Manichini

Foto, “manichini” in vetrina. (M. C. C.)
Manichini, manichini, manichini,
di plastica riciclata, antropomorfi e
schiavi ignari di bellezze in vetrina,
tra trasparenze di vetro e tende,
che svolazzano al vento, utili a
coprire il timore dei raggi solari.
Qualcuno li veste e li sveste,
secondo l’urgenza di un pubblico,
Ma io mi ci identifico, immateriale
in codesta strana esistenza,
condividendo una certa solitudine,
quella del nulla, dedicata al nulla.
Tutto accadde quel giorno funesto,
mentre io ancora, qui nel futuro,
io colpevole, io e il vigliacco,
io in solitudine, io manichino.
Che pesantezza orribile vivere!
Ho tentato di raggirare il tempo,
per distanziarmi dal manichino,
dalle strane, chiaroscurate trasparenze,
che giocano sovrapponendo pellicole,
e creare l’unica fotografia in bianco e nero.
La stessa ho postato sui social, per
il diritto di un nostro futuro rubato.
Ti vedo là, fisso sulla mia applicazione,
silenzioso, io, mi beo della tua immagine.
Ti ho raccolto dal cubo trasparente,
dal bla bla incomprensibile, per avere
una seconda possibilità, virtuale.
Così, ho confuso il destino dissotterrandoti,
dal bianco, freddo marmo, verso il quale
non oso più posare lo sguardo.
Insieme nel futuro, foto accanto foto,
è così che lenisco il mio dolore,
nel solitario silenzio di un’azione virtuale,
atta a trascendere il tempo e lo spazio.
(Maria Celeste Cipolla)
