L’amore per il cibo e il cibo per l’amore

Pubblicato il 05/02/2018

“L’albero della vita”, penne colorate su carta Canson. (M.C.C.) per (L’amore per il cibo e il cibo per l’amore), numero cinque della rivista on line: Straniattrattori

 

Amore

Amore, frutto raro,

spesso acerbo,

da assaporare pian piano,

quasi a volerlo trattenere

per trovare un velo dolce.

È capriccioso, vola di fiore in fiore,

cercando un brivido:

farfalle nella pancia.

C’è confusione.

Un lui insicuro, ma non una lei.

Con le idee chiare di bambina,

per il suo principe azzurro,

assimilato negli anni,

dopo folle tortura mentale,

che divide e poi permette,

l’accoglienza del seme.

Un colore che non molla,

ci tormenta nei pensieri,

s’infila tra i nostri sogni,

scuotendoci tra i cuscini.

Ci alza la notte per una mano in frigo.

Dura, non dura, si trasforma,

si confonde e poi si ritrova.

Ha mille volti sinceri, bugie

che mentono, fino all’amplesso.

Amore etero? Lesbo? Gay? Cibo?

Comunque amore, niente e tutto.

Sentimento semplice e complicato,

per la copula del creato:

dovere innanzi tutto,

creare e fuggire

Pietà e pena, è sempre amore.

È amaro in bocca.

È maschio e femmina,

un richiamo a Freud.

Un sacrificio al Dio di turno.

L’amore, freccia dell’Eros,

celebrato da poeti e

da quant’altra letteratura,

tra le cui righe, dal sapore antico,

di romanticismo…si perde.

Talvolta è malato di raffreddore,

a volte di malattia grave:

niente cure dice la scienza.

Ama la preda, l’azzurro,

poi l’uccide, delegando l’inconscio.

Farfuglio, maschile e femminile,

non s’incontrano spesso,

ma spesso s’incontrano,

ed è un attimo, un attimo d’amore,

che, a volte, dura quanto la vita.

La teniamo stretta questa vita,

fino a morsicarla, strozzarla, ingoiarla,

decapitarla: paura dell’ignoto

del proprio pozzo senza fine,

dove non si vede che buio.

Paura di scendere giù,

sperando in un bagliore, che,

ci potrebbe portare alla follia.

Allora amore in pillole,

come cibo, la merda

che ci avvelena ogni giorno,

ma che amiamo perché:

amore uguale vita,

vita uguale amore.

Disperso nell’Universo,

tramite petali di rosa sparsi

lungo la strada, che ognuno

di noi vorrebbe calpestare,

calpestare per ritrovarsi.

Fiori di campo raccolti,

come castagne a ottobre

o fragole in primavera.

Amori in trasformazione,

continua e millenaria,

un gioco per la vita.

Spesso si confonde

nella giungla del sesso,

allora lo amiamo di meno,

lo confondiamo e

non lo perdoniamo,

ma lo perdiamo.

Come un attore comico,

spesso si camuffa,

questo amore sbiadito.

Io mangio

tu mangi

egli/lei mangia

noi mangiamo

voi mangiate

essi/loro mangiano.

Coniugandolo, forse ha senso,

è una mela che addentiamo,

con piacere orgasmico,

come comanda l’universo

segreto nel suo segreto.

(Maria Celeste Cipolla)