Onde

Penne colorate e acqua su tela. (M. C. C.)
Seduta sul bagnasciuga,
lo sguardo perso nel nulla,
mi beo dell’acqua del mare, ove,
onde regolari e dolci danzano insieme.
Guardo senza vedere, ché, la mente si adagia
immersa in codesto silenzio e
viaggia lontano.
Un attimo dopo, correnti opposte le scontrano e,
nell’impatto,
s’innalzano con forza su nel cielo,
come avessero un appuntamento.
Gli occhi si scuotono e abbandonano il nulla,
destati dal rumore delle acque.
Lo scontro, le ferisce,
ed un sangue particolare fuoriesce,
mescolandosi, al resto acquoso.
Sono particelle d’acqua trasparenti,
sono gocce che volano dappertutto,
e mi bagnano
e mi contagiano il corpo.
È piacevole, fresco, mi tergono, mi emozionano,
il viso si bagna di acqua e lacrime:
non vorrei mai lasciare questo posto.
Talvolta, il cuore è inquieto, mi
spinge a sedere sulla sabbia per guardare
gli elementi mentre lottano tra loro,
la violenza m’impaurisce, ma so che
l’agire non ha coscienza,
assolvendo al misterioso compito da millenni.
Nella corsa di scontri terribili,
trasportano tutto ciò che incontrano,
ma nulla ne arresta il cammino.
Io guardo la bellezza del tutto,
i fantastici disegni delle movenze,
le vedo nella copula, nel moltiplicarsi
e nell’affascinarci con le loro bollicine.
Innalzano muri che si sgretolano a riva,
mentre i nostri rimangono segreti
per generazioni, alimentando guerre.
Io le adoro, distesa sulla spiaggia,
loro, arrivano schiumando,
paiono contenere tensioattivi
per detergersi.
I colori mimano quelli del cielo e
la mescolanza ne crea di nuovi.
In codesto momento particolare,
l’orizzonte non si distingue ché,
tutto è piatto nell’unica dimensione.
Ma nei giorni di calma, una linea infinita
abbraccia il pianeta e una retta si materializza
all’orizzonte dividendo in due il paesaggio:
metà sopra e metà sotto,
identiche.
Improvvise appaiono le contorsioni,
seguitando il loro teatrare
affinché si prolunghino gli sguardi sulle vanese,
Il sole, con i suoi raggi, le veste,
con tuniche dorate e quell’oro
posandosi sui dintorni, colpisce anche me,
così, m’indoro partecipando
all’imbellimento della vita che
umani indaffarati, neppure
riescono a vederne le gesta,
continuamente desiderose
di notorietà…
(Maria Celeste Cipolla)
