Mariuccetta e Carluccetto

Pubblicato il 15/04/2018

Pittura Country su tavola. (MCC)

 

C’era una volta…..

Ma, chissà se c’è stata veramente.

Zitta e non ti intromettere perché, da che mondo è mondo, le fiabe iniziano così.

Dunque, ricominciamo.

C’era una volta un ragazzo che si chiamava Carluccetto. Il vero nome sarebbe stato Carlo, ma i suoi genitori, sensibili e amorosi, pensarono che fosse troppo importante per un neonato, così, stropicciandolo, giorno dopo giorno, il nome divenne Carluccetto.

La vita scorreva felice accanto ai suoi cari. Li amava, ed era ricambiato. Cresceva bene e da un momento all’altro, divenne un bel ragazzo alto, con i capelli e gli occhi scuri. Un carattere buono e rispettoso, anche nei confronti di ogni creatura vivente su questa terra. I genitori erano orgogliosi di questo loro figliolo e non si stancavano mai di ringraziare il Padreterno per avergli fatto un dono tanto grande.

La famiglia non viveva nel lusso, poveri ma dignitosi. Con qualche lavoretto in più, riuscivano anche a permettersi un piccolo divertimento ogni tanto. Amanti com’erano della bellezza che la natura mostrava loro, spesso si concedevano un pasto all’aperto proprio per ammirarla e omaggiarla. Anche i vicini amavano questo ragazzo come fosse un loro figlio e lo chiamavano spesso per dei piccoli lavoretti che lui non rifiutava mai e non accettava denaro, dato che, costoro, erano altrettanto poveri.

Abitava in una piccola casetta ai piedi della montagna, non troppo distante dal paese. La famiglia, possedeva una stalla con qualche capo di bestiame: una vacca per il latte, un asino e qualche gallina. Soprattutto, Carluccetto, aveva un amico fedele e affettuoso nel cane che chiamava Kyra. Era una cane da caccia, un Setter inglese tricolore, che aveva trovato nel bosco sopra la montagna, durante il suo girovagare. Un giorno, vide questo cucciolo incastrato tra gli alberi. Commosso dal suo guaire, Carluccetto, se ne innamorò e lo prese con sé. Rifocillato e curato, il cane lo adorava e fu un sentimento reciproco. Ma, sia lui che suo padre, non praticavano la caccia, per cui l’istinto primordiale dell’animale si era addormentato, ed aveva accettato di buon grado una vita più calma. Ogni tanto, nelle sue numerose corse, portava un topo tra i denti come regalo per il padroncino, ma non faceva mai male ad altri animali.

La mattina arrivava presto per questa famiglia. Per prima cosa si occupavano del bestiame, mentre la mamma trafficava in casa preparando la colazione per i suoi uomini. Intorno c’era anche un piccolo giardino dove avevano piantato degli alberi da frutto, ma non avevano un campo da coltivare, sicché non erano contadini.

Le cose andavano abbastanza bene fino a quando suo padre non cominciò ad ammalarsi. All’inizio erano piccole cose: stanchezza, qualche colpo di tosse, niente di allarmante. In seguito, ogni tanto, rimaneva a letto per la debolezza e non era sufficiente il cibo che la moglie, accudendolo, gli preparava.  Egli non ne voleva saperne di mangiarlo. Poi vennero altri dolori, le forze lo abbandonarono e fu costretto a rimanere a letto sempre più spesso. A casa erano tutti preoccupati ma positivi, pensavano che si sarebbe ripreso presto con tutte quelle cure che gli aveva somministrato il dottore, ma più i giorni passavano, più l’uomo si spegneva lentamente, fino a quando non esalò l’ultimo respiro. Kyra, sembrava essere assente. Aveva compreso il dramma e stava sempre accucciata senza dar fastidio.

Dopo averlo seppellito, mamma e figlio, tornarono a casa a mani vuote e, tra l’enorme tristezza, ricominciarono la loro vita. Kyra, era sempre tra le gambe di Carluccetto, ma in silenzio. La madre, riprese a trafficare in casa senza voglia e il ragazzo, per quanto forte nel fisico, non ce la faceva più ad occuparsi dei lavori di questa piccola fattoria senza l’aiuto del padre. Così, anche la dignità stava per abbandonarli. La sera si sedevano a tavola in silenzio, tristissimi, davanti ad una misera minestra che cercano di ingoiare, ma che non andava proprio giù.

Carluccetto, si rese conto della situazione disperata e decise che fosse arrivato il momento di dare una piccola svolta alla sua vita. Chiamò sua madre e le chiese di occuparsi più degli animali che della casa, mentre lui sarebbe andato nel bosco insieme al suo cane, per tagliare la legna e portarla al fornaio del paese, per avere quanto meno un poco di pane in cambio.

Così, la mattina successiva iniziò il lavoro del taglialegna. Kyra era sempre accanto a lui. Si arrampicarono sulla montagna e, al posto della solita passeggiata, s’immerse nel bosco scegliendo gli alberi da tagliare. Gli piangeva il cuore per ciò che considerava un’infamia, ma la fame era più forte di ogni cosa. Racimolò un po di legna e la portò fino al forno del paese; in cambio ottenne appunto del pane che mise sulla tavola per la cena.

Il giorno seguente ripeté ciò che, ormai, stava diventando il suo principale lavoro. Andò sulla montagna, ed entrò nel bosco per fare la legna. Il cane gli era sempre accanto. Ad un certo punto si sentì chiamare:

  • Carluccetto, Carluccetto!

Si girò con l’accetta in mano, e vide un signore distinto, vestito a puntino. Pensò che non c’entrasse nulla con lui e il suo ambiente. Non avrebbe mai potuto permettersi un abito di così alta sartoria. Tutto questo, non c’entrava nulla né con lui, tanto meno con l’ambiente circostante, ma, curioso, rispose per gentilezza, ed educazione.

  • Carluccetto, cosa fai?
  • Taglio la legna.
  • Perché?
  • Per portarla al forno del paese, ed avere un po di pane. Io e mia madre siamo molto poveri.
  • Lo so.
  • Come fai a saperlo? E chi ti ha detto il mio nome?
  • Io sono un signore molto ricco e, se vuoi, ti propongo di venire a lavorare da me. Ti pagherò bene.
  • Data la mia situazione, la cosa potrebbe anche interessarmi. Ma dovrei lasciare sola mia madre e il mio cane.
  • Li rivedrai presto e potreste avere una vita migliore.
  • Va bene. Mi ha convinto, stasera parlerò con mia madre.
  • Allora ti aspetto domani a casa mia.
  • Ci sarò.

Detto questo, l’uomo scomparve e Carluccetto corse a casa, inseguito da Kyra, per parlare con sua madre e metterla al corrente di ciò che gli sembrava una bella notizia. Le racconta per filo e per segno come ha conosciuto questa persona e come gli fosse stato offerto il lavoro. È felice! “Finalmente, la fortuna, sembra camminare nella nostra direzione, mamma”, disse. Ma lei, non prese molto bene questo cambiamento. Le dispiace separarsi da quell’unico figlio, soprattutto, non si spiega come, un signore così ben vestito, dal racconto, sia capitato proprio in quel bosco. “Gatta ci cova”, pensò, lei che di esperienza ne aveva molta di più di suo figlio, ancora troppo giovane. Alla fine, il ragazzo vince l’atteggiamento sospetto della mamma e, la mattina successiva, la saluta per mettersi in viaggio verso il cambiamento della loro vita. Un bacio a Kyra che, abbaiando, sembra non volerlo lasciare, mentre pianti disperati lo sommergono. Kyra guaì ma si rassegnò, conscia del compito che si era assegnato: quello di proteggere la donna e la sua casa. Alla fine il ragazzo, riuscì a partire lasciandosi alle spalle una mamma umida, ed altrettanto triste il suo cane.

Mentre camminava, nella mente di Carluccetto, si fece spazio il desiderio di conoscere un mondo nuovo, orizzonti diversi da ciò che conosceva fino ad allora. Non ci aveva mai pensato! Gli angoli della bocca si alzarono e si trovò a sorridere senza intenzione. Ma la cosa che più gli piacque, era la speranza di uscire dal cerchio della miseria. Questi pensieri positivi, gli misero le ali ai piedi e camminò sempre più spedito. Attraversò il suo bosco, poi la valle successiva; s’immerse in sentieri tortuosi alla fine dei quali c’erano altre valli da superare. Pensò che un giorno e una notte, non gli sarebbero stati sufficienti tanto la casa dell’uomo si trovava così lontano. Camminava deciso anche se era stanchissimo, ed avvertiva un senso di fame. I piedi gli dolevano così tanto che dovette sdraiarsi. Si scelse un giaciglio tra l’erba e addentò un pezzo di pane: il sonno lo colse con la bocca piena.

Le prime luci dell’alba lo destarono. Si ritrovò con il pane in bocca, ma le gambe erano ben riposate. Strabuzzò gli occhi e guardò intorno cercando un poco di acqua, ma non c’era neppure una piccola fonte, un fiumiciattolo, nulla. Allora bagnò il fazzoletto con la saliva e se lo stropicciò sul viso; sistemò i vestiti, anzi gli stracci, alla meglio e si rimise in cammino. La direzione era giusta. Lo comprese dal cambiamento del paesaggio. Vide dei fiori, dapprima sparsi nel terreno poi concentrati nei punti dove avrebbero potuto splendere maggiormente. Erano di tutti i colori e il paesaggio diventava sempre più bello, specialmente quando vide spuntare delle case dall’alto di una collina. Comprese che quello era il punto d’arrivo. Lui non lo sapeva ancora, ma era stato guidato dallo stesso uomo del bosco, altrimenti si sarebbe sicuramente perso tra le valli. Il suo futuro datore di lavoro, aveva comandato, da lontano, le gambe di Carluccetto e le aveva dirette verso il posto giusto. Carluccetto, entrò così nel bel mezzo della strada principale del paese. Non avrebbe mai immaginato che potessero esistere dei posti tanto belli. Le gambe lo condussero direttamente davanti alla casa: il luogo dell’appuntamento. Suonò il campanello del portone e qualcuno gli aprì. Era quel distinto signore con il quale colloquiò tanto gentilmente nel bosco, ed al quale, il ragazzo, aveva riposto tanta fiducia. Ora, nel proprio ambiente lo vedeva cambiato e non era più tanto gentile. Comprese che quella gentilezza era finalizzata esclusivamente a convincerlo di lavorare per lui.

L’uomo viveva in quella casa da sempre, con sua moglie e sua figlia.

Dunque, aperta la porta, il ragazzo entrò e si tolse lo zaino dalle spalle, lo appoggiò a terra, ed aspettò che l’uomo gli spiegasse in cosa consistesse questo lavoro. Ma il signore del bosco, sempre ben vestito, non gli spiegò in cosa consistesse il lavoro e non gli diede la possibilità di rifiutarlo o accettarlo. Lui, molto freddamente, gli si rivolse subito con un comando.

  • Carluccetto, oggi devi ripulire tutta la stalla dallo stabbio. Stasera, quando torno a casa, passo a vedere se il lavoro è stato fatto e bene.

Dopo queste parole, l’uomo si allontana senza neppure aspettare la risposta del ragazzo. Restato solo, Carluccetto, si sente deluso, sia per l’accoglienza così diversa dalla cordialità con la quale gli si era presentato l’uomo, sia per l’enorme mole e la pesantezza di quel lavoro. Le aspettative di cui si era caricato durante il viaggio, si frantumarono e comprese che la fortuna non avrebbe mai calpestato il suo terreno. Si disperò a tal punto da non riuscire a trattenere le lacrime e si abbandonò ad un pianto dirotto. Era certo che non avrebbe potuto portare al termine un simile lavoro in un solo giorno. Ebbe paura e più la paura saliva, più i singhiozzi diventavano sonori.

Al piano di sopra della casa viveva la figlia dell’uomo e, non conoscendo la situazione, ma ascoltando i rumori di tanta disperazione, scese di corsa fino dal ragazzo per vedere cosa accadeva. Era una giovane e bellissima ragazza che si chiamava Mariuccetta. Gli si avvicina e chiede spiegazioni per questo tormento.

  • Carluccetto, perché piangi?

E mentre lui racconta l’accaduto, il loro occhi s’incontrano e i loro cuori si innamorano. Turbata, Mariuccetta lo rassicura e gli offre il suo aiuto. Tira fuori dalla tasca del suo grembiule, una  bacchetta che si rivelerà magica, dalla quale, non si separava mai. Con fare sicuro, la dirige verso la stalla pulendola immediatamente dallo stabbio senza nessuna fatica.

A questo punto, viene svelato il segreto che regnava in quella casa. Il giovane era capitato in mezzo ad una famiglia di maghi. Non credeva ai propri occhi. Non aveva mai visto cose del genere e neppure se le era mai immaginate, ma, effettivamente, vedeva la stalla completamente ripulita usando solo quella bacchetta. Finito il lavoro, la ragazza tornò di sopra.

La sera, quando l’uomo torna, per prima cosa controlla il lavoro del ragazzo:

  • Carluccetto, hai finito il lavoro che ti ho chiesto?
  • Sì, risponde il ragazzo.

Il mago controlla e, incredulo, borbotta tra sé e sé:

  • Non è forza di Carluccetto ma di Mariuccetta.

E va via senza aggiungere altro.

L’indomani gli affida un ulteriore, oneroso compito.

  • Carluccetto, oggi mi devi cambiare tutti i fiori del giardino. Questa sera, al mio ritorno, il lavoro deve essere eseguito perfettamente.

Sempre più disperato, il giovane, si abbandona nuovamente al pianto, pensando all’assurdità di quei lavori che il padrone della casa gli comanda, conscio che non ci sarebbe riuscito né lui né nessun altro.

Di nuovo Mariuccetta, ascolta il pianto e viene in aiuto dello sfortunato amico.

  • Carluccetto, cosa ti ha chiesto questa volta mio padre?

Ed il ragazzo racconta.

  • Non ti preoccupare, gli dice.

E, presa un’altra volta la sua bacchetta magica, cambia in un attimo tutti i fiori del giardino, aggiungendone di più belli. Poi torna nella sua stanza.

Arrivata la sera, ed arriva anche il padre della ragazza che gli chiede conto del lavoro comandato la mattina.

  • Carluccetto, hai poi cambiato i fiori del giardino?

Di nuovo il ragazzo asserisce.

Ma quando l’uomo controlla, il suo viso diventa rosso per la meraviglia e la rabbia e dice tra sé e sé:

  • Non è forza di Carluccetto ma di Mariuccetta.

E se ne va, pensando di assegnare per l’indomani, un nuovo compito al malcapitato, sempre più difficile.

Infatti, la mattina successiva, gli comanda:

  • Carluccetto, oggi devi tagliare tutta la legna del bosco usando l’accetta di legno. Passo stasera a controllare.

Per la terza volta, il ragazzo si abbandona alla disperazione e di nuovo Mariuccetta, ascoltati gli ormai noti lamenti, corre giù.

  • Carluccetto, ancora piangi, cosa è accaduto questa volta?
  • Tuo padre vuole che io tagli tutti gli alberi del bosco con l’accetta di legno.
  • Non ti preoccupare, ci penso io.

La ragazza corre nel bosco con la sua bacchetta magica e, in un baleno, gli alberi scendono a terra e camminano fino alla casa dell’uomo, accatastandosi l’uno sopra l’altro e così via, fino a formare una piccola collina di legno più grande della casa stessa e il bosco rimane nudo e desolato.

Alla sera, il mago tornando a casa, vede la collina di legno. Immaginando la conclusione, entra e chiede:

  • Carluccetto, hai portato a termine il lavoro che ti ho chiesto stamattina?
  • Certo, risponde il giovane.

A questa risposta, il padre della ragazza, si arrabbia moltissimo perché sa che ogni compito affidato al ragazzo è stato svolto da sua figlia e si confida con sua moglie lamentando l’inganno subito. La donna gli propone di vendicarsi e suggerisce il modo: la sera stessa avrebbero collocato in giardino due grosse caldaie piene d’acqua e, al bollore, ci avrebbero immerso i due ragazzi. Quando fossero cotti, li avrebbero mangiati.

Mariuccetta, che aveva ereditato la magia sia dal padre che dalla madre, era doppiamente magica, così si accorse subito del piano infernale escogitato da sua madre e si reca da Carluccetto per spingerlo a fuggire insieme a lei e far fallire la vendetta dei suoi.

Si rivolge a Carluccetto spiegando cosa vuole fare:

  • Prima di fuggire modellerò due pupazzetti con un pezzo di creta e li chiuderò dentro ad una stanza: faranno le nostre veci e guadagneremo del tempo prezioso che ci aiuterà nel nostro intento.

E fuggono.

Quando ormai l’acqua bolle, i genitori cercano i due ragazzi per cuocerli.

  • Carluccetto.

Il pupazzetto che rappresenta il giovane, camminando da un capo all’altro della stanza, risponde al richiamo ma, logicamente, non esce.

  • Mariuccetta.

Anche il secondo pupazzetto che rappresenta la ragazza, si comporta come il primo.

I genitori chiamano e chiamano ancora. Attendono, ma i pupazzetti ripetono sempre lo stesso ritornello camminando da una parte all’altra della stanza. Allora i maghi iniziano a capire il gioco della loro figlia e, senza perdere altro tempo, corrono a cercarli.

Nella fuga, Mariuccetta sente che i genitori li stanno rincorrendo e avverte il suo amico:

  •  Carluccetto, sento che mio padre e mia madre ci cercano e fra poco ci raggiungeranno, perciò, se vogliamo sfuggirgli devi fare per filo e per segno tutto ciò che ti dirò. Io mi trasformerò in orto e tu sarai un ortolano.

Quando i miei genitori ti chiederanno:

  • Ortolano, hai visto passare due ragazzi, un maschio e una femmina?

Tu dovrai rispondere:

  • Se pianto le cipolle non pianto l’insalata e se pianto l’insalata non pianto le cipolle.

Te lo chiederanno per tre volte e tu per tutte e tre le volte, dovrai rispondere alla stessa maniera.

Arrivano i genitori della ragazza e questa, compie le trasformazioni già spiegate al compagno. I genitori fanno le domande ipotizzate dalla figlia e i ragazzi rispondono come si erano programmati, ed il tutto procede come da copione. Il vano tentativo, fa desistere i maghi dal loro intento, ma solo per il momento.

I ragazzi riassumono le loro vere sembianze e Mariuccetta avverte l’amico che il pericolo c’è ancora. Loro torneranno.

Infatti, percorse poche miglia, i genitori sono di nuovo sulle loro tracce. Mariuccetta se ne accorge, ed istruisce di nuovo il ragazzo.

  • Carluccetto, questa volta io diventerò Chiesa e tu sacrestano.

Quando i miei ti chiederanno:

  • Sacrestano, hai visto passare un ragazzo e una ragazza?

Tu dovrai rispondere:

  • Se suono le campane non servo la messa e se servo la messa non suono le campane.

Questa domanda te la faranno per tre volte e tu dovrai risponde ogni volta sempre alla stessa maniera, come ti ho detto.

Intanto i maghi sono vicini e la figlia dà inizio alle trasformazioni.

Giunti sul posto, la madre domanda ciò che la figlia aveva previsto. La scena si ripete per tre volte come la volta precedente.

Infine se ne vanno.

Ancora per un po saremo tranquilli, dice la ragazza, ma torneranno per una terza volta.

Continuano la loro fuga quando, ad un certo punto, la giovane sente nuovamente la presenza dei genitori e si appresta ad escogitare un ulteriore sotterfugio.

  • Carluccetto, i miei stanno arrivando ancora una volta e sarà l’ultima. Io mi trasformerò in una fontana e tu assumerai le sembianze di un uccellino. Quando mia madre ti vedrà, cercherà di avvicinarti gettandoti delle molliche di pane; a questo punto tu dovrai scappare e quando verrà a bere l’acqua della mia fontana, io scomparirò. Tutto questo avverrà sempre per tre volte. Se riusciremo a sconfiggerli, non ci faranno più del male.

Al momento della vicinanza dei maghi, la ragazza mette in atto le sue trasformazioni, ma questa volta accade qualcosa di imprevisto.

Sua madre, che aveva sempre saputo delle trasformazioni, questa volta si rivolge loro senza tener conto della fontana e dell’uccellino:

  • Carluccetto, quando tornerai nella tua casa, per un solo bacio che tua madre ti darà, dimenticherai tutto il bene che ti ha fatto mia figlia.

Dopo aver lanciato la maledizione, i maghi vanno via per sempre.

Ora i ragazzi sono liberi, ma Mariuccetta è molto preoccupata e si raccomanda al ragazzo di non sottovalutare le parole della maledizione altrimenti perderanno tutto l’amore conquistato.

Naturalmente Carluccetto la rassicura. Infatti, giunti nella sua casa presenta la ragazza alla madre come la sua fidanzata ma le proibisce di baciarlo, senza, però, spiegarle il motivo. Sua madre non è affatto contenta delle parole del figlio, poiché è trascorso così tanto tempo che non comprende perché non possa dargli un bacio.

I ragazzi sono molto stanchi per il viaggio e le avventure spiacevoli che hanno dovuto subire, così, si sdraiano su letto per un piccolo riposo. Nel bel mezzo del sonno, la madre di Carluccetto, ne approfitta per dargli un bacio e lui non se ne accorge, tanto era intento a colloquiare con Morfeo.

Al risveglio, il giovane non ricorda più nulla. La maledizione si era avverata. Sotto l’effetto dell’incantesimo, Carluccetto, riprende la vita di un tempo, tagliando la legna nel bosco e vendendola al fornaio del paese in cambio del pane. Questa volta però, ha un’altra bocca da sfamare, Mariuccetta. Non riesce a spiegarsi questa presenza nella sua casa e, per quanto sua madre tenti di ricordargli che l’ha portata lui presentandola come sua fidanzata, Carluccetto nega di conoscerla e la considera un’estranea.

Intanto il tempo trascorre, ed arriva il momento in cui il ragazzo sente il bisogno di farsi una sua famiglia, così comincia a frequentare le feste del paese e si fa un giro di amicizie. In questo giro, incontra una ragazza. A nulla valgono le spiegazioni della madre e di Mariuccetta perché lui non si ricorda proprio di nulla. Cosicché, si fidanza con questa ragazza del paese.

Iniziano i preparativi per il matrimonio, ed anche Mariuccetta si prodiga, con il cuore ferito, sperando fino all’ultimo che Carluccetto ricordi la loro storia. La madre di Carluccetto è molto dispiaciuta e preoccupata per la sorte di quella povera ragazza. Parla con il figlio tentando di farlo rinsavire, ma la maledizione ricevuta, è molto forte.

Il giorno stabilito arriva e la casa si riempie di gente. Tutti si divertono mangiando e ballando, solo Mariuccetta siede in disparte tristissima, subendo il tormento di quei festeggiamenti. Ad un certo punto, le persone decidono di sedersi intorno alla tavola per fare un gioco. Questo consiste nel raccontare una storia da ognuno di loro.

Quando tutti i commensali hanno terminato di raccontare le proprie storie, uno di questi si accorge che manca quella di Mariuccetta. Allora le si rivolge così:

  • Signorina, perché sta sempre in disparte e non racconta anche lei una storia?

La ragazza volge lo sguardo verso gli invitati e dice:

  • Se posso avere un pezzo di mollica di pane, modellerò due pupazzetti che racconteranno la storia per me.

Curiosi per l’inusuale comportamento, la ragazza viene accontentata. Le danno un bel pezzo di mollica di pane e lei modella due pupazzetti. Ne sistema uno con il suo nome ad un capo del tavolo, mentre l’altro pupazzetto con il nome di Carluccetto, lo sistema all’altro capo del tavolo.

Questi due pupazzetti, iniziano a camminare sul tavolo avanti e indietro e poi cominciano a parlarsi.

Comincia Mariuccetta:

  • Carluccetto, ti ricordi quando mio padre ti ordinò di pulire tutta la stalla dallo stabbio in un giorno solo e la sera sarebbe venuto a controllare? Tu scoppiasti a piangere perché capisti che non saresti mai stato in grado di procedere. Ricordi che intervenni io e portai a termine il tuo lavoro?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ti ricordi quando, sempre mio padre, ti chiese di cambiare tutti i fiori del giardino in un giorno? Cominciasti a piangere di nuovo perché sapevi di non essere in grado di farlo. Ricordi che, anche in quel caso fui io a fare il lavoro al posto tuo?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ti ricordi quando mio padre, per la terza volta ti diede l’incarico di andare nel bosco e tagliare tutti gli alberi con l’accetta di legno e la sera sarebbe passato, come sempre, a controllare? Ti sentii di nuovo piangere e corsi in tuo aiuto?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ricordi che, dopo il terzo lavoro, mio padre comprese l’inganno e, d’accordo con mia madre, volle punirci cercando di bollirci nelle due caldaie poste nel giardino, per poi mangiarci? Ricordi che fuggimmo?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ricordi che i miei genitori ci inseguirono, ed io trasformai me stessa in orto e te in ortolano? Ricordi che mia madre, quando ci raggiunse, ti chiese per tre volte se avevi visto due ragazzi scappare? E tu rispondesti tutte e tre le volte: se pianto le cipolle non pianto l’insalata e se pianto l’insalata non pianto le cipolle. E i miei andarono via.
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ricordi che per la seconda volta i miei genitori ci raggiunsero, ed io trasformai me in Chiesa e te in sacrestano? Ricordi che mia madre ti domandò per tre volte: sacrestano, hai visto due ragazzi passare di qua? E tu rispondesti: se servo la messa non suono le campane e se suono le campane non servo la messa. Desti loro questa risposta per tre volte e loro se ne andarono?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ti ricordi che i miei genitori nel loro inseguimento ci raggiunsero per la terza volta? Io mi trasformai in fontana e feci diventare te un uccellino? Ti raccomandai che se mia madre ti avesse gettato le molliche di pane tu non le avresti dovute accettare e che, se si fosse fermata a bere l’acqua della fontana, questa sarebbe sparita? Ti ricordi che lei, avendo compreso il nostro comportamento non ti fece nessuna domanda ma ci mandò una maledizione?
  • Lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!
  • Carluccetto, ti ricordi in cosa consisteva la maledizione? Per un bacio che ti avesse dato tua madre, tu avresti completamente dimenticato il nostro amore?
  • lasciami passeggiare che mi voglio ricordare!

E così passeggiando avanti e indietro, il pupazzetto Carluccetto, pian piano iniziò a ricordare tutto ciò che era accaduto e di come Mariuccetta lo avesse difeso dai genitori, aiutato nei lavori e, addirittura, lo aveva salvato da loro. Ricorda anche come si fossero innamorati già dal loro primo incontro. Allora i pupazzetti modellati con la mollica del pane, si bloccarono e Carluccetto in carne e ossa, s’inginocchiò davanti a Mariuccetta chiedendole di perdonarlo, tra lo stupore di quanti fossero intervenuti a quella festa. Poi la prese in braccio, la baciò dappertutto e le chiese di sposarlo. A quel punto si scusò con la ragazza con cui si era fidanzato e sposò Mariuccetta.

Fecero una grande festa con gli stessi invitati e vissero felici e contenti per lunghi anni e senza problemi di povertà…con una maga in casa.

(Maria Celeste Cipolla)