“La fatica di Sisifo”, il lavoro nuoce gravemente alla salute.

Pubblicato il 16/05/2018

Testo e Foto di M.C.C. per (La fatica di Sisifo. Il lavoro nuoce gravemente alla salute), per il sesto numero della rivista on line: Straniattrattori.

Narra Omero nell’Odissea XI, 746-758, traduzione Pindemonte: 

«Sisifo altrove smisurato masso

Tra l’una e l’altra mano portava, e doglia

Pungealo inenarrabile. Costui,

La gran pietra alla cima alta d’un monte,

Urtando con le man, coi pié puntando,

Spingea: ma giunto in sul ciglion non era,

Che risospinta da un poter supremo

Rotolavasi rapida pel chino

Sino alla valle la pesante massa.

Ei nuovamente di tutta sua forza

Su la cacciava: dalle membra a gronde

Il sudore colavagli, e perenne

Dal capo gli salia di polve un nembo».

 

Questa punizione nota come “la fatica di Sisifo”

è rimasta nei detti popolari a indicare un lavoro inutile,

un lavoro che comporta una grande fatica con pochi risultati.

 

Da una nuvola il ragazzo,

calò il capo per sbirciare

la terra degli uomini, e, con

meraviglia, vide una grande

cappa maculata oscurava

il sole e tutti i colori che la

terra aveva loro regalato.

Gli umani non vedono più

le bellezze del pianeta, perché?

Chiese a suo padre.

-Padre, cosa accade sulla terra?

-Figlio, tutto è cambiato da quando

si muovevano in gruppi secondo

il nomadismo, questo non c’è più.

Gli uomini si sono  organizzati prima

in paesi, poi in città, infine in stati e

questo periodo degli stati è l’ultimo.

Si sono, sì evoluti, ma dentro

sono rimasti come li avevamo

lasciati tanto tempo fa. L’Anarchia

è finita, e qualche sparso focolaio,

vienecontinuamente soffocato.

I più furbi, hanno imbrogliato le

persone sin dall’unione in società,

divisi per politica e religione.

I pochi, hanno cominciato

a studiare e si sono divisi

per cultura e per tutto ciò

che a loro facesse bene.

Il popolo, ignorante, li ha seguiti,

si è fidato, ed ora che siamo

al punto dell’evoluzione massima:

tecnologia, scienza, medicina e

quant’altro hanno potuto, non

far partecipe il popolo, alcuni,

i più curiosi, hanno fatto propria

una parte della cultura, altri non

lo hanno fatto e si sono ritrovati

ai margini della cosiddetta società.

Erano e sono rimasti poveri di

generazione in generazione.

In molti anni il potere è passato

di mano in mano, tra padri e figli

e siamo arrivati ad un minimo

di persone che lo detengono,

mentre il resto della gente vive

in povertà con la dignità sotto

le scarpe e un lavoro da fame,

ripetitivo e non amato.

Sono trascorsi migliaia di anni e

tante cose sono cambiate ma la

divisione tra governo e popolo

è ancora sempre più viva, anche

se si è molto lottato per studiare,

spinti dalla curiosità, ma,

soprattutto vivere questa vita.

Si sono comunque accentuate le

incomprensioni e cattiverie,

ed i poveri non hanno armi per

difendersi, le milizie appartengono

ai vari poteri a cui sono asserviti,

ottenendo in cambio l’”onore”di una divisa,

con uno stipendio che non vale la

loro vita, ma su cui possono contare

ogni mese: c’è un governo nel governo.

Piovre, con la testa in alto e i tentacoli

sotterranei che escono fuori solo nel

momento adatto, quando devono

servire le autorità. All’inizio, si pensava

al parallelismo, ora, sono divise, i ricchi,

il governo, da una parte e i poveri dall’altra.

Se per un periodo hanno goduto di

un ceto medio, ora anche quello è sparito.

Il lavoro nuoce gravemente alla salute,

lavorare troppo significa andare incontro

a morte prematura: problemi di cuore,

e depressione che aprono la porta alle altre.

Lo afferma la scienza, il “dolce far niente”,

permette al cervello di essere più creativi e

di lavorare sulle emozioni. Alcuni scrittori,

hanno scritto i libri più belli, stando

sdraiati sul divano a guardare il soffitto.

Gli artisti figurativi in genere, sono talmente

innamorati del proprio lavoro creativo,

che non guardano ai soldi, al guadagno,

ciò che hanno gli è sufficiente non desiderano

che vivere il pianeta affascinati e

sempre scoprire qualcosa in più.

Quando si è inattivi, il cervello innesca

il “pilota automatico” contatta l’inconscio.

Sarebbe necessario ridurre le ore di lavoro

evitando lo stress, Gli Stacanovisti sono avvertiti.

Sempre più spesso si denunciano situazioni

ostili tra dipendenti e datori di lavoro.

Per questo appaiono isolamenti, strumenti

di lavoro che non funzionano bene e che

causano le cosiddette “morti bianche”, per

le quali, le autorità, fingono di cercarne

il motivo ma poi, il tutto si conclude

con un niente di fatto. È vietato

costringere i dipendenti a lavorare

in condizioni di stress forzato, questo

significa che non lavoreranno mai più.

Il sistema non si ferma, le aziende cambiano

paese per lavorare con più guadagno per

via degli stipendi bassissimi che evolvono

ai nuovi dipendenti, e, praticamente, niente

tasse, così come molti ragazzi laureatesi

per un sogno, cambiano paese per poterlo

realizzare, per vivere nella loro passione.

Se si ama il lavoro scelto, gli orari pesanti,

neppure si avvertono, ma è certo che,

essere costretti ad imposizioni e fare

sempre gli stessi movimenti senza alcun

sentimento, deve essere proprio dura.

Oggi, siamo nella situazione in cui

la maggioranza del popolo è sempre

più povera. Le ingiustizie sono tante:

le donne vengono pagate meno degli

uomini a parità di mansioni e licenziate

se aspettano un bambino…poi dicono

che non c’è nascita, il lavoro è pericoloso

e pagato quasi nulla, giusto lo sfamarsi;

le pensioni non permettono agli anziani

neppure di curarsi; non voglio elencare altro,

tutto è visibile se si mette in moto il cervello.

Logicamente poi, il divario tra ricchi e

poveri si conclude con più vita per i primi,

che gli si allunga, mentre molto di meno

per i secondi, vale anche per i ragazzi.

Inutile fare la media dell’allungamento

della vita, non so, a ottant’anni, ad es,

perché una sola parte li vive, il resto no.

La speranza è quella in cui si riesca a

trovare una soluzione prima che tutto

ciò, diventi irreversibile, bisogna tentare.

(Maria Celeste Cipolla)