La metà del cuore
Tecnica mista su carta Canson. (M. C. C.)
Donai il mio cuore al vento,
affinché ti raggiungesse.
Corse veloce, in ogni direzione,
tanto che solo qualche pennuto,
avrebbe osato raggiungerlo
se dotato, di ali grandiose,
passeggiando nel cielo.
Entrò nell’universo cercando
un passaggio oltre l’ignoto,
con luce al centro, per orientarsi.
Un giorno, arriverà, o è già lì?
Ma perché non ho risposte?
Forse è vero che non esisti più?
Che freccia sbadata fu, quella che ci colpì,
o sfuggì a Cupido? Non voleva colpirci?
Il tempo è dolore, e fatica il vivere
nel buco metallico che non collabora.
Non comprendo le maschere, sui volti
della gente, sicuro me ne occorre una,
la comprerò, per nascondere le lacrime.
Il dottore ha controllato il mio cuore,
dice che batte poco, io non gli ho
rivelato che una parte ce l’hai tu.
Mandami un pensiero, vieni nei miei sogni,
lì ci incontreremo, ed io non vivrò che per
aspettare le tenebre, anche nell’invisibile,
no come nel sogno con la faccia nel cubo,
dove, lettere mute volavano confuse,
mentre comprendevo l’impossibilità
a tornare, senza un saluto, un bacio
ai tuoi figli, ai quali mancò il tuo amore, e,
con dolore vissero inseguendo il sogno,
di conoscerti, anche solo per un istante.
Nessuno comprende la mia fedeltà,
per un lui che più non esiste, ma io,
ho vissuto nella tua mente e ancora ci sto.
Morire è sparire? Completamente?
Non posso credere, devo bearmi di te,
questo è il mio solo bisogno.
Non sei più materia, ché si consumò,
ma trattienimi il cuore, la mia metà,
un giorno la riprenderò e ti renderò la tua.
Sento questo cuore pulsare, a volte,
quando imminente diventa
il bisogno del tuo abbraccio, lo stesso
che iniziò il nostro progetto di vita,
ma che poi, improvvisamente, si fermò.
(Maria Celeste Cipolla)
