Catene

Pubblicato il 21/03/2018

Pesce incatenato ai legni. Scultura in pasta di fimo. (M.C.C.)

 

La vita ci dà, la vita ci prende,

l’universo si muove lentamente

e non comprende.

Solitudine e ipocrisia.

Chi sono per contestare queste leggi?

Astruse, incomprensibili,

le sento pesanti,

come catene,

Mi legano, m’imbrogliano

e mi trattengono,

dentro una società che non conosco.

Vedo innumerevoli forme di schiavitù

violente, inibiscono l’umanità.

Eppure, la stessa tra ribellioni inconcludenti

pare conviverci normalmente.

Ci si abitua a tutto, anche alla schiavitù.

Abitudine e, al minoranza

che combatte, inutilmente.

I rapporti tra le persone, dicasi sentimentali,

o non dicasi per niente.

L’amore è ammalato, uccide e

la morte arriva in anticipo, da vivi,

il sangue è rosso o bianco.

Non è più un gioco e un piacere d’abbraccio.

Pensavo fosse gioia!

Quella gioia che dà carica per il percorso vitale.

Invece la vedo come la fine dell’umanità.

Quando  il sole tramonta non pensa al giorno,

che se ne è andato, ma solo a se stesso.

Sappiamo che non c’è coscienza nell’universo,

egli, va dove deve andare,

secondo un disegno preciso che mi sfugge,

che ci sfugge, nell’umano automa.

Torture lievitano nel corpo e nell’anima,

conoscono la direzione, non capisco,

siamo consci dell’infamia?

Un giorno avremo luce per vedere il bello?

Ora, per  la cecità che ci contraddistingue,

un colpo e se ne va,

forse ci colpirà di nascosto, all’improvviso, ma anche no.

Domande vanno e vengono insoddisfatte.

Perché dovremmo gioire del creato?

Universo segreto, nel nostro cervello.

Smarriti, crediamo alla promessa,

semplicemente accettata con la nascita.

Silenzio nel buio dell’universo.

Un baccano terribile,

pare l’inferno di Dante!

Orrenda attesa!

Di nuovo buio da dove venimmo

da ciò che dimenticammo,

ora, c’è un’altra umanità.

Stesse domande e niente risposte.

Il cerchio si apre e si chiude

e l’anima, confusa chiede:

è questa l’eternità?

 

(Maria Celeste Cipolla)