Resurrezione

Carbone su Carta Canson. (M. C. C.)
Scende copiosa la pioggia!
Fili e fili numerosi,
come capelli trasparenti,
che scendono diagonalmente e
schiariscono il colore ocra
del palazzo di fronte.
Il cielo plumbeo,
ha perduto il suo abituale azzurro
Abbondanti linee, nel disegno
di parallele interrotte,
sembrano più numerose,
mentre il pomeriggio uggioso,
è vuoto…e triste,
come tanti altri.
Innumerevoli pomeriggi,
uno dopo l’altro, trascorsi,
a sbirciare la vita
da un angolo della finestra,
cercando di rubarle un attimo,
nel tentativo assurdo,
di arrestarne il ciclo infinito.
E la mente, se ne va, cercando,
di rincorrere i pensieri,
indietro va,
in un tempo indefinito,
per ricordare l’albore di questa
assurda solitudine.
Seziona i giorni e gli anni
…a voler capire…
come e quando sono state
costruite queste mura,
le spesse mura,
dell’incomprensione.
Le scopre altissime
fino a coprire il cielo,
possenti nell’oppressione
della vita.
Il tempo è veloce, passa in fretta,
e diventa utopico abbatterne
il peso insostenibile,
ed, il suo volto appare
…duro come la pietra…
impenetrabile come la morte.
Vano è ormai, varcarne la soglia
per sfiorare l’altra vita,
cammino rasente le sue mura, ed il tutto
mi appare un veto, un diniego,
come sputi raccolti sul viso
che vorrei tergere, ora,
in un tardivo recupero di dignità.
…Ferita…
so che il tempo non basterà
e nessuna medicina riuscirà
a coagulare il sangue rosso e fluido
quel sangue che corre via
lontano dal mio corpo
lontano dal mio tempo.
Ma gli occhi si voltano indietro,
guardano davanti, e,
fissi nel presente
vogliono compiere
il miracolo della resurrezione.
La follia del folle,
la morte dell’anima,
ancor dentro un corpo,
per una vita sfuggita
nell’ingenuità
dei sentimenti.
(Maria Celeste Cipolla)
