Umano troppo umano

Foto ritocco. (M. C. C.)
Sono un’anima unica, speciale,
vagante nella miseria terrena.
Sono il sapere innato, grata del regalo.
Sono l’ebbrezza nell’assenza di droghe.
Sono la razza umana, che vedo dall’alto,
dall’alto, lassù nello spazio.
Sono una nuvola bagnata che corre nel cielo,
amica del creato.
Una cellula acerba, appena nata.
Sono un rivolo di magma fuso nella terra.
Sono il genio che si allontana,
che mi trafigge ma non mi nasce.
Sono una santa, sono il demonio.
Sono due monomi amici di un binomio.
Sono una foto sbiadita.
Una farfalla volata.
Un pettirosso nascosto nell’aria,
libero da una libertà violata.
Sono la divinità di una statua,
che cammina lenta in cima alla processione.
Sono la natura di un tempo astratto.
Sono un tempio affabulatore.
Forse una pietra che non nasce e non muore.
Lassù sono, per ognuno di voi.
Mura buie di tunnel ci separano.
Cammina, cammina lungo il bordo dell’acqua,
fino in capo al mondo, nella paralisi di un passaggio.
Cosa sono l’amore e l’amicizia, il tradimento e l’inganno.
Cos’è l’umano terreno, quel troppo umano che vaga.
Cos’è questo linguaggio che s’immerge
e si bagna in un tuffo di mare.
Io gelo nel fiocco di neve di un paese scontato,
immaginando un luogo dove lo spirito crea.
C’è una luce che appare laggiù, c’è un sole caldo.
Ma non abbaglia la luce, non scalda il calore.
Mi decido e vado, ma sono, ed ero già là.
Beatitudine che salta rompendo gli schemi,
secondo una confidenza usata.
Ora ho bisogno di silenzio.
Ora ho bisogno di guardarvi
Io lontana da voi, io vicina.
Io invisibile carne umana.
Cos’è questo spirito bisognoso?
Per creare,
si deve per forza ragionare d’umano?
Voglio apparire, se il divino mi accompagna.
Se mi abbraccia. Perché è lì,
è alla fine del mondo, che creo.
Nella solitudine pazzesca di una pazza idea.
È lì, ad un passo dal buio colorato,
scheggiato da una cometa distratta,
dove il sogno è complice dell’ignoto,
è lì, dove salto il dolore della mia prigione
nella quale…
è lì che mi sento umana.
(Maria Celeste Cipolla)
