Il lungo giorno

Penne colorate su tela. (M. C. C.)
L’estate destava il paese,
riempiendolo di persone,
di colori, di giochi,
di musica e feste.
La notte veniva congelata
e dimenticata per l’attesa,
tanto desiderata,
del lungo giorno.
Allegro come sempre,
allontanava la gente
dalle miserie quotidiane
e dai noiosi, tristi travagli.
Abitazioni ormai solitarie,
senza carne e senza voci,
godevano anche loro
per un giorno, ricaricandosi.
Mucchi di fiori freschi,
lungo le strade strette,
ad automobili e rumori
non ancora avvezze.
Il paese si vestiva
con l’abito della festa!
Gli occhi ancora chiusi,
dal sonno profondo,
cieche ancora le persone,
si gettavano nella mischia,
dimenticando in fretta
il campo divelto, ed
il normale dovere,
annusando distratte,
l’odore inconsueto della vita
che vita vera diveniva…
…per un solo giorno.
Notti, senza segreti e paure,
ore vissute spensieratamente,
scaldate dai raggi del sole,
e tiepide sere per
la luce argentea della luna:
doni che la natura elargiva
generosa, ad ognuno,
togliendo il buio
da ogni angolo del paese.
La gente, camminando ,
si abbracciava e si baciava,
effusioni d’amore risplendevano
come cuori rossi e pulsanti,
della solitudine si era scordata.
Quanti amori nascevano,
nell’infinito bazaar dell’incanto!
Alcuni duravano tutta una vita,
e, grati al lungo giorno, ogni anno
festeggiavano il miracolo.
Altri non duravano negli anni,
ma erano belli e coinvolgenti,
perché la passione e la carne,
non accetta progetti,
è pura natura,
che va presa e va goduta
senza tanti rimpianti.
Nulla importava perché
c’era un premio per ognuno,
che tutti dovremmo concederci,
…ogni tanto…
Ad ogni lungo giorno
si faceva scorta d’allegria,
ed ogni momento
diveniva magia.
Nessuno più dormiva,
per le vie, tra le mura e nei campi,
e l’afa della stagione continuava
ad infuocare l’animo alle passioni,
e ad ogni forma di proibizione.
Anche gli spiriti e le streghe
senza fissa dimora,
abbandonavano le celle buie,
per mescolarsi alla gente,
che non faceva più caso a niente,
ed ogni trucco sembrava inventato
per aumentare la confusione,
ed ogni anomalia diveniva
normale nell’incanto inconsueto,
talmente tanto atteso,
di quel meraviglioso tutto.
Poi, quando l’estate si congedava
ritornando nello scrigno,
ricominciava l’attesa,
di regalare ancora e ancora e ancora,
il nuovo, lungo giorno.
Intanto, il paese felice,
…ebbro…
gli occhi lucidi
e la mente invisibile,
riprendeva pian piano
la vita normale
di ogni essere umano,
dimenticando i fiori,
la musica e il canto,
accorciando parole,
per occuparsi di nuovo
dei consueti travagli,
dove il silenzio del dovere,
durava per tutto l’anno.
Il lungo giorno, ormai
in letargo attendeva,
di ritornare come ogni anno,
gioioso tra la gente.
(Maria Celeste Cipolla)
