Eduard Hopper cenni storici

Pubblicato il 05/02/2018

Edward Hopper (1882 – 1967, il pittore americano, deve la sua fama ai suoi dipinti malinconici che esprimono l’isolamento nella vita di tutti i giorni. In un realismo oscuro, le sue commoventi scene urbane e rurali rappresentano strutture deserte e individui crudelmente solitari: “Io cerco ME». 

Mark Strand-Edward Hopper. Un poeta legge un pittore

Camere vicino al mare, 1951. Nelle sale del Museo Fondazione Roma

 

 

 

 

 

 

 

Camere vicino al mare, 1951. Nelle sale del Museo Fondazione Roma

 

 

 

 

 

 

Eduard Hopper, uno dei più grandi e acclamati artisti dell’universo artistico americano e poco conosciuto in Italia. Nasce a Nyack,contea di Rockland, nello stato di New Jork, il 22 luglio del 1882; muore a New Jork, il 15 maggio del 1967. Nell’infanzia, mostrò interesse per l’arte e iniziò gli studi sull’illustrazione. Il suo luogo di nascita era situato sulle sponde di un fiume, Hudson, e dalla sua finestra, Edward, vedeva barche in continuazione che lo affascinavano ogni volta.

Gli piaceva quando il sole imbiancava alcune parti di queste barche, lasciando completamente nell’ombra le altre. Mancanza completa di chiaroscuro: solo bianco e nero. Quando, da illustratore, decise di diventare un artista a tutti gli effetti, si comportò come i suoi colleghi del ‘900, periodo di rottura dagli insegnamenti accademici. Anch’egli, infatti, studiò e dimenticò presto l’accademia per acquisire una maggiore purezza delle immagini. La sua carriera è durata una sessantina d’anni, dall’età del Jazz, al Vietnam.

Molti suoi lavori sono trasposizioni di immagini  che scorgeva dalla sua finestra. Rigorosamente dipinte in bianco e nero: luce e ombra. Anche tramite il colore. Attraversò varie correnti stilistiche come l’Espressionismo Astratto, il Cubismo, il Regionalismo, la Pop Art, ecc. ma rimase sempre un realista  convinto ispirandosi, per la maggior parte della sua arte, al proprio quotidiano. La sua descrizione dei momenti della vita, ci ricorda vagamente il surrealismo di De Chirico e, non a caso, la scoperta dell’Io inconscio da parte di Froid.

Mentre i modernisti raffiguravano grattacieli, il ponte di Brooklyn, vertiginose vedute dall’alto, ecc., lui dipingeva ponti, caseggiati e strade, con un colore spento e triste…a me ricordano le case popolari della mia infanzia…ma, ancora ci sono. Guardando i suoi lavori, dimentichiamo che quella in cui l’artista ha vissuto, è l’epoca dei grandi grattacieli e di un’ambiziosa architettura all’avanguardia. Malinconia e assenza di ogni frivolezza caratterizza i suoi habitat. L’ambientazione è ridotta all’essenziale.

La prospettiva è improbabile perché dà maggiore importanza allo stato d’animo, al catturare un’idea, un momento della vita che riesce a colpire totalmente l’Io dello spettatore. Si sposa nel 1924, verso i quarant’anni con la coetanea Josephine Nivision, anche lei artista, che gli farà da modella per tutta la vita. Il rapporto è molto tumultuoso ma dura nel tempo. Uno dei suoi quadri più famosi, rappresenta una spogliarellista alla fine del suo numero, “Girlie Show”. Anche qui ho un ricordo: la Woman di De Kooning.

I numerosi bozzetti per questo quadro sono molto interessanti per il contrasto tra disegno e rappresentazione finale. Forse l’artista vuole portare sulla tela il rapporto che ha con la moglie, ma credo che il messaggio sia più sottile, più complesso di quanto possa essere spiegato. “Se sapevo comunicare con la scrittura, non avrei dipinto”. Così diceva. Anche a riguardo mi ricordo di qualcosa: il mio professore di pittura, Alberto Ziveri della “scuola romana”, supplicava quasi di non indurlo a parlare perché non era il suo mezzo per comunicare. I disegni di preparazione, mostrano linee morbide nelle fattezze e gentilezza nel volto come la sua Jo; mentre il quadro stesso assume un’immagine dura, crudele, addirittura misogina.

Alcune delle figure femminili dipinte da Hopper sono impietose come questa.
Altre sono malinconiche, sensibili, pieni di bramosie e desiderio insoddisfatto. Il suo rigore nelle rappresentazioni è al massimo. I personaggi sono una foto , un momento della vita. Tramite i disegni preparatori riusciamo a cogliere la rigorosità del processo mentale con cui, l’artista, agisce nei suoi dipinti. Il colore è, quasi sempre, steso in maniera “piatta”. Forse per sottolineare la malinconia di un luogo, di una persona, il vivere difficlile che accompagna ognuno di noi.

E rarissimi sono i colori brillanti, di solito i dipinti hanno tonalità spente e solo luce e ombra. Le donne, declinate in tutte le tecniche, sono sole nei loro interni anonimi e spogli. Per la maggioranza, dipinte nude, semivestite, sempre a meditare su sé stesse, assenti nei confronti della vita che si svolge intorno a loro. Sgraziate o poco attraenti, ma la dolcezza prevale sempre. La luce è magica, molto penetrante. Gli spazi non quadrano, i punti di vista sono insoliti: cinematici .

I soggetti sono tipici americani e la sua grandezza sta proprio nello scorgere in loro un fascino, il mistero e l’emotività. Le immagini di tavole calde, di sale cinematografiche, copiate da scorci della sua finestra, anonime, sono diventate delle vere icone rappresentate e copiate in tutto il mondo. Dal disegno alla tela per vedere come prende forma la figura femminile: con il ritratto della moglie Jo, giunge alla “maschera” del cinema. Uno dei temi che prediligeva. A lui si sono ispirati innumerevoli pittori, poeti, registi.

Arte del silenzio, statunitense. “Il grande pittore del silenzio e della solitudine nella società moderna”. Ne coglie l’attimo e lo fissa sulla tela: un pensiero, una riflessione, un attesa. Studia l’impressionismo ma non appartiene ad alcuna corrente. Solitario fino in fondo. Dipinge scene quasi cinematografiche nei momenti fissi e colorati impressi sulle tele. Semplici. Tratta la luce in maniera particolare: “la sua luce”, perché lei non colma l’aria ma diventa parte dell’oggetto riflesso, diventando essa stessa oggetto. La dipinge fissandola sulla tela per darle vita, dentro un rigore esclusivamente geometrico.

Maria Celeste Cipolla