Autunno

Pubblicato il 05/02/2018

Autunno. Foto. (M. C. C.)

 

Sono nata quando il sole

regnava ancora,

sovrano incontrastato,

nel cielo.

La luce intensa, calda, rosata,

pizzicava le nude carni, che,

distese sulla sabbia ardente,

richiedevano alla propria melanina,

un ulteriore sforzo

per intonare il colore della pelle.

Il mare immobile,

disegnava l’orizzonte,

mischiando e spostando i  colori,

che s’incorrevano nell’aria,

come bambini in un gioco perpetuo.

Un vago sentore di cambiamento,

un naturale tumulto degli elementi,

rubò il trono alla stagione ancora rigogliosa,

rivoluzionando l’aspetto del paesaggio.

Solo io sentivo!

Solo io vedevo!

Macchie grigie, turbarono il cielo.

I colori tra acqua e aria, si confusero,

pian piano si separarono,

dividendosi e lacerando ogni tono.

Intanto, un terribile vento scosse le acque,

spaventando uomini e fantasmi.

Il paesaggio cambiava pittore.

Una gamma completa di blu, fulminava il cielo.

Verde e azzurro si scurirono e ingiallirono!

L’autunno vinceva la sua annuale battaglia!

Pioggia e grandine, spazzarono via,

la polvere da ogni superficie,

e rivestirono quei corpi distesi,

allontanandoli dalla sabbia bagnata.

Il sole ingenuamente, giocava,

facendo capolino, tra le nuvole,

aspettando ordini dal nuovo padrone.

Le case si riempirono di gente,

La nuova stagione era ormai regina.

E parlò agli alberi

che mutarono i propri colori,

e parlò alla terra che si coprì,

con un manto di foglie gialle,

e parlò ai fiori che, sonnecchiando,

prepararono i loro giacigli,

proteggendo i semi dal subbuglio,

e parlò ai prati,

che si dipinsero d’argento,

gli elementi, tutti, si adeguarono.

Sulle nostre teste, il cielo, lacerato,

espelleva dalle sue ferite,

sangue bianco di luce, e,

i segni, urlavano dal dolore,

improvviso, scuotendo gli animi.

Il sole scomparve quasi del tutto.

La terra, dalle sue fessure,

ingoiava i mali del mondo,

e dalle nuvole, fiumi ‘acqua,

tergevano il terreno per ospitare,

la bianca neve dell’inverno.

Un ricambio infinito, recitava,

un copione per miliardi,

e miliardi di volte,

teatro della nostra vita.

Ed è in questo giogo astruso,

ed incomprensibile, che nacqui.

In un momento incontrollato,

in cui nessuno immaginava l’evento,

arbitrariamente m’imposi

in un giorno di mutamento,

casualmente vivo

cercando di reclamare me stessa.

Imponendomi e gridando al mondo:

dalla mia dimora: ci sono anch’io,

per ogni giorno che vivrò,

anche se non ricorderò.

Anima errante che nei segmenti

dalle mille vite, si nasconde,

invisibile cammino

tra la visibilità dei colori,

quando, in un giorno eterno,

eternamente negli anni,

c’incontreremo.

(Maria Celeste Cipolla)