Nel sonno

Pubblicato il 26/04/2018

Carbone su carta. M.C.C.)

 

Una viso scende sul mio,

nel sonno, nel primo sonno.

Non mi viziare con un bacio,

da sveglia, potrebbe, così no.

Non mi sono accorta di nascere

e non mi ricordo neppure la paura.

Ha cominciato ad instaurarsi in me

con il bacio della buona notte,

come fosse stata una pillola,

da ingerire sera dopo sera,

al primo sonno, un medicamento

somministrato dal fantasma, contro

tutti i vizi e mi destava e spaventava,

faccia contro faccia, non è normale.

Di nascosto. Ogni cosa di nascosto.

Baciare di nascosto per non

creare un vizio, ma anche per

non creare amore tra madre e figlia.

Tutto, sempre sott’inteso l’amore.

È scontato che ci sia, ma per me, no.

Se l’amore, ogni tipo di amore, non

ha di che cibarsi, dimagrisce e muore.

Paura che ti rimane appiccicata,

paura di essere baciata, sempre,

anche se in seguito lo desideri,

la paura ti rimane accanto

e non sai come controllarla.

Eco di antichi insegnamenti

che non hanno insegnato nulla

ma hanno lasciato l’amaro in bocca

per ciò che di bello poteva essere e,

non lo è stato, amore uguale vergogna.

Meglio un padre che se ne fotte,

del sonno, del bacio, del vizio,

perché non è nella sua natura,

non bacia, non abbraccia, almeno,

non fa paura, ma tutte e due hanno

creato solitudine, niente caso,

solo determinazione, non si osa,

non sa di esistere, tanto meno.

di aver creato un’esistenza.

 

(Maria Celeste Cipolla)