Il sonno

Pubblicato il 29/03/2018

 

Bozzetto a carboncino su carta. (M. C. C.)

 

Te senza vita nella stanza accanto,

ed io distesa sul letto bagnato di pianto,

stanca, scesi nel sonno cercando quiete,

Poi, uscii dalla finestra semi-aperta,

incuriosita dalla siesta e dal Ponentino,

Zefiro o il Favonio di Ovidio, che malandrino

mi accarezzò la pelle piacevolmente,

io rabbrividii e così, libera e felice volai,

finché due sinistre figure apparvero all’orizzonte,

femmine di nero vestite, correvano allegre,

salutando, ma non parevano umane,

mentre con la mano, m’invitavano

ad avvicinarmi di più, ché loro

non potevano, così andai e la mia,

distratta dal vento, rispose al saluto.

Guardavo i loro volti, senza lineamenti,

li vedevo piatti e la meraviglia mi provocò

una stretta allo stomaco fermando la corsa.

Ma fu lo scrutare a tradirmi e loro

affrettarono il passo di tanto,

contando sul mio veloce volare,

poi il terrore mi raggiunse,

ed arretrai in fretta,

le nere non potevano raggiungermi,

ed io approfittai volando all’indietro,

dimentica del piacere del vento, mi

infilai nella finestra lì, dove giaceva

il mio corpo ancora disteso sul letto,

inconsapevole, immerso nel sonno,

subito, veloce, in quel sonno rientrai.

 

(Maria Celeste Cipolla)