Il Cristo

Pubblicato il 23/04/2018

Carboncino su carta. (M.C.C.)

 

Duemila anni trascorsi

da quando il Cristo

venne sulla terra per

confortare il suo popolo.

Duemila anni l’uomo conta

nel nome di Colui

al quale ha rubato l’anima.

Duemila anni manifesta,

in ogni occasione, ponendolo

disteso sulla sua croce, ferito,

sanguinante, sacrificabile.

Ma chi lo tradì, ormai, che

importanza ha, dato che noi,

lo tradiamo continuamente

presentandolo alle nuove generazioni

nell’orrore della tortura e della morte.

Vedo croci insanguinate dappertutto,

baciate da gente inorridita, perché?

È questo che ci rassicura la coscienza?

Non siamo meno colpevoli del Giuda,

che sempre ricordiamo.

Duemila candeline sulla torta,

potremmo regalarle al Cristo,

preoccupato per le nostre anime,

ed ora, se la croce fa paura come

la faceva a me da bimba e ancora,

perché imporla agli altri bimbi e giovani?

Domande! Non potrebbe essere figura

gioiosa e amabile presentandola

nelle vesti e con i sandali con cui,

il Santo, si muoveva errando tra la gente

che ascoltava, estasiata, le sue parole?

Sono certa che Lui, non avrebbe voluto

essere ricordato inchiodato ad una

croce e imbrattato di sangue morto.

Sarebbe giovane e bello, in sintonia

con la nostra civiltà giovane e bella

e con tutte le altre a venire.

Allora, potremmo spegnerle davvero

tutti insieme, quelle candeline perché

insieme, gli restituiremmo quella dignità,

che, per duemila anni gli abbiamo tolto,

e la gioventù meglio capirebbe il messaggio.

Come volesse davvero portare la pace

nel mondo senza guerreggiare,

come tanto ci piace, inutile il suo ricordo,

ogni anno se ci immedesimiamo

nel nome di un Cristo insanguinato,

al quale le parole abbiamo rubato,

rubato e sostituite con il solito colore:

il rosso del male. Ma lo abbiamo

davvero combattuto questo sangue?

Ci vestiamo delle sue intenzioni senza

rispettarlo, quindi, smettiamola

di riempirci la bocca di belle parole,

alle quali, in codeste condizioni, nessuno

crede….e l’ipocrisia, s’ingigantisce.

(Maria Celeste Cipolla)