Amedeo Modigliani cenni storici

Dipinto ad olio, rappresentante il suo stile che non somigliava a nessuno degli altri pittori di quel periodo: sono le sue donne dal collo lungo e dagli occhi vuoti.
Amedeo Modigliani è stato un pittore toscano formatosi alla scuola dei Macchiaioli ma che in Francia perfezionò il suo stile che non aveva eguali tramite i dipinti di donne dal collo lungo e dagli occhi vuoti.
Amedeo Modigliani, nasce a Livorno nel luglio del 1884 da una buona famiglia ebrea, ma non ricca. Si dice che il nonno era stato un banchiere. Prestò delle grosse somme alla Curia romana e si autorizzò a comprare una terra vicino Roma, perdendola il giorno dopo. Era l’immagine degli ebrei erranti, a cui era proibito mettere radici nelle terre d’origine. Si trasferì a Livorno, Modigliani è il nome di una piccola cittadina a sud di Roma.Incline all’arte, “Modì”, fu aiutato dalla mamma. Studiò seriamente al liceo di Livorno dove fu interrotto dai suoi numerosi problemi di salute: pleurite con complicazioni polmonari, tifo e altro. Diventa discepolo di Fattori, lavorando e studiando con i Macchiaioli. Una pittura questa che ebbe l’equivalente in Francia con gli impressionisti e con il cubismo. Nel 1901, Amedeo Modigliani ebbe una ricaduta di tubercolosi e venne allontanato da Livorno. Viaggia a Firenze, Roma, Napoli, Capri, ma resta impressionato da Firenze dove si iscrive all’accademia delle belle arti, sognando Parigi. Rimane un anno e si iscrive sempre all’accademia delle belle arti, ma a Venezia. Nel 1905 arriva a Parigi. È piccolo fisicamente ma seduce donne e si afferma come amico di rara onestà intellettuale. Ascolta le critiche degli artisti francesi che considerano la pittura italiana vecchia, morta: un’immensa Pompei.
Molto colto, Modì, recita continuamente poesie a memoria, dei poeti italiani senza suscitare interesse nei francesi. Torna a Livorno e sperimenta la scultura con il suo amico Brancusi. Elabora tre statue che non sono abbastanza apprezzate dal suo amico. Per i suoi continui sbalzi d’umore, ubriaco e arrabbiato, le carica su un carretto e le getta in un canale. Amava la scultura ma dovette rinunciarvi per la mancanza di mezzi e per la malattia. Buttarsi a capofitto nella pittura non significava, comunque, tornare indietro. Si stabilì a Montparnasse nel 1909. Conobbe Jacques Lipchitz, che racconta: quando arrivai a casa sua, stava lavorando su parecchie teste di pietra. Giacevano sul pavimento del cortile davanti al suo studio. Le stava mettendo tutte insieme e, chino su esse, mi spiegava che dovevano formare un tutto unico. Furono poi esposte al Salon d’autore, disposte a scala come canne d’organo per realizzare la musica che aveva dentro l’anima.
Conobbe la scultura africana ed egiziana: quando gli scultori si attengono ad un certo numero di regole relative ai personaggi sacri o a una certa scala dimensionale delle figurazioni tradizionali, seguono evidentemente una visione del mondo che essi accettano e vivono interiormente. Divenne amico del dott. Alexandre, al quale dedicò dei quadri. Il primo, originale e pittorico secondo la lezione cezanniana che affida completamente al colore l’effetto dei volumi e della prospettiva. È particolarmente notevole che accentuando le deformazioni e semplificando sempre più l’esecuzione, Modigliani ottiene una somiglianza più completa, letterale e psicologica.
Nella sua pittura non vi sono paesaggi, né interni. Non si sa dove vivevano i suoi personaggi, non lo interessa. Dipinge vite interiori e non concepisce l’uomo che si crea la sua conchiglia e il suo ambiente. Il collo e le mani si allungano di molto, il busto è corto e la testa troppo piccola, il naso è impostato verticalmente lungo il viso e gli occhi non hanno l’iride, sono solo macchie di colore. “Gli occhi sono l’espressione dell’anima“…non conoscendo quella delle persone che ritraeva, giustamente, non poteva dipingerne gli occhi, così, questi, diventavano semplici macchie.
I suoi nudi scandalizzano il pubblico francese perché diversi dagli altri, anche per il caldo incarnato. Ammira Lautrec ma nessun pittore riesce ad influenzarlo, la sua è una pittura diversa dalle altre. Dal 1910 al 1920, arriva ad una maturità pittorica che lo consacra tra i grandi, anche se in quel periodo non era abbastanza conosciuto che da pochi amici.
Si innamora di Jeanne Hebuterne, dalla quale ha una figlia. Nell’inverno del 1920, tra droghe, vino e vita al limite della normalità, un febbrone lo porta all’Hopital de la Caritè. Dice: mi è rimasto solo un pezzettino di cervello, sono alla fine. Muore e la sua ragazza, di nuovo incinta, si getta dal quinto piano della casa dei genitori.
Maria Celeste Cipolla
