Paul Klee cenni storici
Paul Klee, un artista che gestisce i propri codici dalle fonti più disparati, come l’orientalismo e la musica, avendo una straordinaria influenza sull’arte decenni successivi. “Il colore mi possiede, mi avrà sempre in possesso“.

Paul Klee: “Paesaggio con uccelli gialli” (1923)
Paul Klee, nasce vicino Berna, da padre tedesco e madre svizzero nel 1879. Cresce in un ambiente colto, ascoltando musica classica, lirica e poesia e si guadagna da vivere facendo concerti e recensioni teatrali.
Intanto disegna molto e sperimenta la tecnica dell’incisione. Per le sue origini germaniche, non arriverà mai al dramma: la sua natura lo tradurrà in una certa ironia e satira. È possibile istituire la sua immaginazione e quella di Goethe ad una certa affinità di fuga verso il medesimo punto della natura e del mondo dal quale ogni evoluzione prende il suo avvio per coincidere con la forma stessa dell’esistenza dell’universo.
Studia con Wassily Kandinsky. Primi incontri e influenze per la sua formazione artistica arrivano dall’art Neauveau. Incontra il cubismo, l’Orfismo e trasferisce in pittura il portamento della danza. Sono comunque incontri che allontanano Klee dalla sua attitudine visionaria. Egli stesso ha scritto sulla pagina di un album, questa frase che poi diventerà l’epitaffio sulla sua tomba: “si sentiva a suo agio tra ciò che è morto e ciò che non è ancora nato”.
L’architetto Gropius invitò alla Bauhaus, Kandinsky, Feninger e Klee per stabilire un contrappasso ad un programma rigoroso e al potere della tecnologia. Nell’opera di Klee, la figura umana è sempre al centro della sua attenzione con immagini di fasci e combinazioni di linee orizzontali, verticali, circonferenze, frecce, numeri, lettere, parole e altre forme inerenti ai pensieri spirituali e alla creazione. Per un periodo insegnò alla Bauhaus. Spesso si chiudeva in studio a chiave per isolarsi e calava sul buco della serratura un quadro di cartone. Nessun occhio poteva attraversare il segreto del suo laboratorio. Nel 1935, le sue opere sono caratterizzate da composizioni basate su quadratini, realizzati da un suo personale Divisionismo. Molti suoi quadri furono confiscati insieme a quelli di altri artisti, nel corso della campagna nazista contro l’arte moderna che considerava degenerata. Malato, ed in profondo stato di depressione, si rifugia a Berna dove chiede inutilmente la cittadinanza svizzera. A causa dell’angoscia per le vicende della Germania nazista e all’aggravarsi della sclerodemia, la sua pittura assume uno stile piuttosto cupo con sfondi monocromi e pennellate scure. Ebbe la nazionalità svizzera solo dopo la morte.
Maria Celeste Cipolla
