Cerchi di fumo

Penne, acquerelli su carta Canson. (M. C. C.)
Un bicchiere di liquore
accosto alle labbra avidamente
ché, ho sentito dire,
l’odioso sapore
quieta, nell’ebbrezza,
lo spasmo opprimente.
Cerchi di fumo dalla sigaretta accesa
si dileguano come stelle cadenti
senza desiderio dalla bocca arresa
dove escono suoni sempre più stridenti.
La malattia consuma il cibo in fretta
ingannando lo stomaco franco
che, tanto ben di Dio, non si aspetta
mentre il respiro ansante, rantola stanco.
Nelle erbe trova conforto il tremore
di questo corpo sempre più affranto
cercando nella mente il sopore
per consegnarlo all’animo santo.
Non scaccio la morte
forse la rimando
al futuro che invoca la sorte
dove la serenità vivo travisando.
Così addormento l’angoscia
inventando bugie pietose
alla mia mente inconscia
che brutalità e paure ospita copiose.
(Maria Celeste Cipolla)
