La passione

Olio su tela. (M.C.C.
Linee nere di disegni infantili,
aprivano al mio futuro.
La mente, ovattata, ebbra di sogni,
emozionava gli occhi secernenti pioggia,
mentre un vento improvviso e caldo,
smosse lo stormo di uccelli
impigriti sugli alberi.
Questi, si ersero nel cielo volando liberi,
e, nell’aria, li seguii librandomi tra loro,
era la felicità, era un sogno,
era immaginazione.
Eccitata dalle grandi altezze,
ero Peter Pan, e Trilly
in un corpo solo,
ero la bambina bella
rapita nell’intervallo.
Non mi vedo tra le fotografie,
ché, la malattia più terribile,
mi colpì, ed a tutti domanda,
ma nessuno risponde.
Un vago ricordo di luogo affollato,
un’immagine sciapita si affaccia,
sono anime che, in fila, attendevano,
la creazione di un corpo, affinché
crescesse costruendo un destino
e poi morisse nel ricambio perpetuo.
Ma, l’ho dimenticato quel posto e non
conosco la strada per tornare a cambiare.
Tra cellule e fluidi, mi destai e,
nel caldo giaciglio, mi moltiplicai
per dare un corpo alla luce,
squarciando l’utero meschino:
è qui che inizia il destino,
è qui che dimenticai,
tra cellule e sangue.
Oh l’inutilità della vita!
Oh l’intervallo che ci schiaffeggia.
Dov’è l’amore, la felicità,
quella che vidi nel disegno,
io non sento che dolore,
ed il vago senso artistico,
ingannato dallo sconosciuto,
viene celato da sempre
nell’illusione di una improbabile
creazione immaginata,
dal tempo dei tempi
tra gli Dei immortali.
Il fondo degli occhi, non mente,
comunica il fallimento,
usando lacrime antiche,
che rigano il volto
e lo tingono di blu.
L’assenza di passione,
divenne malattia, ma io
la sognavo, la sognavo,
codesta malattia
sottrattami dall’iniquo destino,
oh, quanto la sognavo…
oh, quanto la desideravo…
ma, mi si negò.
(Maria Celeste Cipolla)
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