Roy Fox Lichtenstein, cenni storici

Pubblicato il 24/10/2018

 

Roy Fox Lichtenstein

Nasce a New York nel 1923, da una modesta famiglia ebraica. È tra i più celebri fondatori della Pop Art. La sua vita è tranquilla, senza eccessi come Warhol. Durante la scuola inizia ad interessarsi d’arte, design e musica, in particolare il Jazz, disegna e ritrae per gioco i musicisti. Tre anni alle Belle Arti poi partecipa alla seconda guerra mondiale. Lui stesso dice che ha studiato per un ventennio. Riprende gli studi, si sposa, ed ha due figli. I suoi dipinti non erano facili da capire, tra elementi geometrici misti con cubismo, ed espressionismo. Creò un “Assemblage” di oggetti in legno e quadri espressionisti con soggetti americani di cavalli e indiani. Nel 1951 tiene la prima mostra personale. Alterna diversi lavori: insegnante d’arte all’Università, design, decoratore e pittore. Studia Cubismo, ed Espressionismo. Realizza litografie anticipando alcune tematiche della Pop Art. Viene assunto come ricercatore all’università. Si avvicina all’espressionismo astratto e già compaiono personaggi dei fumetti e dei cartoni animati come Paperino e Bugs Bunny. Insegna al college del New Jersey e conosce vari artisti tra cui Oldenburg e Segal. Nel 1962 fa una personale a New York, presso il famoso gallerista Leo Castelli e da qui comincia la sua ascesa verso il successo. Sono anni in cui il fenomeno del consumismo e della cultura Pop esplode a livelli mondiali. Le immagini dei fumetti ingrandite, rispecchiano l’esigenza di circondarsi del nuovo, privo di angosce esistenziali. Le sue tele appaiono come un atto di accusa verso la banalizzazione che affligge la vita di tutti noi. È tutto terribilmente uniforme, tutto appiattito: dice. In realtà i suoi quadri, anche se presi da una cultura “bassa”, non sono mai banali e sono realizzati con la visione propria dell’artista. Realizza le sue immagini come fossero fumetti rivisitando gli artisti principali e gli stili nati nel “900. La contaminazione tra pittura e fumetti, crea un dialogo originale che coinvolge anche la scultura. Realizza i suoi lavori con la tecnica del puntinato Ben-Day, stile inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano realizzati per dare omogeneità all’immagine vista da lontano, egli esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. Le parole che mette in bocca ai suoi personaggi sono spesso violente e aggressive. Raffermare il contenuto sulla forma rifiutando le apparenze e lottando contro gli stereotipi: argomento interno all’ebraismo, vicino a chi conobbe le orribili conseguenze della propaganda antisemita. Crea le prime sculture di metallo smaltato, ceramiche e dipinti con la gestualità tipica dell’espressionismo astratto. Nel 1964 la rivista Life, realizza un articolo su Roy Lichtenstein come il peggio artista degli USA. questo lungo articolo, invece di demolirlo, consacra la Pop Art come la prima corrente d’avanguardia per la genialità di unire l’arte d’elite e le immagini dei mass media. Ci furino polemiche e grande interesse da parte del pubblico.L’artista aveva dichiarato che voleva fare una pittura talmente indigeribile che nessuno avrebbe voluto appenderlo al muro. Tutti odiavano l’arte commerciale e da lui avrebbe iniziato perché non l’avevano odiata abbastanza. Lo scopo era, comunque, di realizzare delle vere opere d’arte senza mostrarne l’intenzione. Grande esposizione al centro Pompidou, dove presenta circa centotrenta opere. Questo rende l’idea della complessità della sua avventura artistica. È presente alla Biennale d Venezia 1968 e 1970. Comincia ad interessarsi del cinema sperimentale realizzando tre film su panorami marini. Crea dipinti di specchi e lavori sulle piramidi. Lavora su nature morte e nudi alla maniera cinese e realizza opere ispirate al Futurismo. De Stijl. Costruttivismo russo. Surrealismo, ed Espressionismo tedesco. Nel 1979 gli viene commissionata la prima scultura pubblica. Muore nel 1997 a New York.

(Maria Celeste Cipolla)