Donna di malaffare

Penne colorate, acqua, acquerelli su tela. (M. C. C.)
Stretti intorno a un fuoco,
bivacco sotto un cielo notturno,
storie di donne lontane,
accolte dal brillìo di stelle antiche,
affollano l’aria silenziosa,
mentre gli uomini giocano
con la propria dignità.
Ebbri d’alcool,
mesciuto generosamente
nei bicchieri di cristallo,
avvolti da moderne poltrone,
l’uno accanto all’altro,
uniti dalle stesse complicità,
i medesimi raccontano,
storie di donne lontane,
materializzate nell’aria stantia,
e schiacciate da un soffitto bianco,
mentre la dignità gioca
negli stessi animi maschili.
Ove la vera non ti salva non risiedi,
donna di malaffare.
Come un fiore appena sbocciato,
che già puzza nel proprio divenire,
per il giogo macabro del tempo
che, a volte, anticipa il futuro.
Scuoti il torpore dei secoli,
donna di malaffare.
Rendi la costola all’Adamo,
che si riappropri del suo corpo bacato,
cacciando le metastasi del suo cancro
e la vera laboriosa scompare,
accanto al riso e all’impostura,
innestando il nuovo germoglio,
che sboccia in un nuovo futuro,
ove il tempo non oserà
e uomo e donna giocheranno,
pari con le proprie dignità.
(Maria Celeste Cipolla)
