A un’immagine ricevuta

Pubblicato il 01/04/2024

Ridotta ad elemento della terra,

in te si è consumata l’ultima aria

dimenticando il mondo

vorticoso giro prospettico

da Holbein a Mantegna e a te

deposta con cura il capo posato

a destra guardando

madre di figlia che ha

dipinto il padre che

guarda la terribile

bellezza della morte

ormai distante anch’egli

dalla vita terrena Bella

nella sua ineffabile

crudezza a cui nullo

omo può sfuggire.

La Morte ci sorprende

anche se dalla nascita

annunciata. E’ strano

anche le pitture e la

Morte impressionano le

foto! (Foto viene da luce

ma si sperde nei pixel

virtuali e si ridimensiona

in uno schermo dal retro

illuminato…a quando

una in una nuova

prospettiva la mente

capovolgente/sguardo ci

farà vedere il Cristo del

Mantegna dalla testa?)

Dai quadri con sguardo

di fissa sorpresa il

padre-marito fissa

l’icona: somiglianza non

più di essere animato

ma divinizzato archetipo

deposto nella camera di

morte e vita insieme.

Immagine. Non più

carne corruttibile ma

carne trasfigurata,

raggiante di luce al

confine del divino. Non

più carne corruttibile ma

allusione continua alla

fissa fissità dell’icona

che eternizza e rende

l’idea dell’eterno

presente della divinità.

Il padre/marito guarda e

domanda: ” Perché la

bocca non si chiude?

Trattiene il respiro?

Forse è già uscito? E’

nell’aria? Si può

raccogliere il respiro

estremo che qualche

essere diafano cerca di

inseguire e deporre

sopra una patena

leggera trasparente in

un astrale impazzito

dalla scandalosa e

oscena messinscena

della morte? C’è un

sacerdote che dalla

patena prende il respiro

e lo rigetta nella bocca

socchiusa a riportare la

vita in questo corpo? Chi

piange? Chi cammina a

fianco? Chi regge il

baldacchino dalle tortili

colonne dove con fatica

l’anima sale con rigiri

logoranti? Troverà mai

l’anima la strada verso

quell’Uno che da

quaggiù sembra

frammento? Dai quadri

con sguardo curioso

senza aspettare risposta

domanda a se stesso

l’uomo/padre: “Io questa

donna l’ho amata? E lei

mi ha amato? E quante

volte insieme i giorni di

festa ci siamo amati?

Dalla pittura/pelle/olio

ormai essiccate come

un canto si ode: sono le

tante domande che

allontanandosi muoiono

a poco a poco nella

stanza. E nella

sospensione del tempo

rimane la statica danza

della morte. (Qualche

ispirazione tratte da:

Roberto Lerici, L. A. Ouspensky,

San Francesco, Giacomo Leopardi,

F. Dostoevskij, T. S. Eliot, F. Polignano e

altre tracce mnestiche.

(Antonello Belli)