Armonie delle sfere

Pubblicato il 30/09/2018

Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio.

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Dal Paradiso di Dante:

‘Quando la rota, che tu sempiterni
Desiderato, a sé mi fece atteso,
Con l’armonia che temperi e discerni,
Parvemi tanto, allor, del cielo acceso
De la fiamma del sol, che pioggia o fiume
Lago non fece mai tanto disteso’. (Par I, 76-81)

Fuoco, acqua, terra, aria…etere.

Fisica e matematica uniti nell’ipotesi

del mistero dell’etere immaginato

come quinto elemento, per Aristotele

e pietra filosofale, alchemica…

quintessenza medievale, sogno

di antiche generazioni, luce e musica.

Armonia, domande e risposte,

a caso, sempre, ed oggi…

“La gloria di Colui che tutto muove”;

del Dio di ogni popolo, la fede,

la purezza degli Angeli.

L’assenza di silenzio che genera musica,

regalo negato all’intera umanità,

sorda al rumore delle pietre dantesche,

ed al moto continuo delle sfere;

il rombo bestiale, lassù,

nell’atmosfera dei cieli, nel buio

silenzioso dell’Universo sconosciuto.

Eterna per gli eterni, ed attenzione

alla bellezza: sensibilità di altri tempi.

Oggi non muovono, ché, nei rumori

viviamo insoddisfatti e tristi

dentro dimore rumorose di tecnologia,

distratti, o, forse, tutto è fantasia,

poesia, cibo per la mente, che

prova ad insinuarsi in noi,

nei noi inadatti, disabituati al bello.

Tutto è casual…qui in basso,

sulla terra melmosa, ove nasciamo

dimenticando la “dote” dello

scibile, che il Dio ci donò

insieme all’immortalità.

Nel caos, ove tutto è collegato,

non c’è attrito, non c’è rumore,

né musica, solo un chiarore

di luce, ché, se vero il moto,

all’interno delle proprie sfere,

potrebbe la fine dell’umanità,

allorché, forte e orrendo sarebbe

il rumore di codesta musica.

Così torna il sogno, indefinibile,

segreto di fede e conoscenza,

desiderio immortale che mai

si raggiunge, e, nell’alchimia,

esso, l’umano, si nasconde.

C’è un intervallo, dalla nascita

alla morte per ognuno di noi.

C’è un mistero che vorremmo

conoscere: le nostre radici,

le vere e misteriose radici,

nascoste nelle pieghe dei pianeti

lassù, nello spazio eterno, studiato,

analizzato e mai compreso.

Il cosiddetto intervallo, la vita,

donataci per comprendere,

secondo la ricerca degli intelletti

più consistenti ma anche oscura,

mentre, il resto dell’umanità,

non si chiede che soltanto

l’inerente alle radici generazionali;

limitate alla madre e al padre,

biologici, eventualmente indietro,

dove si ferma, cosicché, interviene

una sordità accentuata, ed il rumore

non aiuta l’uomo, l’addormenta,

lui, consapevole della mancanza,

per non impazzire nelle domande,

conoscendone i silenzi delle risposte,

dice addio alla musica, al creato

e a quant’altro di bello ci possa

essere in questa misteriosa, amata,

odiata vita per la quale le lotte,

a volte trascendono, o, la morte

sostituisce l’immortalità, dove, spesso,

ci si riconosce nella reincarnazione.

O, si inventano altre forme di vita…

niente musica degli angeli, no alla

celestiale sferica, immaginata,

al rumore assordante e inspiegabile,

sì, alla paura, al terrore dell’ignoto:

meglio sognare l’assurdo o

impiegare l’intervallo vitale,

contrastando la noia, laddove,

la morte accettiamo nel ricatto.

Da qui l’eternità per ogni essere

e, nel mezzo l’intelletto, che ancora

invoca l’improbabile, dalle nuvole

degli Dei antichi e romantici,

ove si declina la melodia del Dio,

e dove, le sfere, muovendosi,

secondo un’intelligenza universale,

caotica, cambia la nostra visuale e,

l’attrito, scrive note crudeli, senza

la visione del cosmo, incomprensibili,

sulle righe dello spartito; ma,

credo in un Dio e nell’armonia

della dottrina segreta nell’Universo:

 

Miserere Mei Deus

Gregorio Allegri

Spartito

 

(Maria Celeste Cipolla)