinta a tempera. (M. C. C.)

Qui, in questa stanza,

tra colori e pennelli,

accanto al cavalletto,

fedele ospite delle mie tele bianche

sulle quali, immagini di volti,

incomprensibili al mondo,

s’imprimono spudoratamente.

Qui, in questa stanza,

tra l’odore acre dei solventi,

giorno dopo giorno materializzo

i numerosi fantasmi,

secondo linee e macchie colorate

tentando di rubare alla notte,

quei sogni, sempre uguali,

di cui, la realtà si beffa.

Qui, in questa stanza,

scevra da schemi tracciati,

assopita è ogni memoria,

distrutto il fascino con cui,

all’inizio, la vita m’imbrogliò,

e nulla d’umano appare più

se non questo corpo, che,

prima d’ogni altra gente,

tradisce l’Io che tutti ricercano,

per il quale la mente dell’uomo

perpetuamente corre

sul binario della follia.

Qui, in questa stanza,

affronto l’invulnerabile dualismo

che cresce dentro di me:

nulla lo scalfisce,

ed è nel nulla e nel tempo

che erro alla ricerca

di colui che ha ritenuto

di affiancarlo ad ogni uomo,

rendendo così difficile quel cammino

che non conduce in nessun posto

se non nel buio profondo dell’inferno.

Qui, in questa stanza,

sconfitta dalla mia stessa presunzione

d’inventare una risposta

ai molteplici interrogativi della mente,

dolorosamente mi accorgo

che il soffitto bianco

non sostituisce il cielo,

e il pavimento di mattoni,

non ha il colore ocra della terra

e le pareti di carta stampata

non spaziano tra gli alberi.

Qui, in questa stanza,

il sole non s’affaccia mai,

e la luce diafana che il vetro

è in grado di catturare

non chiarisce il mistero

che vive in me,

e le mie mani,

continuano a disegnare volti

privi di epidermide,

sporchi di sangue, in cui

visibile,

la massa informa

si rivela ai miei occhi

sfidandomi

nel tentativo continuo,

puntualmente sconfitto,

di esorcizzarla.

 

(Maria Celeste Cipolla)