I miei mostri

Pubblicato il 05/02/2018

 

 Tecnica mista su carta Canson. (M. C. C.)

 

Col nulla nel cuore

percorri il cammino,

ignorando coloro che

qualcosa han da dire,

imprecando ai dannati

che scopron la luce

dopo tanto travaglio,

ad illuminare loro la strada,

per giungere alla mèta

da tempo desiderata.

“Non c’è più niente

ormai che possa ancor

essere inventato”.

Mi bruciano dentro

le assurde parole

che da vent’anni

professi alla gente, che pur

ti sta ad ascoltare.

Cotanta presunzione

ti spinge a parlare

mentendo ad ognuno,

maggiormente a te stesso:

codardo in un mondo di eroi,

genio nella terra demente.

I miei mostri dipinti,

non dal nulla sono nati.

Brutti e sporchi,

dal colore insudiciato,

nei quali penetra,

rivelando agli altri l’interno.

Ti svelano il reale

ch’è dentro di noi,

dal quale ti scosti

con l’aria distratta,

di chi è fuori da

codesto discorso,

di chi, al mattino,

veste la maschera

celando all’esterno il vero volto.

Ma la sera ti spogli

e la notte non conforta

i tuoi sogni usando il colore,

ed i neri fantasmi

ti danzano attorno

riflettendo nello specchio

il volto nascosto.

Spietato il subbuglio

ti assale da dentro,

gettandoti in faccia

il sangue e le viscere

dai neri, sudici, colori,

mortificando le idee

che la mente compose.

La nuova sensazione,

inevitabilmente,

ti spinge a capire

quanto,

ancora l’uomo,

ha tanto da dire.

 

(Maria Celeste Cipolla)