“La fatica di Sisifo”, il lavoro nuoce gravemente alla salute.

Testo e Foto di M.C.C. per (La fatica di Sisifo. Il lavoro nuoce gravemente alla salute), per il sesto numero della rivista on line: Straniattrattori.
Narra Omero nell’Odissea XI, 746-758, traduzione Pindemonte:
«Sisifo altrove smisurato masso
Tra l’una e l’altra mano portava, e doglia
Pungealo inenarrabile. Costui,
La gran pietra alla cima alta d’un monte,
Urtando con le man, coi pié puntando,
Spingea: ma giunto in sul ciglion non era,
Che risospinta da un poter supremo
Rotolavasi rapida pel chino
Sino alla valle la pesante massa.
Ei nuovamente di tutta sua forza
Su la cacciava: dalle membra a gronde
Il sudore colavagli, e perenne
Dal capo gli salia di polve un nembo».
Questa punizione nota come “la fatica di Sisifo”
è rimasta nei detti popolari a indicare un lavoro inutile,
un lavoro che comporta una grande fatica con pochi risultati.
Da una nuvola il ragazzo,
calò il capo per sbirciare
la terra degli uomini, e, con
meraviglia, vide una grande
cappa maculata oscurava
il sole e tutti i colori che la
terra aveva loro regalato.
Gli umani non vedono più
le bellezze del pianeta, perché?
Chiese a suo padre.
-Padre, cosa accade sulla terra?
-Figlio, tutto è cambiato da quando
si muovevano in gruppi secondo
il nomadismo, questo non c’è più.
Gli uomini si sono organizzati prima
in paesi, poi in città, infine in stati e
questo periodo degli stati è l’ultimo.
Si sono, sì evoluti, ma dentro
sono rimasti come li avevamo
lasciati tanto tempo fa. L’Anarchia
è finita, e qualche sparso focolaio,
vienecontinuamente soffocato.
I più furbi, hanno imbrogliato le
persone sin dall’unione in società,
divisi per politica e religione.
I pochi, hanno cominciato
a studiare e si sono divisi
per cultura e per tutto ciò
che a loro facesse bene.
Il popolo, ignorante, li ha seguiti,
si è fidato, ed ora che siamo
al punto dell’evoluzione massima:
tecnologia, scienza, medicina e
quant’altro hanno potuto, non
far partecipe il popolo, alcuni,
i più curiosi, hanno fatto propria
una parte della cultura, altri non
lo hanno fatto e si sono ritrovati
ai margini della cosiddetta società.
Erano e sono rimasti poveri di
generazione in generazione.
In molti anni il potere è passato
di mano in mano, tra padri e figli
e siamo arrivati ad un minimo
di persone che lo detengono,
mentre il resto della gente vive
in povertà con la dignità sotto
le scarpe e un lavoro da fame,
ripetitivo e non amato.
Sono trascorsi migliaia di anni e
tante cose sono cambiate ma la
divisione tra governo e popolo
è ancora sempre più viva, anche
se si è molto lottato per studiare,
spinti dalla curiosità, ma,
soprattutto vivere questa vita.
Si sono comunque accentuate le
incomprensioni e cattiverie,
ed i poveri non hanno armi per
difendersi, le milizie appartengono
ai vari poteri a cui sono asserviti,
ottenendo in cambio l’”onore”di una divisa,
con uno stipendio che non vale la
loro vita, ma su cui possono contare
ogni mese: c’è un governo nel governo.
Piovre, con la testa in alto e i tentacoli
sotterranei che escono fuori solo nel
momento adatto, quando devono
servire le autorità. All’inizio, si pensava
al parallelismo, ora, sono divise, i ricchi,
il governo, da una parte e i poveri dall’altra.
Se per un periodo hanno goduto di
un ceto medio, ora anche quello è sparito.
Il lavoro nuoce gravemente alla salute,
lavorare troppo significa andare incontro
a morte prematura: problemi di cuore,
e depressione che aprono la porta alle altre.
Lo afferma la scienza, il “dolce far niente”,
permette al cervello di essere più creativi e
di lavorare sulle emozioni. Alcuni scrittori,
hanno scritto i libri più belli, stando
sdraiati sul divano a guardare il soffitto.
Gli artisti figurativi in genere, sono talmente
innamorati del proprio lavoro creativo,
che non guardano ai soldi, al guadagno,
ciò che hanno gli è sufficiente non desiderano
che vivere il pianeta affascinati e
sempre scoprire qualcosa in più.
Quando si è inattivi, il cervello innesca
il “pilota automatico” contatta l’inconscio.
Sarebbe necessario ridurre le ore di lavoro
evitando lo stress, Gli Stacanovisti sono avvertiti.
Sempre più spesso si denunciano situazioni
ostili tra dipendenti e datori di lavoro.
Per questo appaiono isolamenti, strumenti
di lavoro che non funzionano bene e che
causano le cosiddette “morti bianche”, per
le quali, le autorità, fingono di cercarne
il motivo ma poi, il tutto si conclude
con un niente di fatto. È vietato
costringere i dipendenti a lavorare
in condizioni di stress forzato, questo
significa che non lavoreranno mai più.
Il sistema non si ferma, le aziende cambiano
paese per lavorare con più guadagno per
via degli stipendi bassissimi che evolvono
ai nuovi dipendenti, e, praticamente, niente
tasse, così come molti ragazzi laureatesi
per un sogno, cambiano paese per poterlo
realizzare, per vivere nella loro passione.
Se si ama il lavoro scelto, gli orari pesanti,
neppure si avvertono, ma è certo che,
essere costretti ad imposizioni e fare
sempre gli stessi movimenti senza alcun
sentimento, deve essere proprio dura.
Oggi, siamo nella situazione in cui
la maggioranza del popolo è sempre
più povera. Le ingiustizie sono tante:
le donne vengono pagate meno degli
uomini a parità di mansioni e licenziate
se aspettano un bambino…poi dicono
che non c’è nascita, il lavoro è pericoloso
e pagato quasi nulla, giusto lo sfamarsi;
le pensioni non permettono agli anziani
neppure di curarsi; non voglio elencare altro,
tutto è visibile se si mette in moto il cervello.
Logicamente poi, il divario tra ricchi e
poveri si conclude con più vita per i primi,
che gli si allunga, mentre molto di meno
per i secondi, vale anche per i ragazzi.
Inutile fare la media dell’allungamento
della vita, non so, a ottant’anni, ad es,
perché una sola parte li vive, il resto no.
La speranza è quella in cui si riesca a
trovare una soluzione prima che tutto
ciò, diventi irreversibile, bisogna tentare.
(Maria Celeste Cipolla)
