Se qualcuno mi cercasse

Io, foto ritocco. (M. C. C.)
Se qualcuno mi cercasse,
devi dire che sono fuggita
da codesto mondo,
la cui effigie nulla ha più di umano.
Un mondo identificato
nel secchione dell’immondizia
posto al limite della strada,
la cui unica funzione è quella
di contenere i rifiuti della gente.
Se qualcuno mi cercasse,
devi dire che l’eclissi umana
ha scurito tutti i colori
con i quali la terra
aveva dipinto la nostra vita.
Ogni sentimento degli uomini
è offuscato, ogni pensiero,
nella golbale anarchia di gesta.
Se qualcuno mi cercasse,
devi dire che rifiuto di celarmi
dietro mentite parole di giustizia,
di libertà e uguaglianza dei popoli,
nel rispetto dell’umana dignità,
presunzione di falsi Dei.
Lubriche carcasse di animali,
danzarono nell’oscurità del misero cortile,
avvolte da un fumo grigio,
rivolte verso fioche luci lontane,
che, come false fiaccole accese,
intente in un macabro rituale,
turbarono i miei sogni di bambina,
ed ora, presagio dell’antico sogno,
tornano epilogando il mio futuro.
Se qualcuno mi cercasse,
devi dire che mai più accetterò
la prigionia di uno spazio inadeguato
che la società ha in serbo per ognuno di noi.
Come l’eremita sul monte,
in completa solitudine,
con le narici dilatate
per ubriacarmi d’ossigeno,
accarezzando con le mani,
il cielo e le stelle,
a piedi nudi sulla terra complice,
lontana anni luce
da ciò che pensavo civile,
così vivrò.
Di tana in tana,
di nido in nido,
come un qualsiai animale,
ma libera finalmente
da codesta umanità.
Ed inventerò nuovi colori,
e scoprirò sensazioni dimenticate,
antichi odori,
assopiti dal tempo…
…io vedrò…
E tutto splenderà
secondo una nuova genesi
ancora e per sempre
ai miei occhi.
(Maria Celeste Cipolla)
