Nel sonno

Carbone su carta. M.C.C.)
Una viso scende sul mio,
nel sonno, nel primo sonno.
Non mi viziare con un bacio,
da sveglia, potrebbe, così no.
Non mi sono accorta di nascere
e non mi ricordo neppure la paura.
Ha cominciato ad instaurarsi in me
con il bacio della buona notte,
come fosse stata una pillola,
da ingerire sera dopo sera,
al primo sonno, un medicamento
somministrato dal fantasma, contro
tutti i vizi e mi destava e spaventava,
faccia contro faccia, non è normale.
Di nascosto. Ogni cosa di nascosto.
Baciare di nascosto per non
creare un vizio, ma anche per
non creare amore tra madre e figlia.
Tutto, sempre sott’inteso l’amore.
È scontato che ci sia, ma per me, no.
Se l’amore, ogni tipo di amore, non
ha di che cibarsi, dimagrisce e muore.
Paura che ti rimane appiccicata,
paura di essere baciata, sempre,
anche se in seguito lo desideri,
la paura ti rimane accanto
e non sai come controllarla.
Eco di antichi insegnamenti
che non hanno insegnato nulla
ma hanno lasciato l’amaro in bocca
per ciò che di bello poteva essere e,
non lo è stato, amore uguale vergogna.
Meglio un padre che se ne fotte,
del sonno, del bacio, del vizio,
perché non è nella sua natura,
non bacia, non abbraccia, almeno,
non fa paura, ma tutte e due hanno
creato solitudine, niente caso,
solo determinazione, non si osa,
non sa di esistere, tanto meno.
di aver creato un’esistenza.
(Maria Celeste Cipolla)
