Terra e cielo

Pubblicato il 22/10/2018

 

Foto. (M.C.C.)

 

Oggi faccio…anzi no, domani.

Dico, poi non dico più, chissà!

Rimandare continuamente il verbo,

mentre il tempo se ne va.

“Mancanza”? Di coraggio?

Impegni assurdi veri o inventati,

il non fare non responsabilizza

la “libertà”e la “morte”; perché dovrebbe!

Cosa “fare”, quando si conosce la fine.

Do però, una valenza al “dovere”,

verso la sofferenza, ed il tormento

di una vita, del nulla regalato.

Nessuna felicità, niente serenità,

vocaboli inventati, importanti,

forse sopravvalutati per la libertà.

Ma i suoi occhi azzurri, loro sì

erano felici qui, tra terra e cielo,

copulando con quelli marroni.

Tra fili d’erba, ed una vanga sporca

che tagliava il ciocco accanto agli animali,

vicino agli alberi, su terra bassa discendente,

ed una baracca per acqua e freddo.

I volti induriti dal ghiaccio, ed ossa ritorte,

un fazzoletto in testa per sole e afa, con

volti scuriti e rugosi di anticipo,

ma liberi; li ritrovo nelle foto antiche.

Amore d’unione seriosa, rispetto,

in ambo gli occhi, i due più due, ma

due mi sputarono in volto, un giorno,

era il mio sangue e finsi di non capire.

Dolorosi ricordi in questa mattinata malinconica,

quando la mente vuol vagare indietro per

rammentarmi oggi, il liquido viscido,

scendere sulle gote, nel rifiuto della verità.

Gli altri due, azzurri più del cielo,

sangue forestiero, nessun tradimento.

Si sono spenti tra luci artificiali, dopo

la terra, della quale non mi importa,

di questi invece sì: coperti di tela pesante,

tra letti ripiegati e divisori, accartocciati,

chiedevano penna, ed un foglio,

occhi solitari, rassegnati e consapevoli,

la mano tremava e l’azzurro sfumò.

Stamattina, mi sono svegliata,

con gli sguardi divisi e smontati,

finita la commedia, il set ha chiuso.

Veloce il tempo, tra pieghe tristi,

per un trascorso dimenticato, o,

forse no, per quell’azzurro almeno.

Ho acceso il computer, ho cercato

su you tube una barzelletta, ed

ho riso di cuore mentre le ore,

mi battevano sulla spalla,

ma io non mi sono voltata.

 

(Maria Celeste Cipolla)