Il pensiero debole. Mandala

Pubblicato il 05/02/2018

Tempera su tela. (M.C.C.) per (Pensiero dell’uomo tra astenia e diet-etica),il numero quattro della rivista on line: Straniattrattori

 

Qualche illuminato cominciò

a disegnare sulla sabbia,

finché nacque un Mandala.

Esso restò intatto per lungo tempo,

con lo scopo di mostrarsi alla gente,

prima della venuta dei venti,

che lo avrebbero trasportato,

sulla superficie del pianeta, dove,

se il seme volatile dona vita materiale,

così, egli, intendeva spargere spiritualità.

Un pianto dirotto, mi strappò

dalla culla umana, un giorno,

mentre nuotavo protetta dalle

acque melmose, per portarmi

su questo pianeta,

ostile e inospitale,

gettata nel mucchio di gente,

che, abbandonò il nomadismo,

per creare ciò che chiamiamo società.

Non potei scegliere!

Da quella unione nacquero

assurde leggi per limitare

la libertà delle persone,

senza neppure guardarle in faccia.

Con le lacrime sulle gote,

ed il cuore dolente: compresi,

gli innumerevoli inganni per indebolire,

e impedir loro di pensare, laddove

invece, la materia, non cercava altro

che abbracci d’amore.

Allora scelsi di rimanere sola

a crescere quest’anima.

E, mentre il corpo si allungava,

notai nella folla, il desiderio,

represso nel proprio destino,

ché, improbabili religioni,

raccontavano loro, storie.

Ma era ciò che, volevano sentire,

senza l’urgenza di comprendere,

il lungo elenco dei nostri perché.

Mandala di ogni tipo aumentarono

e non si persero più nei venti,

perché trattenuti dalle persone

in cerca di un nuovo fato.

E i bla bla degli inceneritori

che controllano la gente,

ascoltano parole di nulla,

nel nulla del tempo, fermando

la cultura, l’arte e ogni bellezza,

mirando al possesso dei nostri pensieri.

Scordano la Gea madre,

e la sua forza, gli stolti,

non immaginano di non poter

mai sottrarle il potere.

Sole, calore e un cosmo matematico

sottrassero, in un tempo lontanissimo,

la tenera cellula dai freddi mari,

e lei cospargendosi

sulla polvere rossa di terra

e azzurra di cosmo, impazzì.

Un tempo sconosciuto

che non esiste, ma scorre.

E la stella ingannò anche noi,

rendendo utopica l’idea di risposte

che potrebbero dare un senso

alla nostra breve vita sulla terra.

Scoprii la nuvola nera e quella bianca,

intente a fiaccarci e indebolirci,

le vidi allora e le vedo ancora,

scontrarsi nel duello per l’immortalità.

Pian piano, ad ogni folata di tempo,

io non capisco il quadro della vita,

quando si mostra ai miei occhi,

chiaro e suadente nell’inganno.

Come capitò al mitologico Odisseo,

legatosi all’albero maestro della nave,

dove, con altre persone incerate,

non si sporse al canto dolce

delle sirene ammaestrate,

rinunciando alla curiosità per la verità.

Così, anche noi ci stringiamo,

debolmente, cinte da cotone leggero,

che romperemo per correre in braccio

alle dolci note, anche se sappiamo

di trovare sirene in giacca e cravatta,

o gonne e tacchi a spillo, profumate di rosso.

Mi sento stanca e sola nel combattimento,

insieme ad una minoranza umana,

e allora, fiaccata e debole,

depongo le armi del pensiero.

Me la ritrovo appiccicata al corpo

come una seconda pelle,

questa menzogna, un regalo,

un regalo di bugie da chi sa,

scultori di cervelli, ai quali

chiediamo, ulteriori bugie,

per paura di aver paura,

del buio che si ripete,

nei pozzi sulla terra, similmente

ai buchi neri nello spazio.

Pelle su pelle, cellula su cellula,

confesseremo, con un manto scuro,

nella gloria e per la gloria

delle mille religioni e delle mille preghiere,

le mille falsità, come bombe artigianali

poste sul cuore, per l’ultima,

invisibile esplosione, intenta

a portarsi dietro quante più vite possibili.

Estinzione per ignoranza,

debolezza umana.

 

(Maria Celeste Cipolla)