Amica

Pubblicato il 05/02/2018

Foto di Maria Menolascina. (M. C. C.)

 

Dalla mia alba, la morte,

era tanto lontana,

che io l’ignoravo,

pensandola altrove.

Talmente irreale, quando appariva

non provavo emozioni,

e lei, delusa, spariva.

Un giorno, si avvicinò la nera signora.

Il manto lungo e bruno,

come catene, passeggiando e tuonando,

tra luci violenti lanciate nel buio,

rabbrividivami il cuore.

Eterna, calma, salda e invisibile,

occhio ad occhio e muso a muso,

guarda dentro rammentandomi,

un cammino raccontato.

E, fiabando e giocando,

giocando e fiabando, infine,

immaginai le trasformazioni,

del triste cambiamento.

Scacciai il fetore del mondo,

tappandomi il naso,

barricando la mente, ed

ogni poro della mia pelle.

L’insegnamento non mi lascia,

e vendica la sfida di bambina,

ma quel puzzo è ora il mio compagno,

un dono, per ogni giorno regalato.

Fisicamente lo incontro,

sull’ultima tua dimora, Maria,

dove lo spazio sa di eterno,

e l’odore di marcio si sveglia nei fiori.

Dove ormai solo il ricordo vedo,

sulla foto che sorride alla vita,

all’amore, strappato e lottato,

vinto in un sorriso di riso smarrito.

La fredda lastra di marmo, mi separa,

dalla gelida scatola in cui riposa

il tuo corpo, con il nome, la data

e l’immagine del tuo volto.

I ricordi di una vita affiorano,

dolenti, palpitando nel cuore,

mi sputano in faccia,

l’attesa paziente del nulla.

Sento negli occhi  bruciare il dolore

e le lacrime inondarmi le gote.

Sento sulle labbra l’amaro sapore,

da troppo tempo riposto nel cuore.

Di quando la vita ci accendeva gli occhi

di gioventù e per il desiderio,

di cambiare il vestito del mondo,

impegnammo quel tutto di noi.

Profonda fu la rassegnazione per il bluff,

inventato negli anni che spense quegli ideali,

nei quali credemmo e che, per i quali,

lottammo con le impari armi.

Con tristezza avverto il declino

che le parole non sapevano spiegarci,

ascolto fiabe raccontate ai bimbi

insegnare bugie sulla vita nel mondo.

Non sento rimembrare alla coscienza

coloro che amammo e perdemmo

inghiottiti in un buco di pece

e da bimbi ne provammo terrore.

Ma attendiamo di prenderci per mano,

sfidando la paura per la fata invisibile,

verso il viaggio che non promette ritorno.

Ed è in questo straziante sfacelo,

nel destino incompreso e taciuto,

che l’umanità riconosce in tondo,

l’antico futuro del mondo.

(Maria Celeste Cipolla)