Lucciola nel bicchiere

Carboncino su carta da spolvero. (Maria Celeste Cipolla)
Come la lucciola: dimessa, minuscola, passiva, e tuttavia carica di mistero per il poeta e di significato erotico per i suoi simili; così, tutte le cose e tutti gli esseri irradiano perennemente un fioco lume per quelli che si curano di cercare.
Cyril Connolly
Tanti anni fa.
Lui, ore 15,32,34:
“Ciao primula rossa. Ti lascio un saluto affettuoso e il solito bacio come dico io ma, ovviamente, dove vuoi tu. Ciao, T”.
Lui, ore 23,38,26:
“Buona notte, buona notte fiorellino! Da colui che tu definisci un bugiardo ma che ti vuole tanto bene. Ciao, T”.
Pat.:
“Stanotte ho sognato che ci trovavamo nel letto abbracciati senza fare nulla e tu mi inebriavi di tanto amore. Che bel sogno!”.
Lui, ore 20,41,05:
“Stavo in Slovenia e solo ora ho ricevuto il tuo sms. Spero proprio che i sogni si avverino. Baci, T”.
Lui, ore 16,05,45:
“Quando sono partito da Roma, ero triste perché mi stavo allontanando da te e mi chiedevo: come farò senza di lei? Avevo ragione. Se è così anche per te, torno”.
Lui, ore 20,30
“Telefona a casa ma Pat. risponde molto freddamente perché non può parlare”.
Pat., dopo qualche giorno:
“Perché non scrivi?”.
Lui, ore 16,29,16:
“Questa tua domanda per me sta a significare o che ti manco io, oppure ti mancano i miei sms. Comunque ia questa cosa mi piace. TVB, T”.
Lui, ore 16,44,41:
“Non sempre posso. Come quando non puoi tu. Quando non mi senti non pensare mai che non sei nei miei pensieri. Ci sei e bene. In tutti i modi. Grz, pensami”.
Pat. poco dopo:
“L’affetto rimane. Scusa se ho invaso la tua vita. È bello sognare. Non ti disturberò mai più”.
Lui, ore 18,30,27:
“Quando invadi sei la benvenuta. Io comunque spero sempre che i sogni si avverino. TVB, T”.
Lui, ore 9,45,07:
“Ho scoperto il segreto dell’eterna primavera. Anche se il tempo non è bello, pensando a te sembra sempre che ci sia il sole. TVB, T”.
Lui, ore 23,06,05:
“Buona notte, buona notte fiorellino! TVB, T”.
Lui, ore 19,51,54:
“Auguri di Buona Pasqua estesi anche a tutti i membri del condominio, escluso l’amministratore perché frega tutti i condomini. Arrivederci a presto. T”.
Pat., ore 9,59:
“Auguri di Buona Pasqua a te e alla tua famiglia”.
Lui, ore 10,08,25:
“Grazie, ed io alla tua. Questa volta lascio stare il condominio. Smac, smac, T”.
Lui, ore 23,40,24:
“Buona notte, buona notte fiorellino! TVB, T”.
Lui, ore 11,08,28:
“Ecco i miei auguri scritti per il mio piccolo, grande amore. Spero che il vento che mi sta accarezzando ti porti i miei baci invadendoti tutta. Smac, T”.
Lui, 00,31,03:
“Buona notte, buona notte fiorellino. T”.
Lui, ore 20,08,29:
“Ho viaggiato tutto il giorno con le autostrade intasate. Ti ho pensata sempre. Ora sono stanco ma ti penso ugualmente. TVB, T”.
Pat…deve avergli scritto qualcosa, ma non lo ricorda.
Lui, ore 23,43,33:
“Quello che tu mi scrivi è molto bello. Mi piacerebbe tanto sentirmelo dire e dirtelo mentre ci guardiamo negli occhi. Sei più di un tesoro perché il tesoro non lo desidero. A te invece sì. TDT, T”.
Lui, ore 17,22,42:
“Io non credo che quando una persona ti pensa, ti fischiano le orecchie. Se fosse vero tu dovresti sentire un fischio assordante, sia di giorno che di notte. T”.
Pat.:
“Credo che tu sia innamorato dell’amore più che di una persona. Siccome stiamo male con i nostri partner, cerchiamo l’amore nel sogno. E non ci credi neppure te che la felicità si trovi nelle piccole cose”.
Lui, ore 17,52,44:
“Infatti non ci credo neppure io. Però io ci metterei un “anche” davanti. La felicità va cercata e si può trovare “anche” nelle piccole cose. Questo sì, baci”.
Lui, ore 17,59,19:
“Quando verrò a Roma credo sia meglio non vederci. Potrei ustionarti poiché io brucio di passione per te. Sarebbero inutili anche i pompieri. Baci. T”.
Lui, ore 23,05,37:
“Mi addormento e penso a te. Un po come Battisti. TVB, T”.
Pat.:
“Desidero da morire di star sola con te”.
Lui, ore 11,48,11:
“Io e te non saremmo mai soli, ci sarebbero le stelle a farci compagnia. TVB, T”.
Lui, ore 16,50,36:
“Qui sta piovendo. Vorrei tanto averti accanto a me ad ascoltare, insieme, quest’armonia della pioggia. Sei uno schianto anche bagnata di pioggia”.
Pat.:
“La nostra canzone dice che il tempo passerà senza farci del male. Pensi sia vero?”.
Lui, ore 13,31,54:
“Oggi ti dedico una canzone di De Gregori, è intitolata: “bell’amore bell’amore”. Ti prego, se vuoi, di ascoltarla, sembra fatta per te. TVB, T”.
Lui, ore 12,05,50:
“Ho ricevuto il tuo sms e sono contento che ascolti la canzone che ti dedico. Le parole sono quelle. Non farti domande. Se mi dici TVB ti rispondo: anch’io. Non mi chiedo se è vero. La canzone dice che il tempo passerà e noi lo faremo passare. Nel frattempo “lasciati consumare”. TVB, T”:
Pat.:
“Prima nascere, poi costruire. Allora non c’è niente di vero. Mi dici TVB perché te lo dico io. Che menzogna!”.
Lui, ore 12,57,17:
“Solo perché anch’io te ne voglio. Per noi c’è solo verità. TVB, T”.
Lui, ore 00,03,01:
“B n. B n. fiorellino. T”.
Lui, ore 16,31,17:
“Ciao! Come sta il mio gioiello? Mi piacerebbe almeno un tuo sms anche se non vedo l’ora di vederti e stare solo con te. TVB, T”.
Pat.:
“Anch’io TVB”.
Lui: ore: 19,51,05:
“Guarda che bel tramonto e sappi che lo stiamo ammirando insieme. Ti sono più vicino di quanto credi. TVTB, T”.
Pat.:
“Se mi dici TVTB anch’io ti rispondo TVTB”.
Lui, ore 21,53,25:
“Grz, ti credo e questo è molto bello. Buona notte, buona notte fiorellino…e lucciola nel bicchiere. TVB, T”.
Lui, ore 14,15,48:
“Non mi hai fatto savoir se abbiamo visto contemporaneamente il tramonto. Un caro sl, T”.
Pat.:
“Ho potuto soltanto immaginarlo perché qui è piovuto molto. Saluti”.
Lui, ore 14,42,53:
“Ok. Io l’ho viso comunque insieme a te. Baci. T”.
Lui, ore 21,55,37:
“Ecco la buona notte per il mio fiorellino al quale VTB, T”.
Pat.:
“Oggi mi sento molto triste e non sopporto la solitudine. Mi pesa molto. Tu mi ami sempre?”.
Lui, ore 18,11,55:
“Ciao, sto respirando l’aria tua. Domani mattina ho il compromesso e non da solo. Riparto sabato spero di rivederti per un abbraccio vero. Baci, T”.
Lui, ore 19,32,44:
“Ti chiamo ma non puoi rispondere. Ieri ti ho mandato un sms ma forse non l’hai visto. Ora vado a ricoverarmi in un manicomio dove non c’è linea. Ciao, T”.
Lui, ore 10,40,48:
“Sono in autostrada e il sedile affianco al mio è più vuoto che mai, non perché non c’è nessuno, ma solo perché non ci sei tu. TVB,T”.
Pat.:
“Sono veramente dispiaciuta, credi. Ora devo tornare a casa di mio figlio per mettere a posto, ciao”.
Lui, ore 16,32,03:
“Siamo in barca e stiamo pescando. Un caro saluto da qui, T”.
Pat.:
“Spero ti stia divertendo con la tua barca e la tua compagna”.
Lui, ore 15,55,39:
“Non ti chiedo se hai finito a casa di tuo figlio perché nella casa dei figli non si finisce mai. Nel frattempo se puoi non ti scordar di me. Mentre io ti penso”.
Pat.:
“Credevo non mi scrivessi più. Comunque per ora da mio figlio ho finito. TVB”.
Lui, ore 10,03,02:
“Mi manca tutto di te. Il tuo sguardo, il tuo sorriso, il nostro abbraccio e quelle labbra tue così buone che vorrei tanto riassaporare. TVB,T”.
Lui, ore 12,34,39:
“Bell’amore, bell’amore, ricordati sempre che sei la mia “isola in mezzo al mare”. TVB, T”.
Lui, ore 19,41,15:
“Devi sapere che quando l’sms è il tuo, anche se sono incavolato, di sicuro mi fa sentire meglio. Come sto ora. Grz, ti mando un bacio dolce e non. TVB, T”.
Lui, ore 22,51,48:
“Buona notte, buona notte fiorellino!”.
Lui, ore 22,54,07:
“Buona notte, buona notte fiorellino! Smac, smac, T”.
Pat.:
“Ti mando un bacio lungo quanto il tempo perduto”.
Lui, ore 14,43,17:
“Il tuo bacio lungo lo accetto e volentieri, non soltanto per recuperare il tempo perduto, ma soprattutto per guadagnarmene di più. Tu non mi basterai mai.
TVB,T”.
Lui, ore 10,08,05:
“Oggi ricorre la festa della mamma. Tu oltre ad essere una bella mammina, però sei anche una donna amata e l’amore mio. Auguri per tutto questo. TVB, T”.
Pat.:
“Scusa se non ti ho ringraziato per gli auguri, ma sono un po triste, ed in questi casi mi isolo”.
Lui, ore 21,30,15:
“Non scusarti. Mi dispiace per i momenti di tristezza. Quanto ad isolarti lo sapevo…infatti tu sei come dice la nostra canzone, la mia isola in mezzo al mare”.
Lui, ore 13,38,04:
“Ti sto pensando. Ti immagino quando sorridi, quando a chissà cosa pensi. Ripenso con dolcezza al nostro abbraccio pieno sì delle tue paure, ma che ha lasciato il profumo della tua pelle stampato dentro l’anima mia. Bacioni, T”.
Pat.:
“Sei molto dolce e mi piacerebbe stare con te, ma io dovrei essere da sola”.
Lui, ore 18,09,59:
“Ciao! Sei sempre nei miei pensieri e sai perché? È semplicissimo: sei soltanto una donna amata e bella! Ti mando un bacio tenero e non, Il tuo bigamo, T”.
Lui, ore 00,25,29:
“Buona notte, buona notte fiorellino! T”.
Lui, ore 00,00,29:
“Ciao e buona domenica. Sicuramente anche laggiù, ma quassù qualcuno ti ama. Smac, smac, il tuo amore che TVTB,T”.
Lui: ore 14,13,09:
“Sto osservando il nostro giardino fiorito e la mia mente va al ricordo del tuo giardino dove il più bel fiore sei sicuramente tu. È vero? T”.
Pat.:
“Il mio giardino non è così bello perché non posso occuparmene come vorrei. Ti ringrazio per la gentilezza, ma ci vuole poco ad essere il più bel fiore di un giardino brutto. Ti penso”.
Lui, ore 19,57,35:
“Non fa niente se non te ne occupi tanto. È bello solo perché ci sei tu. Ti penso anche io. TVB,T.”.
Lui, ore 10,42,58:
“Non fa niente se non te ne occupi tanto. È bello solo perché ci sei tu. Ti penso anche io, TVB, T”.
Lui, ore 10,42,58:
“Oggi è una bella giornata ma dato che sei nei miei pensieri, mi appare meravigliosamente stupenda. ed è lo specchio di come sei e di come ti penso. T”.
Lui:
ore 17,55,42:
“Come può uno scoglio arginare il mare, anche se non voglio torno giù a volare….mo se lo vuoi capì, allora sei de coccio! TVB, T”.
Pat.:
“Ti mando un bacio e un abbraccio”.
Lui, ore 11,29,53:
“Grz. Quando i baci e gli abbracci sono tuoi, allora vuol dire che è quello che vogliamo. Ti bacio anch’io. TVB, T”.
Lui, ore 15,39,37:
“Sono in barca e mi sto lasciando cullare. Ti sto pensando, ed è una bellissima sensazione. TVB,T”.
Lui, ore 18,47,57:
“Sono tornato a casa e ti sto pensando, ed è anche qui una bellissima sensazione. TVB, T “.
Lui, ore 13,59,48:
“Sentivo il bisogno di inviare un sms colmo di affetto, ed ho pensato a te. Un caro sl anche ai tuoi figli e al tuo compagno. Ti mando un bacio dove vuoi tu. TVB, T”.
Lui, ore 21,22,21:
“Mi trovo in una pizzeria. Intorno a me sento molta allegria ma io sono tristissimo perché tu non ci sei. Ti penso tanto e tra un po spero di stare meglio. T”.
Lui, 21,17,37:
“Ciao! Presto verrò a Roma e spero di mettere in pratica i miei pensieri. Con tanto affetto, il bigamo. T”.
Lui, ore 19,09,27:
“Qui sta per venire giù il diluvio universale e anche prima di morire ho pensato a te, un sl affettuoso, T”.
Lui, ore 16,19,24:
“Oggi finalmente giorno di festa. Ti auguro di far festa anche nel tuo cuore come c’è nel mio quando penso a te. TVB, T”.
Lui, ore 23,43,13:
“Buona notte, buona notte fiorellino! T”.
Lui, 11,11,58:
“Ciao! Il tuo ultimo sms mi ha riempito di gioia. Ti saluterò Antonella e Tiziana. Sento il bisogno di stringerti forte, ma per ora devo accontentarmi così. T”.
Lui, ore 11,14,24:
“Prima non entrava più neppure una lettera, volevo aggiungere: TVB, T”:
Lui, ore 15,47,09:
“Sono fatto. Il bacio che ti mando io, è grande come sei grande tu. TVSB, T”.
Lui, ore 17,20,40:
“Oggi l’abbraccio che ti arriva è quello affettuoso di un amico che non solo ti vuole tanto bene, ma che ha un anno di più. Cari sl, T”.
Pat.:
“Tanti auguri! Buon compleanno. Buona festa. Buon tutto!”.
Lui, ore 17,49,52:
“Non c’è festa. A questa età c’è poco da festeggiare. C’è da piangere. Comunque grazie. Smac,T “.
Pat.:
“Perché c’è da piangere? Hai centocinquanta anni? In tal caso non pensarmi più perché saresti troppo vecchio per me”.
Lui, ore 17,53,08:
“Ciao! Non sarai mai troppo giovane per me. Sei più che giusta. Semmai sarò io troppo grande per te. Quanto all’età sai che è quella che uno si sente. T”.
Lui, ore10,36,38:
“Dopo attente riflessioni ed anni d’esperienza, ho capito che non conta solo “con chi sei”, ma soprattutto “come stai”. E tu: come stai? TVB, T”.
Pat.:
“Io penso che il “come stai” sia determinato dal “con chi sei”. Io sto malissimo da anni. Ormai sono rassegnata”.
Lui, ore 22.14.10:
“Buona notte, buona notte fiorellino! T”.
Lui: ore 07,58,01:
“Sto venendo a respirare l’aria che respira il mio amore! Poi mi farò sentire. Smac, T”.
Lui, ore 12,44,43:
“Sto venendo giù e più vengo giù e più mi tiro su. Arrivederci a presto. T”.
Pat.: “Lui telefona e lei non risponde”.
Pat.:
“Ho visto i tuoi sms solo stamattina, Sai, con il matrimonio di mio figlio sono molto impegnata. TVB, T”.
Pat.:
Sto dal dentista e ti penso. Tu dove sei? E mi pensi?”.
Lui, ore 17,45,38:
“E me lo chiedi? Non solo ti penso ma ti desidero anche e appena sarà possibile spero di vederti. TVB. Dal dentista non ti invidio. Poi ti chiamerò, ciao, T”.
Lui, ore 19,37,10:
“Come stai con i denti? Spero tu abbia risolto. TVB, T”.
Pat.:
“Sono andata dal dentista per una pulizia”. Comunque: viva Roma campione d’Italia.
Lui, ore 20,56,02:
“Mi sarebbe piaciuto festeggiare insieme a te. Spero di poterlo fare comunque anche se in ritardo. Baci, T”.
Lui, ore10,42,26:
“Buon giorno signorina! Se per assurdo non sei impegnata potremmo anche vederci. Fammi un sms di conferma, ed io ti richiamo. TVB, T”.
Lui, ore 16,34,19:
“Ovunque tu sia ti mando un bacio dolcissimo. Non stressarti troppo e abbi cura di te. TVB, T”.
Lui, 22, 24,55:
“Finalmente! Sono contento per i ragazzi, auguri a loro e anche a te. Ti chiamerò presto. Desidero sentirti in tutti i sensi. Ti abbraccio non piano. T”.
Lui, ore 22,34,16:
“Buona notte, buona notte fiorellino! TVB, T”.
Lui, ore 10,58,50:
“Buongiorno! Tutto bene? Non vedo più un tuo sms. Non ti permetterò mai di dimenticarmi. Quindi eccomi qui a ricordarti che ci siamo e che ti penso. TVSB, T”.
Lui, ore 11,03,16:
“Ricevuto il tuo sms. Provo a chiamarti ma è un momento “no”, peccato. Volevo portarti a vedere la mia collezione di farfalle a casa mia al mare. Baci, T”.
Lui, ore 13,26,52:
“Ho una proposta indecente da farti. Se l’idea piace anche a te, devi solo chiamarmi. Baci, T”.
Lui ore 14,32,25:
“Ciao e buona domenica! Tuo sms un po confuso. Io ti voglio sempre bene. Per certi motivi i sentimenti non cambiano. Però può cambiare lo stato d’animo. TVB, T”.
Lui, ore 07,45,11:
“Per cambiamento di stato d’animo intendevo l’umore, ad es: potevo essere contento e invece sono triste perché non ti ho vista. però TVTB lo stesso. T”.
Lui, ore 16,26,08:
“Stai tranquilla, non ti assillerò con i miei lontani sms. Però mi manchi tanto, te lo debbo dire. TVB, T”.
Pat.:
“Non mi assilli. Vorrei leggere di più nei tuoi sms”.
Lui: “Lui le telefona. Parte, dicendo che va nel paese di Van Gogh e che per un po non si sentiranno”.
Lui, ore 13,31,54:
“Oggi ti dedico una canzone di De Gregori, è intitolata: “bell’amore bell’amore”. Ti prego, se vuoi, di ascoltarla, sembra fatta per te. TVB, T”.
Lui, ore 14,45,26:
“Ti vorrei tra le mie braccia in questo momento per stringerti talmente che forse ti farei male. TVTB, T”.
Lui, ore 21,58,10:
“Buona notte buona notte fiorellino. T”.
Lui, ore 14,50,55:
“Sarà anche una bella giornata ma con una nota di tristezza. Sarà perché non ci sei (solo fisicamente). TVB, T”.
Lui, ore 09,12,01:
“Oggi è una bellissima giornata, ma se ci fossi tu, sarebbe splendida, ed io sentirei meno la tua mancanza. TVB, T”.
Lui, ore 19,05,27:
“Stasera, prima di andare a dormire, esci in giardino, guarda il cielo e per quante stelle vedrai, quello è il numero di baci che ti mando per ogni cm. di te.
Lui, ore 11,56,58:
“In un mazzo di fiori ce n’è sempre uno che spicca sugli altri. Tra le belle donne che vedo nel mondo, la più bella e da amare di più sei soltanto tu. TVB, T”.
Lui, ore 09,59,13:
“Oggi è una giornata senza sole, però il solo pensiero di te me la fa sembrare bellissima, ma mai bellissima come te che che sei il mio GA. Baci, T”.
Lui, ore 13,04,44:
“Non potendoti dire di contare le stelle, oggi ti suggerisco di contare le gocce di pioggia poiché è il numero di baci che ti mando tramite la bora”.
Pat, ha volutamente omesso una parte dei suoi sms, lasciando soltanto quelli di lui. Per sentirsi amata.
“Ricerca; solitudine; nuovo amore…amico; invisibile; vita, lì…nel piccolo, grande parco…”
L’uomo, premeva per vederla. All’ennesima proposta, Pat si arrese e si diedero appuntamento in un pomeriggio di Primavera, quando il sole era sul punto di calare, ed il cielo iniziava a giocare con i colori. Diventava giallo, con striature rosse, in alcuni punti, comparivano toni violacei, a volte accesi, altre volte diventavano strisce timide, ma l’azzurro ancora non intendeva cedere il passo. Pat, scelse il piccolo parco dietro casa. Davanti c’era una Chiesa. La sua Chiesa. Non perché fosse credente, ma perché l’aveva frequentata nell’infanzia con sua madre che se la portava sempre dietro, e le erano rimasti dei ricordi ancora nitidi nella mente. Non sapeva dire se belli o brutti…normali. Sua madre preferiva la messa pomeridiana. La ragazza, la seguiva volentieri perché, lì, una grande pace entrava nel suo cuore e la faceva star bene, anche se la voce del prete, recitando i passi della Bibbia, si comportava come un forte e autorevole eco di ritorno. Parole che lei non capiva, ordinavano ai presenti di alzarsi e sedersi di continuo, ed ai suoi occhi, sembrava una specie di gioco. Il pubblico era composto per lo più da donne di qualsiasi età ma non mancava anche qualche vecchio. Lei, seduta sulla panca di legno accanto a sua madre, giocava con una bambola scrutando i comportamenti di quei volti asceti. A volte non capiva le poche parole pronunciate in latino, altre volte non le garbava il tono imperioso con cui il religioso interagiva con i fedeli. Il momento più coinvolgente era il rito dell’eucarestia, quando il prete ripete il comportamento di Gesù nell’ultima cena. Sua madre le diceva di non guardare e coprirsi il viso. Crescendo Pat, aveva compreso che quel gesto stava a significare un maggior coinvolgimento spirituale e che ognuno aveva un suo modo per concentrarsi. La coppa d’oro contenente l’ostia, le pareva somigliare al cappello dei prestigiatori dal quale si potevano estrarre oggetti all’infinito. Infatti, anche il sacerdote, estraeva ostie all’infinito. Lei si domandava come poteva sapere, il religioso, quante persone si sarebbero presentate per la comunione? Poi, a quell'”Andate in pace, la messa è finita”, Pat, tirava un sospiro di sollievo. Tornando all’appuntamento, i due si sedettero l’uno accanto all’altra su di una malandata panchina, le altre erano in condizioni peggiori. Così tanto vicini non lo erano stati mai, eppure non si sfioravano neppure con i vestiti. Pat, aspettava che lui facesse la prima mossa. Ancora non si era liberata degli insegnamenti ricevuti da bambina: l’uomo aveva la prima mossa per svelare i propri sentimenti. Sentiva il suo sguardo e un rossore adolescenziale le saliva, calmo, sul volto. Ci fu un tentativo di approccio ma lei fingeva di non essersene accorta. Tra sé e sé, fantasticava di essere la prima donna per la quale, lui, provasse un sincero sentimento, ma, il cuore, le ricordava la bugia. Iniziò a parlarle e, nella mente di lei, quelle parole si scomponevano facendo ondeggiare le lettere nell’aria; queste, giravano su se stesse, e si mischiavano con le numerose particelle di polvere che il vento sollevava alitando sopra quel piccolo parco. Cambiava il clima. Lentamente, improvvisamente. Senza accorgersene, le condizioni atmosferiche precipitarono; il cielo non era più rosso, ora si vedevano nuvole plumbee che imitavano i loro stati d’animo. I due, mostravano difficoltà nel dichiarare i propri sentimenti. Pat pensò ai numerosi messaggi astrusi che lui le mandava, dietro i quali immaginava un amore. Strano! Tutti e due con un rispettivo partner, cercavano un altro sentimento. Tentavano un altro rapporto, segno che l’attuale non era soddisfacente. Scrivere è facile, pensò Pat, ci si nasconde dagli imbarazzi e ci si protegge in qualche maniera. Il difficile era proprio questo confronto, di persona Si sa che, per amore, le persone, fanno anche cose assurde, ma non credeva potesse farlo anche lui. Il cambiamento ambientale intanto procedeva. La metamorfosi nel cielo si espandeva. Si stava verificando una piccola guerriglia tra gli elementi. Le nuvole cercavano una loro collocazione. Si spingevano l’una contro l’altra strattonandosi come fanno i bambini e borbottando tra di loro per conquistarsi un posto in prima fila, dato che ognuna di esse intendeva espellere per prima la propria umidità e lo voleva fare sopra quel piccolo parco e in quel preciso istante. Una manciata di secondi, ed ecco il sole scomparire del tutto dietro le sagome nere delle nuvole, uccidendo i bei toni dell’azzurro e i rossi del tramonto che, come ogni sera, si preparava per l’esibizione. Questa volta, avrebbe saltato il turno. Ogni cosa assunse un colore grigiastro, in quell’angolo di giardino. Le ombre lo avvolsero con il loro manto scuro, tramite antiche danze, segrete e sconosciute ripescate per l’occasione. Pat, era allibita, forse sognava o, forse, la sua immaginazione era più spigliata di quanto avesse mai pensato fino ad allora. Innumerevoli figure si moltiplicarono nel caos ancestrale, come fosse la prima di una commedia teatrale. Danzavano seguendo un ritmo dolce e suadente. Era un tale piacere poterle vedere! Volavano leggere come piume tra la gente che non si accorgeva di niente. Una donna, spaventata, affrettava il passo per fuggire, riparandosi la testa dal vento e dalle prime gocce di pioggia, con la borsa, senza curarsi di loro. Perduta in tutto ciò, Pat, stava dimenticando il motivo per cui era lì con il suo amante virtuale in carne ed ossa. Tutto questo, somigliava ad una sfida. È difficile dare un volto alle parole, scritte o dette attraverso un apparecchio telefonico. Dolcemente rimangono nella mente senza materializzarsi. La loro “storia” iniziò dopo un periodo drammatico che lui dovette affrontare. Le telefonava spesso per confidandosi con un’amica e Pat, ascoltava consolandolo. Divennero amici. Ma poi quel rapporto cambiò e lei non comprese esattamente in cosa, dall’amicizia, sembrò nascere un sentimento più importante, ma che ancora non poteva definire amore. Ci vedeva comunque una stranezza. Era sempre Pat a doversi interessare alla sua realtà. Spesso provava a parlare di se stessa, cercando consolazione anche per i suoi di guai, ma lui cambiava subito discorso e ricominciava come prima. Fu così che Patrizia, iniziò a raccontarsi tramite un quaderno. Non fu esattamente un diario. Solo fogli bianchi ai quali confidava i suoi umori, i sentimenti e i dubbi di quel momento. Sul primo foglio bianco scrisse questo:
Amico.
Sovente accovacciavo il corpo
ai piedi del vecchio, secolare arbusto,
per ascoltare la storia
scolpita sulla sua corteccia.
Identificandomi con l’albero,
chiedo a te, amico mio,
di accogliere codeste parole,
traducendole in pensieri
affinché diventino tuoi.
Ora, vorrei raccontarti un tratto di vita,
che storia del mondo non è, ma
del medesimo materiale è composta.
Fiduciosa, dono a te la chiave,
per accedere ai miei segreti,
antichi custodi del cuore,
ove tutto il mio essere traspare,
sperando che affiori una luce
a scacciare le ombre che, pesanti
come un fardello, reclinano
anzitempo le spalle, nelle desolate notti
tra incertezze e paure.
Immersa nel mio soliloquio,
m’illudo di epurare la mente
dagli spettri che ne deturpano la ragione.
Mentre ti parlo, navigo,
nell’angoscia che provoca
un mare irrequieto in chi
non ha mai imparato a nuotare.
Il ricordo di lacrime, ormai spente,
inumidisce i miei occhi, quando,
timidi i suoni irrompono
nella materia di parole e sentimenti.
Sono speranza e stati d’animo,
tramite i quali in te
desidero riconoscermi:
in te, umana nell’umano.
Silenzioso, le labbra serrate
in una smorfia dolorosa,
interlocutore passivo ascolti,
una storia che non ti appartiene.
Nei tuoi occhi, immagini mute,
stanche di antichi viaggi,
mi costringono ad una diversa realtà,
che riconosco troppo simile alla mia.
Sul tuo volto i fantasmi,
amici e nemici di sempre
ora distinguo chiaramente:
anche tu vuoi essere l’albero.
Un albero che racconti la propria storia,
e quel suo mondo,
nel quale smarrito vaghi, sperando
nel confronto con un amico,
di liberare l’alieno che è in te,
e le mie parole,
ormai confuse nel vento,
cerco invano di abiurare.
Torbide vite, nelle acque inquinate
affogano, prigioniere del mare,
e la mano che tende alla mano,
l’onda nera nasconde.
Tutto di lei su quei fogli, interamente rapita.
Chissà cos’era cambiato! Cominciava a sentire le farfalle nello stomaco. Era una situazione d’amore questa? Parole sospese. Forse aveva fatto confusione! Ma era tanto tempo che non sentiva più il suo corpo, le mancavano quei momenti di intimità, quelli in cui gli amanti si coccolano fondendosi l’uno nell’altro. Questa mancanza la spinse ad abbandonarsi a colui che le dedicava parole d’amore e, sperò davvero in un sentimento importante. Il telefono poi! Il filo, come una strada infinita, che accompagnava le parole da una capo all’altro e le riportava cambiate, più dolci. Suoni dimenticati. Ogni cosa affiorava di nuovo e lei vi s’imprigionò. Da sola. Perché, tutto era meglio dell’isolamento affettivo, anche una bugia protratta nel tempo. Ma quel silenzio ora la imbarazzava. Quell’attesa. Non sapeva cosa pensare, nel bene o nel male. Eppure non erano trascorsi che pochi minuti dall’incontro! Il cielo era ormai nero e l’albero sopra la panchina, li aveva protetti dalla pioggia. Giusto qualche goccia e la terra sembrava avere qualche lentiggine in più. Lui, comunque, era stato in grado di farlo palpitare di nuovo quel suo contenitore che portava sempre dentro di sé e che chiamiamo cuore. Tic tac, tic tac. Ciò la rigenerava e cancellava l’inverno. In un solo attimo, un lungo inverno. Ad un tratto la baciò. La strinse a sé e la baciò, accarezzando il suo corpo con la curiosità di cui soltanto alcuni uomini ne posseggono un talento naturale, istintivo. Un fatto ancestrale, innato. Un dono divino. L’unica curiosità in grado di approdare alla conoscenza per scatenare, all’unisono, il piacere di tutti i sensi di cui, il cervello ne custodisce il segreto. La baciò contro il volere della ragione, nonostante il dibattersi per non cedergli. Ma poi accettò quel dono come venisse direttamente dal divino. Vi si abbandonò con tutta se stessa, scivolando negli abissi mai esplorati fino ad allora. Il cuore smise il suo tic tac e ci fu un concerto goduto privatamente. La bocca socchiusa, divenne una piccola caverna, ed il suo amante entrò, delicatamente, esplorandone ogni millimetro. Pat, non aveva più nessun potere. Beveva dalla sua bocca e lui altrettanto, tramite lo scambio delle umidità, come fossero degli assetati, condividendo sapori, ed emozioni per cui il mondo si fermò con rispetto regalandogli il silenzio. Si fecero dei regali e furono un unico corpo a raggiungere la totalità dell’universo. Il risveglio dei sensi fu tanto inatteso quanto accettato senza condizioni e totalmente incontrollato. Contro ogni legge, regola o censura, i loro corpi si cercarono annaspando tra le fiamme che loro stessi avevano generato e che, con le quali, spazzarono i corridoi dell’anima dallo squallore accumulato negli anni. Non avevano più inibizioni. Nella fusione dei sensi, trovarono finalmente il loro spazio naturale, scevri da demoni: abitanti solitari dei loro mondi paralleli. Fu un attimo. Un lungo attimo denso di emozioni, al cui risveglio, Pat, era totalmente svuotata e stanca per l’attività improvvisa. Voleva che quell’attimo durasse una vita intera. Il dolore allo stomaco tentò di soffocarla. Si ricompose assumendo un atteggiamento di difesa. In fondo era stato solo un bacio. Ma fu sconcertata dalla scoperta di una passione mai provata in vita sua. Era così che si sentivano gli innamorati veri? Qualcosa da togliere il fiato. Ne aveva quasi paura, ma voleva che durasse in eterno. Odiò il mondo intero per averla separata da quella felicità. Alla fine, intervenne la ragione ad aggiustare le cose, La mise in guardia dalle sofferenze del cuore e lei l’ascoltò. Come una moderna Scheherazade, raccolse tutto il suo coraggio, e ci volle molto impegno per farlo. Raccontò al suo presunto amante che non voleva essere baciata ancora, infrangendo ogni discorso, ed ogni messaggio che si erano scambiati. Lui ascoltò senza rispondere, quasi sentendosi colpevole, come se l’avesse costretta e lei non gli rivelò i propri sentimenti. Non gli confidò il fuoco che l’aveva invasa poco prima. Cominciò a parlare del più e del meno, di sciocchezze, sperando di cancellare la situazione appena vissuta. Lui seguiva i suoi discorsi non credendo neppure ad una parola di quello che diceva. L’aveva sentita gemere poco fa tra le sue braccia come una giovinetta al primo amore. Non credeva al sentimento di lui ma aveva creduto nell’eros. Eppure non ne era affatto convinta. Voleva che la vita le pagasse il debito donandole la felicità che meritava, mentre lui riprese: “Dio! Quanto tempo è che un uomo non ti tocca”? Pat, sentì gli occhi dolere per la fatica di spingere indietro le lacrime che stavano arrivando copiose per la disperazione che le aveva colpito il cuore. Il suo silenzio non fu un viatico e quelle parole la trafissero da parte a parte. Per questo lo odiò. Con tutta se stessa lo odiò. E in questo odio, cercò una pausa per organizzarsi. Era totalmente sconvolta dalla rivelazione che faticava a tornare nel nulla della propria vita. Aveva paura di vivere l’ennesimo dolore e quindi rifiutava quella felicità. Forse aveva dimenticato! Non ricordava come si potesse stare bene con un uomo; come ci si potesse sentire immersa nelle sue carezze; i suoi baci; ascoltare le dolci parole dell’amore; essere il centro del suo universo; desiderare la sua compagnia senza cenni di stanchezza e noia. Immersa com’era in questi, improbabili pensieri, non si accorse che lui le stava parlando e non l’ascoltò, ma si sentì abbracciata ancora. Un abbraccio diverso dal primo, più amichevole. La magia l’aveva lasciata sola. Allora lo respinse. Lui, la guardò come fosse la prima volta e disse: “Sei pulita!”. Pat non capì…o forse sì…
Si alzò dalla panchina afferrando la propria dignità che si era perduta tra le ombre di quel parco e pianse tutte le lacrime trattenute fino ad allora. Le ombre silenziosamente, l’accompagnarono fino alla macchina, nel totale rispetto per il suo dolore. Pat entrò in macchina, mise in moto e andò via il più velocemente possibile da quell’incubo.
(Maria Celeste Cipolla)
