Ho scritto una canzone

Nell’universo. Incisione su zinco acquerellata. (M. C. C.)
Ho scritto una canzone!
Mentre aspettavate il Divino.
Vedete? L’ho scritto anche
con la lettera maiuscola il Divino,
ma non illudetevi,
non è segno di fedeltà,
non ho dimenticato e so che non ci sarà.
È soltanto finito un altro secolo,
non è un evento importante.
Ho voluto comunque scriverci una canzone.
Ma non lo aspetto,
egli, non è contemplato in me,
d’altronde, non illudetevi,
anche per lui,
voi, non siete nulla.
Avete un punto interrogativo,
?,
una breve vita,
bellezza da godere per poco tempo,
colpa delle gemelle
bruttezza e vecchiaia che arrivano sempre insieme,
comandate da chi?
Ho solo scritto una canzone,
per voi,
inneggia all’umano e lo scorda.
Un quarto di luna vidi,
quando, distesa sull’asfalto,
alzai gli occhi al cielo,
in uno stupido momento
di uno stupido giorno,
per una stupida fretta.
Lo sguardo saliva sulle automobili,
dalle radici degli alberi che tagliavano la strada
e spezzavano i marciapiedi.
Ho solo scritto una canzone!
Quando il mio quotidiano
apparve, niente di speciale,
men che mai divino,
ed io,
ho solo scritto una canzone,
nell’attesa,
tra volti preoccupati,
stanze aperte e squallore,
cose di tutti i giorni,
sempre uguali.
Anime travagliate,
assetate del divino: che le salvi!
In questa fine di secolo.
Ho solo scritto una canzone,
e gli occhi si sono spostati per
vedere l’arcobaleno,
i fiori colorati e i frutti maturi
solo per me.
Ma non mi confonderai tu,
tu, che chiamano divino,
in questa fine di secolo.
Evento già avvenuto
migliaia di volte.
Io no, non comprendo,
non l’ho mai atteso,
e, già so che mai verrà
perché non siamo importanti.
Ho solo scritto una canzone
su questa fine di secolo,
per raccontare
della vostra e
della mia follia.
(Maria Celeste Cipolla)
