Solitudine

Pubblicato il 05/02/2018

Matite colorate su carta Canson. (M. C. C.)

 

 

Fuggono veloci i giorni!

Intrappolati nel vortice del tempo

che, inarrestabile corre,

dove…nessuno lo sà.

Ricordo le cose brutte,

ché solcarono la mia pelle,

non ricordo quelle belle,

ché mi abbandonarono

veloci più del tempo,

lasciando nel mio cuore,

una sensazione sospesa,

un’assurda speranza,

a goderle di nuovo.

E l’attesa, troppo lunga,

logora l’anima mia,

perché la lentezza,

disillude l’evento.

Fermati tempo!

Lascia ch’io

possa ancora assaporare,

l’essenza dimenticata,

affinché la senelità,

eterna malattia della vita,

non mi sorprenda impreparata,

davanti all’ignoto,

davanti a me stessa,

che ancora non conosco.

Lascia che il panico,

abbandoni il mio essere,

allenta la morsa spaventosa,

cosicché possa anch’io, godere,

per un tratto del viaggio,

cui qualcuno mi ha predestinata,

senza domandarmi,

senza aspettare il mio consenso.

Tenebre,

buio della notte,

lasciate che i bagliori

filtrino ancora dalle fessure,

fino ad inondare

le mie carni tutte,

di luce bianca,

in un bagno confortevole,

viatico per le mie sventure.

Non più il conforto degli Dei

a placare i nostri tormenti,

neppure un Dio

ad indicarmi la strada,

che la fantasia divenga realtà,

…per un attimo…

Materializzatevi fiabe,

con tutta la mia infanzia

percorsa di nuovo,

cosicché possa suggere

l’energia indispensabile

per percorrere fino in fondo

il cammino a  cui sono destinata.

Quel tanto nel mio cuore

non so ancora oggi cosa sia,

forse un magma,

che mi riporta indietro

alle antiche burrasche degli elementi,

che un giorno scegliemmo

a comporre la vita,

ed ora rimestiamo

a scendere di nuovo nel brodo.

 

(Maria Celeste Cipolla)