Il lago

Pubblicato il 20/03/2018

Foto, il lago. (M.C.C.)

 

Fui bambina un giorno lontano

così lontano da dimenticarti.

Ti ritrovo qui, in riva al lago,

che giochi, tu, bambina.

Provai a scegliere tra il bene, ed il male

e la vita passò senza accorgermene.

Non tornare, bambina, non reclamare

l’abbandono, io ti sento sempre

nel ventre, gravido di te,

e provo a giocare, su questa riva,

toccando la sabbia, saltando nell’acqua.

Stupida io, che non ti aspettavo più.

Non venisti mai da me.

O non me ne accorsi, intenta

ad aggiustare questo vivere.

Ma rattoppavo da una parte e,

dall’altra laceravo. Solo buchi, assenze,

ricostruzioni mal fatte, senza capire.

Sono cambiata? Non ti stupire.

Noi due gemelle, tu spirito in me,

ed io in te. Cosa rivelarti?

Da un corpo ricucito? Paura?

Nessuno comprenderebbe.

Paura sì, di aver paura, sì. Paura

con la bambola all’inizio del lago,

in fondo, nell’acqua calma, lei,

stupita dal frastuono degli umani.

La mia vita è finita, ed ora attendo,

qualcosa che mi avvolga,

un rimedio per i sogni infranti.

Il desiderio di vita, mi tormenta,

l’essere stata privata di te mi tormenta.

Avrei voluto errare nel mondo, con te

nel grembo, ma qualcuno mi fermò.

Eccome se l’ha fatto! Senza abbandoni,

insieme, il tempo se n’è andato

prima di me, una, due, mille volte.

Aspettando te, per te, volevo

una vita gioiosa, ma nessuno ti ama

se la bocca non schiudi. Stronzate!

Che grande, enorme stronzata è la vita.

Anche seminando, come diceva di fare

la madre amata, cosa raccolsi, per noi?

Polvere e merda, merda e sputi in faccia,

Non si raccoglie se la vita non ti vuole.

Il mio corpo triste, si ammalò, e,

la tristezza ci abitò, ed ancora lo fa, chi,

ha seminato, in nostra vece?

Fuggi lontano, non accompagnarmi

in questo deserto.

L’equivoco, ci fu, senza saperlo perché

Il corpo non partecipò e non volle mollarti,

mentre ti lamentavi del tradimento.

Oh! Se lo avessi fatto, una volta.

Una sola volta,

nel silenzio del mio silenzio.

Ti ho risparmiato una vita sbagliata,

e quella giusta ancora attendo.

Via da me, bambina, via dalla fine.

In questo lago, calmo, dove mi costringi,

cammino con te…pazza, verso l’interno,

non so nuotare…..ma che importa? Forse,

c’è un Dio là sotto, o sopra, non so.

Ho male, male in testa, non pungolare,

ascoltami tu, se io non l’ho fatto io

negli anni, bambina: non avremo altre

possibilità di stare insieme, che dirti,

ora che tutto è finito.

Io ancora attendo, un poco di nulla.

Andiamo al lago, risorgeremo, forse,

sulle acque, io e te,

bambina amata, mai rifiutata,

Non ho scuse,

non ho che la fine,

più nulla da donarti,

neppure a me stessa.

Il grillo parlante della favola.

ora lo dice a te, mia metà,

ascoltalo, anch’io lo farò.

Ma è tutto inutile,

avrebbe dovuto parlare prima,

I giochi sono conclusi,

non ci hanno ascoltate.

Non si parla ai sordi

e i muti non rispondono.

L’acqua intanto scorre

ignorando le particelle

di me e di te,

attende

di ingoiarle,

di ingoiarci.

 

(Maria Celeste Cipolla)