0,5

(Olio su tela. M.C.C.)
Pomeriggi infantili, studiando
sul tavolo della cucina, sul quale,
sempre disegnavo, attratta
dalla sua superficie lavagnosa.
Profumo di cibo serale,
mia madre, le tabelline.
Botta e risposta.
Adoravo i numeri!
Prima metà di un intero, 0,5.
Seconda metà di un intero, 0,5.
Viso contro viso, a muso duro.
Mi coprii la bocca con la mano,
distanziandomi dal tanfo.
Tra i fumi dell’alcol, spaziò
qualcosa somigliante alla
genitorialità, ed il mio secondo 0,5,
fu in pericolo: mi controllasti i compiti.
Figlia, figlia, figlia…dovere coniugale,
armonia di sapore religioso.
Arrivata nella tua vita, in punta
di piedi per non disturbare,
nascosta nell’invisibile, e,
per tutta la vita a recitare muta.
Fu un caso se mi vedesti lì,
nella trasparenza, tra i fumi mescolati,
in un giorno come tanti. Meraviglia!
Carnefice e vigliaccheria,
all’ebbro che grida il nulla.
Volevi correggere e non capivo cosa.
Oh quanta miseria nel raccontare!
Per ogni sbaffo, una puntina d’inchiostro
sul bianco quaderno, l’alfabeto si suicidò.
Strappasti il foglio e mi urlasti contro.
Più urlavi e più sbavavo, scrivevo
sbavavo e strappavi, scrivevo, sbavavo
tra gocce di lacrime, strappavi
fino a finirlo quel maledetto quaderno.
Mia madre bloccò la cinta e fosti
fermato da lei e dal sonno.
Meglio la polvere del deserto
che regalarti le mie lacrime,
ma, uscivano senza comandi.
Ancora, nel mio futuro: lo 0,5,
per ogni giorno, ogni mese, ogni anno,
io strappo regolarmente quel quaderno.
Un foglio scritto, sporcato, umiliato.
Persino la lista della spesa, e ricomincio.
Rimangono intatte solo le copertine.
Violentare, ha maggior valenza e marchia.
Grazie papà, grazie del nulla! Grazie!
Per l’assenza di un insegnamento che
mi facesse bene: andare in bicicletta,
nuotare nell’acqua del mare,
camminare insieme per le strade,
ridere e abbracciarci, la tua principessa.
Avrei riconosciuto l’amore, da grande,
questo amore così importante per vivere,
scegliere qualcuno con cui sostituirti.
Invece non l’ho mai compreso appieno,
non c’ho mai capito nulla, né
degli uomini, né dell’amore.
Fu sufficiente il troppo nero su bianco,
per distruggere il mio secondo 0,5.
Sbaffasti il mio essere, dentro.
Grazie ancora papà….
ma, io non ti perdono…
(Maria Celeste Cipolla)
