Onde

Pubblicato il 05/02/2018

Penne colorate e acqua su tela. (M. C. C.)

 

Seduta sul bagnasciuga,

lo sguardo perso nel nulla,

mi beo dell’acqua del mare, ove,

onde regolari e dolci danzano insieme.

Guardo senza vedere, ché, la mente si adagia

immersa in codesto silenzio e

viaggia lontano.

Un attimo dopo, correnti opposte le scontrano e,

nell’impatto,

s’innalzano con forza su nel cielo,

come avessero un appuntamento.

Gli occhi si scuotono e abbandonano il nulla,

destati dal rumore delle acque.

Lo scontro, le ferisce,

ed un sangue particolare fuoriesce,

mescolandosi, al resto acquoso.

Sono particelle d’acqua trasparenti,

sono gocce che volano dappertutto,

e mi bagnano

e mi contagiano il corpo.

È piacevole, fresco, mi tergono, mi emozionano,

il viso si bagna di acqua e lacrime:

non vorrei mai lasciare questo posto.

Talvolta, il cuore è inquieto, mi

spinge a sedere sulla sabbia per guardare

gli elementi mentre lottano tra loro,

la violenza m’impaurisce, ma so che

l’agire non ha coscienza,

assolvendo al misterioso compito da millenni.

Nella corsa di scontri terribili,

trasportano tutto ciò che incontrano,

ma nulla ne arresta il cammino.

Io guardo la bellezza del tutto,

i fantastici disegni delle movenze,

le vedo nella copula, nel moltiplicarsi

e nell’affascinarci con le loro bollicine.

Innalzano muri che si sgretolano a riva,

mentre i nostri rimangono segreti

per generazioni, alimentando guerre.

Io le adoro, distesa sulla spiaggia,

loro, arrivano schiumando,

paiono contenere tensioattivi

per detergersi.

I colori mimano quelli del cielo e

la mescolanza ne crea di nuovi.

In codesto momento particolare,

l’orizzonte non si distingue ché,

tutto è piatto nell’unica dimensione.

Ma nei giorni di calma, una linea infinita

abbraccia il pianeta e una retta si materializza

all’orizzonte dividendo in due il paesaggio:

metà sopra e metà sotto,

identiche.

Improvvise appaiono le contorsioni,

seguitando il loro teatrare

affinché si prolunghino gli sguardi sulle vanese,

Il sole, con i suoi raggi, le veste,

con tuniche dorate e quell’oro

posandosi sui dintorni, colpisce anche me,

così, m’indoro partecipando

all’imbellimento della vita che

umani indaffarati, neppure

riescono a vederne le gesta,

continuamente desiderose

di notorietà…

 

(Maria Celeste Cipolla)