A un’immagine ricevuta
Ridotta ad elemento della terra,
in te si è consumata l’ultima aria
dimenticando il mondo
vorticoso giro prospettico
da Holbein a Mantegna e a te
deposta con cura il capo posato
a destra guardando
madre di figlia che ha
dipinto il padre che
guarda la terribile
bellezza della morte
ormai distante anch’egli
dalla vita terrena Bella
nella sua ineffabile
crudezza a cui nullo
omo può sfuggire.
La Morte ci sorprende
anche se dalla nascita
annunciata. E’ strano
anche le pitture e la
Morte impressionano le
foto! (Foto viene da luce
ma si sperde nei pixel
virtuali e si ridimensiona
in uno schermo dal retro
illuminato…a quando
una in una nuova
prospettiva la mente
capovolgente/sguardo ci
farà vedere il Cristo del
Mantegna dalla testa?)
Dai quadri con sguardo
di fissa sorpresa il
padre-marito fissa
l’icona: somiglianza non
più di essere animato
ma divinizzato archetipo
deposto nella camera di
morte e vita insieme.
Immagine. Non più
carne corruttibile ma
carne trasfigurata,
raggiante di luce al
confine del divino. Non
più carne corruttibile ma
allusione continua alla
fissa fissità dell’icona
che eternizza e rende
l’idea dell’eterno
presente della divinità.
Il padre/marito guarda e
domanda: ” Perché la
bocca non si chiude?
Trattiene il respiro?
Forse è già uscito? E’
nell’aria? Si può
raccogliere il respiro
estremo che qualche
essere diafano cerca di
inseguire e deporre
sopra una patena
leggera trasparente in
un astrale impazzito
dalla scandalosa e
oscena messinscena
della morte? C’è un
sacerdote che dalla
patena prende il respiro
e lo rigetta nella bocca
socchiusa a riportare la
vita in questo corpo? Chi
piange? Chi cammina a
fianco? Chi regge il
baldacchino dalle tortili
colonne dove con fatica
l’anima sale con rigiri
logoranti? Troverà mai
l’anima la strada verso
quell’Uno che da
quaggiù sembra
frammento? Dai quadri
con sguardo curioso
senza aspettare risposta
domanda a se stesso
l’uomo/padre: “Io questa
donna l’ho amata? E lei
mi ha amato? E quante
volte insieme i giorni di
festa ci siamo amati?
Dalla pittura/pelle/olio
ormai essiccate come
un canto si ode: sono le
tante domande che
allontanandosi muoiono
a poco a poco nella
stanza. E nella
sospensione del tempo
rimane la statica danza
della morte. (Qualche
ispirazione tratte da:
Roberto Lerici, L. A. Ouspensky,
San Francesco, Giacomo Leopardi,
F. Dostoevskij, T. S. Eliot, F. Polignano e
altre tracce mnestiche.
(Antonello Belli)
