Resurrezione

Pubblicato il 21/03/2018

Carbone su Carta Canson. (M. C. C.)

 

Scende copiosa la pioggia!

Fili e fili numerosi,

come capelli trasparenti,

che scendono diagonalmente e

schiariscono il colore ocra

del palazzo di fronte.

Il cielo plumbeo,

ha perduto il suo abituale azzurro

Abbondanti linee, nel disegno

di parallele interrotte,

sembrano più numerose,

mentre il pomeriggio uggioso,

è vuoto…e triste,

come tanti altri.

Innumerevoli pomeriggi,

uno dopo l’altro, trascorsi,

a sbirciare la vita

da un angolo della finestra,

cercando di rubarle un attimo,

nel tentativo assurdo,

di arrestarne il ciclo infinito.

E la mente, se ne va, cercando,

di rincorrere i pensieri,

indietro va,

in un tempo indefinito,

per ricordare l’albore di questa

assurda solitudine.

Seziona i giorni e gli anni

…a voler capire…

come e quando sono state

costruite queste mura,

le spesse mura,

dell’incomprensione.

Le scopre altissime

fino a coprire il cielo,

possenti nell’oppressione

della vita.

Il tempo è veloce, passa in fretta,

e diventa utopico abbatterne

il peso insostenibile,

ed, il suo volto appare

…duro come la pietra…

impenetrabile come la morte.

Vano è ormai, varcarne la soglia

per sfiorare l’altra vita,

cammino rasente le sue mura, ed il tutto

mi appare un veto, un diniego,

come sputi raccolti sul viso

che vorrei tergere, ora,

in un tardivo recupero di dignità.

…Ferita…

so che il tempo non basterà

e nessuna medicina riuscirà

a coagulare il sangue rosso e fluido

quel sangue che corre via

lontano dal mio corpo

lontano dal mio tempo.

Ma gli occhi si voltano indietro,

guardano davanti, e,

fissi nel presente

vogliono compiere

il miracolo della resurrezione.

La follia del folle,

la morte dell’anima,

ancor dentro un corpo,

per una vita sfuggita

nell’ingenuità

dei sentimenti.

 

(Maria Celeste Cipolla)