Antropocene

Pubblicato il 05/02/2018

Scultura in fimo e legno. (M.C.C.) (Antropocene). Numero due della rivista on line: Straniattrattori.

 

C’era una volta un re,

che chiese alla sua serva:

raccontami una storia.

E la serva incominciò:

c’era una volta un re,

che chiese alla sua serva:

raccontami una storia.

E la serva incominciò:

………………………………

Gira e rigira la corda

finché il collo non si spezza,

ma noi ne compreremo uno nuovo.

Nell’asilo del suo mondo,

giace sazia, l’intellighenzia.

Dalla comoda poltrona osserva,

gioca, ride, e il mondo fa ruotare,

laddove occhi daltonici

non distinguono il rosso

sangue di tutti i colori.

E si affannano

le giovani libellule

sul proscenio della vita

…………….senza bagagli.

Angeli caduti nella polvere

con gli occhi bianchi

e il colorito lunare,

accovacciati negli angoli ombrosi,

dove il sole non si spinge mai.

Camminano scalzi,

su tappeti di fiori,

inumiditi dal succo

dolciastro delle loro carni,

per bussare alle porte dell’inferno,

travolti dal rito nuziale di scaltri registri,

della nostra commedia terrestre.

Moderni Dei…servi di una finta

palingenesi dalle macerie,

succhiano la linfa dai giovani cervelli,

come vampiri assetati di sangue.

Ché scorre a fiumi, in nome

di assurde bandiere, patrie improbabili

e religioni anestetiche a misura per la gente,

nel buio confuso della nostra storia.

Antico e moderno si fondono,

per ogni popolo, ed epoca

nella mescola esplosiva di ogni magia.

Nella stregoneria,

dove l’uomo ha paura anche di se stesso

e piscia intorno al proprio territorio,

imitando il gesto ferino,

di arginare lo spazio conquistato,

vietandone l’accesso a chicchessia,

nel tormento del privato delirio.

E il Bing Bang attende di concederci il bis.

E la mia tavolozza dai colori brillanti,

………………………………………si sporca.

E sulle tele i toni di colore,

mescolanze insudiciate,

gridano tutto il furore del mondo,

quando i segni racchiudono, comprimendole,

anime dannate, ansanti,

nell’imminente esplosione

della propria interiorità.

………………………………..

E la serva incominciò:

c’era una volta un re,

che chiese alla sua serva:

raccontami una storia

……………………………….

(Maria Celeste Cipolla)