Mano destra; indice; polpastrello; puntino.
Mano destra; indice; polpastrello; puntino.
Mano destra; indice; polpastrello; puntino.
Mi sembra di diventare matta. Naturalmente al dottore non l’ho detto. Mi scoccia essere presa in giro specialmente quando mi dicono che sono ingenua…peggio: ignorante. Io la prendo nel senso che ignoro, perché non possiamo avere tutti il dono dell’immensità dello scibile. Dunque, indice destro, polpastrello…buchinoo…con contorno di pelle spessa atta a ricoprirlo.
Toccandolo, si sente un bozzetto laddove invece si dovrebbe scivolare come sugli altri polpastrelli.
Quando andavo al mare, nella preistoria, quando nell’acqua ci si entrava a pezzi e con entusiasmo perché era fredda, oggi bolle e quel calore mi fa alquanto schifo Non sembra acqua di mare! Prima, dicevo, ci si entrava pian pianino perché era fredda e ci si doveva adattare alla temperatura, ma una volta abituati non si voleva più uscire. Dopo ci si metteva al sole, sopra un asciugamano gettato sulla sabbia…, i lettini costavano. L’io lucertola, diventava subito rossa e in breve si spellava. Accompagnavo con le dita quel normale scendere delle pellicine con piacere, tanto che quando finivano ci restavo male. Adoravo spellarmi, ma sull’indice proprio no, perché, la pelle, non è liscia e leggera come un’ala di farfalla, ma dura, così dura da ricorrere troppo spesso all’ausilio delle forbicine usate per le unghie. Poi però, sento dolore, un dolore continuo che mi innervosisce e, tolto il duro, fuoriesce una goccia di sangue. Non guarisce mai, mai nel senso di come si comporta una normale ferita. Una volta tolto il piccolo durone, ci vuole tempo affinché iil sangue si rapprenda. Sono cicli, nel senso k il desiderio di togliere quella parte dura che lo ricopre, mi viene quando sono proprio stufa di sentirla così tanto diversa dagli altri polpastrelli. Spesso ci fantastico su. Immagino che sia una strada comunicante dall’interno del corpo a fuori, a tutto ciò che il mio corpo si bea di vedere o al contrario. Di notte la cosa è più specifica, nel senso che, se è aperto, la goccina di sangue emette dei silenziosi richiami come fanno gli animali quando comunicano tra loro. Una sorta di lingua universale che ancora non siamo in grado di conoscere per l’estrema cattiveria che dimora nel cuore degli uomini. Un pozzo! Sì, un pozzo da percorrere per chi lo sa fare, per arrivare fino in fondo a parlare di cose. Ognuno ha la sua di cosa. A volte il fondo, risolve gravi questioni terrene. A volte le questioni sono personali: riguardano il rinnovo di un amore; la rappacificazione dopo litigi che sembrano senza soluzione. Sotto, giù in fondo, si tratta di una pozza di sangue, una piccola pozza di sangue, essendo il buchino minimo, ma potrebbe allargarsi e diventare un mare di sangue. Io non ho la facoltà di vedere fino laggiù. ma sopra certamente. Potrebbe essere fondo metri, addirittura chilometri, come faccio a saperlo? Anche perché folate intorno al buchino le sento spesso e sono molteplici. Chi va giù, chiede di sicuro qualcosa per risolvere il proprio vivere. Io non posso andare a chiedere di sistemare la mia vita perché il buchino sono io. Però è proprio laggiù che le luci si riaccendono. Sono nata così? No, non credo. E’ da qualche anno che mi sono accorta di averlo. Sarà cosa? Un dono per gli altri e una disperazione per me? Ci sarà qualcuno che se ne serve? Ignoro! Ma ho para di guardarmi dentro! Non ne sono capace.
(Maria Celeste Cipolla)