I miei mostri

Tecnica mista su carta Canson. (M. C. C.)
Col nulla nel cuore
percorri il cammino,
ignorando coloro che
qualcosa han da dire,
imprecando ai dannati
che scopron la luce
dopo tanto travaglio,
ad illuminare loro la strada,
per giungere alla mèta
da tempo desiderata.
“Non c’è più niente
ormai che possa ancor
essere inventato”.
Mi bruciano dentro
le assurde parole
che da vent’anni
professi alla gente, che pur
ti sta ad ascoltare.
Cotanta presunzione
ti spinge a parlare
mentendo ad ognuno,
maggiormente a te stesso:
codardo in un mondo di eroi,
genio nella terra demente.
I miei mostri dipinti,
non dal nulla sono nati.
Brutti e sporchi,
dal colore insudiciato,
nei quali penetra,
rivelando agli altri l’interno.
Ti svelano il reale
ch’è dentro di noi,
dal quale ti scosti
con l’aria distratta,
di chi è fuori da
codesto discorso,
di chi, al mattino,
veste la maschera
celando all’esterno il vero volto.
Ma la sera ti spogli
e la notte non conforta
i tuoi sogni usando il colore,
ed i neri fantasmi
ti danzano attorno
riflettendo nello specchio
il volto nascosto.
Spietato il subbuglio
ti assale da dentro,
gettandoti in faccia
il sangue e le viscere
dai neri, sudici, colori,
mortificando le idee
che la mente compose.
La nuova sensazione,
inevitabilmente,
ti spinge a capire
quanto,
ancora l’uomo,
ha tanto da dire.
(Maria Celeste Cipolla)
