Domande

Pubblicato il 26/03/2018

 

Foto. (M. C. C.)

 

Ho viaggiato nell’aria pulita,

insieme agli uccelli che mi

guardavano strano:

“chi è quell’umana che vola”?

chiedevan tra loro gracchiando,

mentre muovevan piano le ali,

verso l’intrusa piovuta al contrario.

Nessuno rispose, allorché,

additando, ciarlavano di me,

come comari sulla porta di casa.

Meravigliati dal mio folle volo,

nella notte e così in alto, curiosi,

mi accompagnarono fino alla fine,

fino alle porte dell’universo, e, lì,

si fermarono dubbiosi, perché,

indovinarono le mie intenzioni.

Di bucare l’atmosfera cercavo,

chiedendo risposte a domande,

che sono poi, quelle  di tutti.

Sempre più veloce andavo

riposandomi sulle nuvole,

adagiata su fiocchi di neve,

in codeste, gravide e fredde,

accoglienti ma umide, dove,

anche i pennuti sostavano.

La velocità aumentava di tanto, e,

uno dopo l’altro, la coda perdei,

che loro, impauriti per la direzione,

volavano lenti, sbirciando ogni tanto.

Fu così che bucai l’atmosfera

e neppure me ne accorsi.

Il buio trovai nell’oltre,

un buio profondo, che, con

le notti terrene, non aveva eguali.

Mi prese paura, il fiato fu corto,

lo spazio, d’ossigeno era carente,

ma il mio corpo non desistette.

Poi il terrore mi spinse a fuggire,

e le membra spingevano avanti,

giungendo veloci, sul bordo del buco,

che dicono nero, ed è nero quel buco,

come la pece e attira di più, di come

il superfluo attira l’illuso, più ancora

dell’attrazione che abbraccia la terra.

Ma i sogni sono veri, sono reali,

ed io lì per lì, li vivo, ma poi mi deludo.

Comunque, lo scopo di aver le risposte,

mi fece pensare che, nell’oltre del nero,

potevo conoscere l’universo parallelo,

dove pianeti gemelli, aspettavano.

Ma il terrore mi prese sul serio,

l’animo rimase ferito, per l’assenza

del bene respirato e dal bordo mi spostai,

veloce, cercando lo strappo.

Nella corsa di ritorno, i colori avevo

accanto, ma gli occhi appena li

scorgeva per la velocità indicata.

Gli uccelli si smarrirono spaventati

e, stupiti, il silenzio fu non gracchiare,

e con le ali ferme, tornarono a guardare.

Scesi, planando nell’umano corpo,

giacente sul letto al risveglio dal sonno.

Le domande non ebbero risposte,

eterne e sospese nell’aria, attendono,

un’altro sogno, ed il coraggio,

per farmi entrare nel buco,

dove i pianeti attendono parole.

Erano brividi di paura sul corpo,

erano attese da poter soddisfare,

erano sogni da poter avverare.

Uno sguardo agli Dei dell’Olimpo,

che, nel viaggio, erano assenti

dalle loro divine dimore.

La natura ha regole che a noi

paiono astruse, ed incomprensibili,

a noi, ignoranti nel nostro guaire.

 

(Maria Celeste Cipolla)