Armonie delle sfere
Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio.

Dal Paradiso di Dante:
‘Quando la rota, che tu sempiterni
Desiderato, a sé mi fece atteso,
Con l’armonia che temperi e discerni,
Parvemi tanto, allor, del cielo acceso
De la fiamma del sol, che pioggia o fiume
Lago non fece mai tanto disteso’. (Par I, 76-81)
Fuoco, acqua, terra, aria…etere.
Fisica e matematica uniti nell’ipotesi
del mistero dell’etere immaginato
come quinto elemento, per Aristotele
e pietra filosofale, alchemica…
quintessenza medievale, sogno
di antiche generazioni, luce e musica.
Armonia, domande e risposte,
a caso, sempre, ed oggi…
“La gloria di Colui che tutto muove”;
del Dio di ogni popolo, la fede,
la purezza degli Angeli.
L’assenza di silenzio che genera musica,
regalo negato all’intera umanità,
sorda al rumore delle pietre dantesche,
ed al moto continuo delle sfere;
il rombo bestiale, lassù,
nell’atmosfera dei cieli, nel buio
silenzioso dell’Universo sconosciuto.
Eterna per gli eterni, ed attenzione
alla bellezza: sensibilità di altri tempi.
Oggi non muovono, ché, nei rumori
viviamo insoddisfatti e tristi
dentro dimore rumorose di tecnologia,
distratti, o, forse, tutto è fantasia,
poesia, cibo per la mente, che
prova ad insinuarsi in noi,
nei noi inadatti, disabituati al bello.
Tutto è casual…qui in basso,
sulla terra melmosa, ove nasciamo
dimenticando la “dote” dello
scibile, che il Dio ci donò
insieme all’immortalità.
Nel caos, ove tutto è collegato,
non c’è attrito, non c’è rumore,
né musica, solo un chiarore
di luce, ché, se vero il moto,
all’interno delle proprie sfere,
potrebbe la fine dell’umanità,
allorché, forte e orrendo sarebbe
il rumore di codesta musica.
Così torna il sogno, indefinibile,
segreto di fede e conoscenza,
desiderio immortale che mai
si raggiunge, e, nell’alchimia,
esso, l’umano, si nasconde.
C’è un intervallo, dalla nascita
alla morte per ognuno di noi.
C’è un mistero che vorremmo
conoscere: le nostre radici,
le vere e misteriose radici,
nascoste nelle pieghe dei pianeti
lassù, nello spazio eterno, studiato,
analizzato e mai compreso.
Il cosiddetto intervallo, la vita,
donataci per comprendere,
secondo la ricerca degli intelletti
più consistenti ma anche oscura,
mentre, il resto dell’umanità,
non si chiede che soltanto
l’inerente alle radici generazionali;
limitate alla madre e al padre,
biologici, eventualmente indietro,
dove si ferma, cosicché, interviene
una sordità accentuata, ed il rumore
non aiuta l’uomo, l’addormenta,
lui, consapevole della mancanza,
per non impazzire nelle domande,
conoscendone i silenzi delle risposte,
dice addio alla musica, al creato
e a quant’altro di bello ci possa
essere in questa misteriosa, amata,
odiata vita per la quale le lotte,
a volte trascendono, o, la morte
sostituisce l’immortalità, dove, spesso,
ci si riconosce nella reincarnazione.
O, si inventano altre forme di vita…
niente musica degli angeli, no alla
celestiale sferica, immaginata,
al rumore assordante e inspiegabile,
sì, alla paura, al terrore dell’ignoto:
meglio sognare l’assurdo o
impiegare l’intervallo vitale,
contrastando la noia, laddove,
la morte accettiamo nel ricatto.
Da qui l’eternità per ogni essere
e, nel mezzo l’intelletto, che ancora
invoca l’improbabile, dalle nuvole
degli Dei antichi e romantici,
ove si declina la melodia del Dio,
e dove, le sfere, muovendosi,
secondo un’intelligenza universale,
caotica, cambia la nostra visuale e,
l’attrito, scrive note crudeli, senza
la visione del cosmo, incomprensibili,
sulle righe dello spartito; ma,
credo in un Dio e nell’armonia
della dottrina segreta nell’Universo:
Miserere Mei Deus
Gregorio Allegri
Spartito
(Maria Celeste Cipolla)
