Il cerchio

Pubblicato il 05/02/2018

 

(Foto M.C.C.)

Un tratto di segno

e il secolo è chiuso

ucciso anzitempo

da menti sopite

da morti viventi.

Rimandate le arti

per i tempi a venire

ai nostri discendenti

ai sopravvissuti

se ancora ci saranno

Ora è tempo di dormire

destarsi è permesso

soltanto al denaro

uccidendo se serve

anche il padre e la madre

L’arte è buona soltanto

se fa guadagno

altrimenti si giudica morta

rimpiazzata da macchine

che vomitano ricchezze.

Nei putridi valori morali

regredisce l’intellettuale

riesumando le corti, in cui,

sesso e violenza

assicurano pancia piena

e conto in banca.

Da tempo si urla:

“è morta la pittura”!

E i morti si celebrano

inventando occasioni

sbarrando la strada

ai vivi successori.

E l’arte gareggia

tra tanta demenza

giungendo ai vertici

di audience  e classifiche

come fossero giochi in cui

i mediocri primeggiano

ostentati come moderni eroi

di una realtà irreale.

È il pane quotidiano

di cui si nutre la gente

che trova al mercato

in bella mostra

per essere comprato.

E le nuove generazioni

sistematicamente decimate

da nuove invenzioni

da vecchie guerre

ogni volta riesumate

da malattie sempre più sofisticate

è un punto interrogativo.

Dopo di noi nessuno ci sarà

Questo sembra il motto

per cui viviamo!

Ma la speranza dei pochi

è dura a morire

per cui urliamo

quel grido che corre lontano

nell’eco sparuto verso chi

ancora sa ascoltare

per coloro che vivono

emarginati dalle società

per coloro che salteranno

la linea chiusa del cerchio

iniziando daccapo

il viaggio dell’umanità

(Maria Celeste Cipolla)