Il Cristo

Carboncino su carta. (M.C.C.)
Duemila anni trascorsi
da quando il Cristo
venne sulla terra per
confortare il suo popolo.
Duemila anni l’uomo conta
nel nome di Colui
al quale ha rubato l’anima.
Duemila anni manifesta,
in ogni occasione, ponendolo
disteso sulla sua croce, ferito,
sanguinante, sacrificabile.
Ma chi lo tradì, ormai, che
importanza ha, dato che noi,
lo tradiamo continuamente
presentandolo alle nuove generazioni
nell’orrore della tortura e della morte.
Vedo croci insanguinate dappertutto,
baciate da gente inorridita, perché?
È questo che ci rassicura la coscienza?
Non siamo meno colpevoli del Giuda,
che sempre ricordiamo.
Duemila candeline sulla torta,
potremmo regalarle al Cristo,
preoccupato per le nostre anime,
ed ora, se la croce fa paura come
la faceva a me da bimba e ancora,
perché imporla agli altri bimbi e giovani?
Domande! Non potrebbe essere figura
gioiosa e amabile presentandola
nelle vesti e con i sandali con cui,
il Santo, si muoveva errando tra la gente
che ascoltava, estasiata, le sue parole?
Sono certa che Lui, non avrebbe voluto
essere ricordato inchiodato ad una
croce e imbrattato di sangue morto.
Sarebbe giovane e bello, in sintonia
con la nostra civiltà giovane e bella
e con tutte le altre a venire.
Allora, potremmo spegnerle davvero
tutti insieme, quelle candeline perché
insieme, gli restituiremmo quella dignità,
che, per duemila anni gli abbiamo tolto,
e la gioventù meglio capirebbe il messaggio.
Come volesse davvero portare la pace
nel mondo senza guerreggiare,
come tanto ci piace, inutile il suo ricordo,
ogni anno se ci immedesimiamo
nel nome di un Cristo insanguinato,
al quale le parole abbiamo rubato,
rubato e sostituite con il solito colore:
il rosso del male. Ma lo abbiamo
davvero combattuto questo sangue?
Ci vestiamo delle sue intenzioni senza
rispettarlo, quindi, smettiamola
di riempirci la bocca di belle parole,
alle quali, in codeste condizioni, nessuno
crede….e l’ipocrisia, s’ingigantisce.
(Maria Celeste Cipolla)
