Il pensiero debole, 1

Pubblicato il 05/02/2018

 

Composizione Mandala con penne colorate su carta. (Maria Celeste Cipolla)

 

Cosa mi ha portato qui,

su questo pianeta inospitale

tra gente ostile, in un tempo che

non insegue più la bellezza e l’amore.

Cellule delle acque fredde,

nel fondo della culla, giacevano,

sole, indipendenti e libere,

poi calde, incoraggiate dal sole

e dal cosmo matematico,

nel tempo che non conosciamo,

un tempo che non esiste,

ma che scorre, con l’unico scopo

di condurci per mano nell’oblio.

Un pianto dirotto, mi strappò

dal fondo della culla umana

dove la forza non mi ignorava, ma,

non potei scegliere, che, del pianeta,

le leggi sono illuminate da una luce

che non dorme mai, incoscienti,

non ti guardano in faccia.

Ogni cosa dunque andava, e la seguii,

con gocce di lacrime sulle gote

mentre il cuore doleva

nell’ascoltare le miserie della gente.

Non fui sola secondo le altre cellule,

ma non poterono insegnarmi

avendo l’anima intristita,

fui io da sola a crescerla,

e quando il corpo si allungò, vidi,

l’orrore immaginato nel destino,

senza valori e senza amore,

solo menzogna sempre a portata di mano.

Scoprii la nuvola nera e quella bianca,

intente a fiaccarci, indebolirci,

le vidi allora e le vedo ancora,

scontrarsi nell’eterna sfida

per il duello sull’immortalità,

l’antico, assurdo sogno

che la vita mai concede.

Così, pian piano, ad ogni folata di tempo,

che non esiste ma passa,

io non capisco il quadro della vita,

che chiaro, si mostra ai miei occhi.

Sono sola nella conoscenza,

come pochi, inascoltati umani,

alieni e sempre più deboli sul pianeta terra.

Cosa spinge a riempire l’intervallo

che ci stringe come una corda e, insieme,

diventano sempre più corti?

Questo tempo inesistente,

potremmo trascorrerlo in libertà,

soffocando il male, oggi padrone

nei cuori menzogneri, consci

di innalzare monumenti,

che non sono altro che cimiteri,

per corpi ormai spenti, finzione.

La ritrovo dappertutto questa menzogna,

appiccicata ormai al corpo

come una seconda pelle, un regalo,

un regalo di bugie da chi sa,

scultori di cervelli ai quali chiediamo,

altre, infinite menzogne, delegando,

sempre e comunque per continuare,

senza la fatica della conoscenza,

fregandoci dello scibile che ci appartiene

ma che rifiutiamo, illusi che la nostra nascita

sia già essa colta e che faccia lei tutto il lavoro

riempiendoci questo supposto tempo

non tempo del cosmo, dove luci antiche,

ci raccontano di pianeti trascorsi,

consumati dall’intervallo o precipitati

nei buchi neri come pozzi sulla terra.

Racconti veri o falsi che non riconosciamo più,

e non chiediamo, perché va bene lo stesso,

perché speriamo ci precipitino umani consunti.

Pelle su pelle, cellula su cellula,

potere del pianeta sugli uomini,

degli uomini su altri uomini,

che dovranno poi confessare, un giorno,

quando arriveranno al tribunale della morte,

puntuali, coperti da un manto nero

e bombe artigianali sul cuore

per l’ultima, invisibile esplosione

con l’intenzione di portarsi dietro

quanti più umani possibili.

Estinzione per ignoranza,

debolezza umana.

(Maria Celeste Cipolla)