Illusione

Carboncini colorati su carta Canson. (M. C. C.)
Il suo volto miri e rimiri
infelice amica,
nel deserto delle notti,
quando il sonno,
come un’amante distratto,
tarda all’appuntamento.
Tra le mani raccogli parole nuove,
destate dall’incoscienza del sonno,
che ti domandano come mai abbia
così breve durata l’amore,
soltanto l’arco di tempo
in cui nasce e muore un fiore…
eppure Egli…ogni natura muove.
Allora ti chiedi se e quante volte,
ti è permesso attingere alla fonte,
celata alle genti,
affinché inondi ancora,
e poi ancora il tuo corpo,
della pura acqua,
per compiere di nuovo il prodigio.
Sono i tuoi ultimi giorni,
speranza di fonte, desiderio di solitudine,
che ogni anima dovrebbe ignorare…
dimenticando la nascita e la morte,
dove soli si è veramente.
Ma ora, ciò che senti ,
non è che negatività,
essa volteggia nell’aria
libera e desiderosa di avvolgerti,
e danza, danza nella nera nube,
con movimenti sconosciuti e affascinanti
che, abbracciando il presente,
uniscono ogni tempo.
Mentre nella tua mente,
immagini e pensieri,
parole ed eventi, vagano,
nel subbuglio di un viaggio
tra passato e futuro…
dove un caos assurdo e inaspettato,
dal quale t’illudi di frugare un suggello,
che dia ancora una speranza al cuore,
calore di sentimenti lontani,
ormai smarriti nel tempo,
irreali in codesta realtà.
Sentimenti che un giorno lontano,
vivevano nel tuo animo,
ponendoti, forte tra i forti,
nella sfera privilegiata dell’universo.
Il miraggio ti racconta,
come la fiaba ad un bimbo,
dei dolci tratti delle carni quando,
accarezzandoti con gli sguardi,
ti promettevano l’eterna passione
nel delirio cui la bramosia…rapiva…
Menti folli! Confuse! Illuse!
Nella presunzione dei desideri
vogliono reinventare nuove leggi
che modifichino il palinsesto,
scritto agli albori del mondo,
privilegio di quel Dio,
che ogni popolo crede di possedere,
mentre l’utopia d’eternità primeggia,
come unico intento,
nella vita e nella morte dell’uomo…
Davanti ai tuoi occhi leggere fluttuano
le ceneri del tuo passato
nello spazio di un tempo perduto.
E, tedioso e debole ti appare ormai quel corpo,
ansante tra le misere coperte,
che più non intende il cammino
del tuo ultimo tratto di strada,
e si avvia in senso opposto.
Nel bivio solitaria vaghi,
conscia della rivelazione che la miseria,
di fiori appassiti e rami secchi,
ormai sterili agli antichi germogli,
scorrono secondo i fotogrammi
di un film in bianco e nero.
Dimentica della moltitudine di colori,
che promettevano la loro luce…
tace il cuore rallentando la vita,
che di un soffio appena è scalpita.
Gli abiti sgualciti e sudici
sdraiati sul pavimento nudo,
e quel lui sconosciuto e supino,
con gli occhi chiusi e la bocca spalancata.
il cui corpo geme prigioniero
nel coma del sonno…mentre,
odori sgradevoli e sconosciuti,
antichi profumi,
disturbano il tuo essere.
Cosciente dello sfacelo,
poni accanto le membra,
addormenti il ricordo
dimenticando la magia,
sperando che il mattino,
riscatti lo scenario
inventando per te un nuovo sogno.
(Maria Celeste Cipolla)
