“Racconti di calcio” di Renato Bergami

Prima di leggere questo libro,ero abbastanza scettica. Pensavo: “ ma cosa si può dire, ulteriormente, più di quanto sia stato già detto su questo sport? Tra radiocronache varie; l’aumento delle emittenti tv che hanno facilitato il cambiamento dei palinsesti inserendo un numero spropositato di partite sul piccolo schermo; la felicità degli appassionati puntualmente incollati davanti ad un rettangolo luminoso e sonoro, per sfogare, oltre i commenti sull’andamento delle partite, anche le proprie frustrazioni; gli apostrofi pesanti che si vanno a posare diritti , sulle spalle degli arbitri, come valigie intrasportabili, caricandoli di responsabilità che non competono loro, come il comportamento dei giocatori o, addirittura, il perché la palla si sia fermata in un dato punto; economicamente, la quantità di denaro che gira intorno a questo gioco e i trucchi per appropriarsi del “malloppo” che, magari, potrebbe aiutare a risolvere qualche problema nella parte più povera di questo nostro pianeta; e quant’altro gira nel mondo di mezzo della “Suburra” calcistica. L’autore è conscio di tutto questo e, forse, è da qui che parte la sua fantasia, raccontando situazioni improbabili, velate e grottesche: surreali. Illustra una visione per me nuova, che non conoscevo, del suddetto gioco, del quale, ora, francamente riesco a dare una valenza diversa, positiva. Come un bambino che gioca al piccolo chimico, egli, prende in mano la sfera, oggetto principe del gioco, e la analizza millimetro per millimetro, uccidendola per poi farla resuscitare in un ipotetico e auspicabile mondo più pulito. Lancia i giocatori tra presente e passato, conducendoli per mano nel futuro, addirittura scomodando in qualche modo anche il mondo dell’aldilà. I suoi racconti, sono piccole scenografie di cortometraggi che attraggono e incollano il lettore, affascinandolo, e, tra le righe, si legge quanto sia grande il suo amore per questo gioco, romanticamente raccontato per il bisogno di lealtà che, infine, lo spinge a distruggerlo per poi reinventarlo storicamente. Ed è proprio per questo nuovo inizio che non posso esimermi dal ricordare Padre Guido Chiaravalle della Chiesa di San Filippo Neri in Eurosia, in via delle Sette Chiese al rione Garbatella di Roma. Qualcuno, al suo funerale avvenuto non troppo tempo fa, ha formulato una frase che, ai più che non hanno conosciuto quella realtà, potrà sembrare troppo forte e importante per un piccolo, per me grande prete che la merita tutta, avendo salvato dalla droga e dalla strada tanti ragazzi proprio tramite questo sport, giocando insieme a loro mentre masticavano polvere in una piccola Chiesa di periferia. La frase è questa: “ Roma ha il Colosseo, la Garbatella aveva e avrà per sempre Padre Guido”. Ecco, io penso che, l’autore, abbia scelto proprio questo modo di congedarsi dal suo pubblico, nell’epilogo di queste storie. Romanticismo, amore e lealtà hanno dato vita a storie surreali-utopiche ma che, in fondo, potrebbero anche diventare situazioni probabili, nell’improbabilità del reale.
Recensione per il libro “Racconti di Calcio”, autore Renato Bergami.
(Maria Celeste Cipolla)
